AVVISO AI MIEI VISITATORI


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
PRECISO INOLTRE CHE CONTATTERO' SOLO VIA BLOG NON DESIDERANDO UTILIZZARE FACEBOOK O TWITTER
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

I MIEI AMICI LETTORI

giovedì 31 marzo 2016

MODI DI DIRE

La spiegazione di questo modo di dire è un po' lunga e, quindi, non posso metterla in coda ad un post sui dogi.

TESTA FREDA E PIE CALDI
(Testa fredda e piedi caldi)


Quando il celebre fisico e chimico olandese Herman Boerhaave, professore di Medicina all'Università di Leida ed autore delle Institutiones madicae, morì senza eredi, nel 1738, lasciò sulla sua scrivania un quaderno sigillato di un centinaio di pagine, dal titolo "L'unico ed il più profondo segreto dell'arte medica".
Immaginatevi la curiosità quando il volume fu messo in vendita all'asta e raggiunse la notevolissima cifra di 20.000 dollari d'oro.
Spezzato il sigillo, il nuovo proprietario si affrettò ad aprirlo e, con suo grande disappunto, constatò che c'era, solo sulla prima pagina, una nota manoscritta e firmata : "Tenete la testa fredda ed i piedi caldi e renderete povero il migliore  dei medici". Tutte le altre pagine erano bianche.
Un proverbio assai conosciuto che fu pagato, al cambio attuale, circa  300.000 euro.
A voi costa solo il fatto di beneficiare che io abbia acquistato il libro di Gianfranco Siega (hi hi hi).

lunedì 28 marzo 2016

UN'ALTRA PASSEGGIATA


Qui è proprio il caso di chiamarla passeggiata. Tutta in pianura con scarsi dislivelli, ma ogni tanto si fa qualche cosa di tranquillo ed è sempre meglio che restare sul divano a guardare la TV.






Alla prossima

giovedì 24 marzo 2016

36° DOGE - PIETRO POLANI (1130 - 1147)


In barba al decreto che eliminava l'ereditarietà del dogado il timone passò al genero Pietro Polani, che aveva sposato la figlia di Domenico Michiel, Adelasa (come ricorderete certamente).
Ci furono, naturalmente, delle contestazioni da parte dei Dandolo e dei Badoer. Pietro se la legò al dito per questa avversione.
Le notizie sui primi dieci anni del suo dogado sono piuttosto scarse. Iniziato nell'anno dello scisma all'interno della Chiesa di Roma per la contemporanea elezione di Innocenzo II e Anacleto II (l'antipapa), ci fu un vero disinteresse di Venezia sulla situazione fino a quando, con la morte dell'antipapa, nel 1138, si impose automaticamente Innocenzo II.
In ogni caso Venezia restò a guardare assicurando la sua neutralità, che gli fruttò, dall'imperatore Lotario II, il rinnovo degli antichi trattati. In realtà Venezia si diffidava di tutti avendo i propri problemi con gli Ungheresi che miravano a possedere le terre in Dalmazia. Nel 1133 avevano conquistato, ancora una volta, Spalato, Trau e Sebenico.
Quindi, la prima mossa importante di Pietro Polani fu nel 1141. Fano, oppressa dai comuni limitrofi di Pesaro e Senigallia, chiese aiuto al doge che intervenne mettendo la città sotto la sua protezione. Il trattato fruttò 100 libbre d'oro annue alla chiesa di San Marco ed il commercio per Fano in tutto il teritorio lagunare.
L'anno seguente Venezia entrò in conflitto con Padova per una questione di confine lungo il fiume Brenta. Le truppe del doge ebbero la meglio ed i padovani furono costretti a concedere accordi vantaggiosi sul commercio del sale.
Per i continui contatti con i comuni vicini, viene istituito nel 1143 un consiglio di sapientes  (cioè "I Savi") che costiruiscono un corpo consultivo del doge, affiancandosi alla sua potestà.
Naturalmente i componenti di questa nuova istituzione sono dei maggiorenti, ma anche dei neo-ricchi, dei finanzieri e dei mercanti e si passa quindi ad una oligarchia. Si va quindi formando il potere di uno stato che prevede "l'estromissione delle autorità ecclesiastiche dalla vita politica", uno degli assiomi fondamentali della politica veneziana. Nota personale : quindi la separazione dei due poteri è ben antecedente alla rivoluzione francese.
Questo non toglie che tra le famiglie veneziane ci siano dei rancori. I Michiel, i Falier, i Morosini, i Dandolo, sparano gli ultimi colpi che hanno a disposizione e si premuniscono per i tempi a venire. Lo stesso doge si preoccupa di acquistare delle proprietà, disinteressandosi della seconda crociata bandita dal papa Lucio II, oltre che cercare di stroncare le pretese dei Pisani che tentano di agganciare relazioni con Zara.
A Bisanzio, il nuovo imperatore, Manuele Commeno, dopo aver cercato contati con i Genovesi, chiede di nuovo aiuto a Venezia per controbattere Ruggero II di Sicilia che ha delle mire, conquistandola, su Corfù e sul mar Egeo. Quindi invia al doge la dignità di protosevasto con doni anche alle chiese della laguna e promette enormi vantaggi commerciali.
La decisione dell'intervento o meno provoca beghe tra le nobili famiglie. Il patriarca Enrico Dandolo è contrario perché non si deve aiutare uno scismatico ed i Badoer si oppongono ad una nuova avventura con gli infidi Bizantini.
Pietro Polani, che conosce tutti gli intrighi, riesce in piena assemblea ad avere la meglio e farli esiliare, ordinando anche di abbattere le case dei Dandolo a San Luca. Il papa Eugenio III condanna questa attitudine e lancia l'interdetto su Venezia, cosa che lascia del tutto indifferente il doge e pensa piuttosto alla promessa bizantina di nuove franchigie commerciali a Chio, Rodi, Cipro e Candia. Quindi nel 1147 parte per il Levante con il figlio Naimerio ed il fratello Giovanni che hanno in realtà il comando della flotta.
Non arriva a compiere la traversata e, ammalato, approda a Caorle e torna a Venezia dove muore nello stesso anno.
L'armata prosegue la spedizione che terminerà nel 1148 con un nuovo trionfo di Venezia a Capo Matapan contro la flotta normanna.
Nel frattempo a Venezia si era eletto un nuovo doge.

Non so se vi farà piacere continuare la lettura dopo tutto questo, ma non resisto alla voglia di pubblicare un .....


MODO DI DIRE

Tasi, boca da denunzie segrete
(Taci bocca di denuncie segrete)

Si dice di chi afferma mostruosità od accuse di pura invenzione contro un'altra persona.
E' vero che a Venezia esistevano molte "bocche di leone" dove si potevano inserire delle denuncie segrete anche se, malgrado la diceria del momento, nessuna denuncia anonima veniva presa in considerazione dal Consiglio dei Dieci. Per legge le denuncie non sottoscritte e controfirmate venevano bruciate

lunedì 21 marzo 2016

LES SQUARES DE MONTPELLIER


Sabato scorso, mia moglie ed io abbiamo partecipato ad una visita degli "square" (piccoli giardini circondati di case), con tanto di guida, organizzata dall'associazione "Passe-muraille".
Ho pensato quindi di farvi partecipare a questa passeggiata. Con l'occasione ho fotografato anche certi angoli di Montpellier che però faranno parte di post a loro dedicati.
Cominciamo quindi con lo "Square de l'Intendance du Languedoc" come si nota nella foto sottostante. In un primo tempo avevo fotografato i cartelli indicatori solo per ricordarmi il nome del giardino, ma penso che sia simpatico pubblicare anche queste foto.
Questo giardino è stato ricreato nello spirito del medio-evo.                                                                                                                                                                       


Da notare i bordi delle aiuole fatti con delle traversine in legno visto che il cemento non esisteva al tempo di riferimento.


A scanso di equivoci vi dico subito che i vasi di queste foto non sono i rinomati vasi di Anduze, ma quelli di Saint-Jean-de-Fosse.



La foto qui sotto si riferisce al modo di irrigare i giardini nel medio evo. Noterete sulla parte superiore della fontana la fessura che era collegata ad una cisterna sovrastante e, siccome non esisteva ancora la rete comunale idrica, la gente portava l'acqua nella cisterna con dei secchi per poi aprire a tempo debito lo scorrimento della stessa.






Questi giardini venivano creati con al centro una suddivisione a forma di croce per indicare che il luogo era cristiano.


Primo piano di uno dei vasi


Questa pianta è una "salvia di Gerusalemme" che non è commestibile


venerdì 18 marzo 2016

ANCORA UNA DELLE NOSTRE CAMMINATE

Questa settimana non  ho avuto il tempo di preparare un post sui dogi (anche se noto che non creano molto interesse). Non importa, a me piace ripercorrere la storia della mia città natale.
Vi ripropongo quindi un'altra camminata molto più impegnativa della precedente.
Spero quindi che non siate già stanchi di marciare perché questa è stata un po' dura (almeno per me). I miei amici salivano come dei camosci.




Cosa volete, amo la natura, amo gli animali, amo vivere in libertà ed allora, appuntamento alla prossima camminata.

lunedì 14 marzo 2016


Questa qui è proprio una semplice passeggiata da fare in famiglia. A poca distanza da Montpellier è stato creato un sito, dove gli animali sono protetti. E' stato chiamato "Maison de la nature" (Casa della natura) e si trova nel comune di Lattes.
Vi sono due percorsi differenti ( A e B) e si possono percorrere tutti e due o farne uno un giorno ed uno un'altro anche se la difficoltà è veramente nulla. A mia moglie è piaciuta molto questa passeggiata che non stanca assolutamente.
Buona visione.




giovedì 10 marzo 2016

35° DOGE - DOMENICO MICHIEL (1118 - 1130)


Naturalmente un doge che apparteneva ad una grande famiglia essendo nipote di Vitale I Falier e figlio di Giovanni, grande ammiraglio della flotta veneziana in Terrasanta.
Anche se eletto da una assemblea popolare ormai il doge era un principe che poteva favorire figli e parenti nell'assegnazione delle cariche importanti (come oggi, direte voi) che potevano poi portare al dogado. A riprova il fatto che una figlia di Domenico Michiel, Adelasa, sarebbe andata in sposa a Pietro Polani, prossimo doge, ed un figlio , Vitale, sarebbe diventato doge più tardi. Domenico Michiel in un decreto del 1121, riaffermò il suo potere assoluto e precisò che non ci fosse niente di male se il figlio avesse sostituito il padre in determinate funzioni quando quest'ultimo non poteva essere presente.
E fu così che il figlio Leachin ed un parente, anche lui di nome Domenico Michiel, tennero il governo dello Stato mentre il doge era impegnato in un susseguirsi di spedizioni militari dal 1123 in poi. Erano però solo dei "Venetie presides" e non dei co-reggenti o futuri eredi al trono. Quindi fatta la legge, trovato l'inganno. 
Questo doge fu chiamato in Terrasanta da Baldovino II alle prese con il Sultano e partì con una flotta di 40 galee, 28 navi rostrate e 40 onerarie nell'aprile del 1123. Mentre veleggiava nel porto di Ascalona, presso Gerusalemme, subì l'assalto di una flotta egiziana il 30 maggio e fu una carneficina da entrambe le parti e sembra che il mare fosse rosso di sangue per duemila passi e la spiaggia ricoperta di cadaveri.
Gli egiziani superstiti si ritirarono mentre il Michiel raggiungeva Tolemaide, accolto come un trionfatore, e da lì volle recarsi a Gerusalemme sul Santo Sepolcro. C'era però un problema : Tiro era in mano ai Saraceni e Baldovino II era prigioniero degli infedeli (da notare che ogni campo trattava di infedele l'altro) ed i crociati volevano liberare la città.
Tra il doge ed i capi del clero cristiano spalleggiati dal re Gugliemo di Bures si arrivò ad un accordo precisante che se Tiro fosse stata conquistata i veneziani avrebbero avuto "tanta proprietà quanta è solito averne lo stesso re". Quindi i nobili di Venezia avrebbero avuto in eredità una chiesa ed un mercato con esenzione di tasse oltre alla terza parte di Tiro ed Ascalona.
L'assedio di tiro durò cinque mesi dal febbraio 1124. I crociati attaccavano dall'entroterra con a capo Guglielmo di Bures, mentra la flotta veneziana attaccava dal mare. Gli assediati attendevano aiuti da Damasco che però tardavano ed i veneziani eicorsero ad uno stratagemma. Cinque di loro riuscirono ad entrare in Tiro su una piccola imbarcazione aprendo poi un varco tra le fortificazioni dando via libera ad un assalto in massa. Tiro cadde il 7 luglio.
I crociati avrebbero voluto che il doge restasse come sovrano, perché non erano certi di poter liberare Baldovino, ma il Michiel aveva altri problemi con i Bizantini. L'imperatore Calojani si era rifiutato di riconoscere la "Bolla d'oro" del 1082 ed aveva stretto amicizia con i Pisani concedendo loro il mercato di Costantinopoli e promettendo di risarcirli dei danni causati dalla reazione dei Veneziani.
Così il Michiel passò ad un'azione intimidatoria nei confronti dell'imperatore e, sulla via del ritorno verso Venezia, mise a sacco e rase a zero, una dopo l'altra, Rodi, Chio, Lesbo, Samo, Andro, Modone e Cefalonia. L'imperatore si affrettò a chiedere la pace e nella nuova "Bolla d'oro" del 1126 concedeva ancora più concessioni.
Si attaccò poi al nuovo  re d'Ungheria, Stefano II, che, invadendo la Dalmazia, era arrivato sino a Spalato e Trau che furono riconquistate dall'armata veneziana  nel maggio 1125. In questo stesso mese re Baldovino II, liberato dalla prigionia, confermava i privilegi ottenuti dal doge nel regno di Gerusalemme.
Ritornò a Venezia e fu accolto in trionfo e potendo chiedere tutto quello che voleva si fece costruire in contrada San Giovanni in Bragora un bel palazzo con tanto di giardino per riposarsi dal potere che logora che gli viene accordato quale benemerito della patria facendo approdare nella basilica di San Marco la salma di San Isidoro prelevata dall'isola di Schio, questo per non sembrare troppo porsaico tornando con soli beni materiali.  Si decretò allora che il giorno di San Isidoro sarebbe Festa di Palazzo ed il doge con tanto di corteggio avrebbe assistito ogni anno ad una messa solenne.
Si dedicò allora a migliorare la vita notturna della città visto che a quel tempo si trovavano spesso degli assassinati in certe zone di Venezia come calle della Bissa ed il ponte dei Sassini. Quindi furono bandite le barbe finte e si cominciò a creare una pubblica illuminazione cominciando con delle cesendole (sorta di lumini) poste davanti le edicole sacre (capitelli) che si trovavano agli angoli delle vie. Fu dato incarico ai parroci di controllare che fossero sempre accese, anche se questo non risolse il problema degli omicidi.
Stanco di troppo combattere, non se la sente di governare ancora ed abdica nel 1130 morendo dopo pochi giorni. Venne sepolto a San Giorgio Maggiore, in un grandioso monumento che fu però distrutto con la chiesa a metà del 500 quando si costruì la nuova più grande voluta dai frati. Le sue ceneri furono sparse al vento.
Le sue imprese restano immortalate sulle pareti della sala dello Scrutinio in Palazzo Ducale nei due dipinti  raffiguranti la battaglia di Ascalona (Sante Peranda) e dell'assedio di Tiro (Aliense). Alcuni mosaici (XIV secolo) della chiesa di San Marco ricordano la traslazione della salma di San Isidoro.

Visto che nel testo si cita San Giovanni in Bragora vi riporto una frase che pronunciava mia madre :


Biri, Bari e Bragora libera nos Domine

Ritengo inutile la traduzione e preciso solo che i tre citati rioni di Venezia erano a suo tempo abitati da una gran parte di delinquenti.

lunedì 7 marzo 2016

PISTE CICLABILI DI MONTPELLIER E DINTORNI

Mi direte : "Ancora con le piste ciclabili che ci fai vedere da anni". Ma a me serve per farvi vedere i dintorni della città dove vivo. In quella nelle fotografie è meglio avere un VTC o un VTT per evitare delle forature.
Spero che le foto vi piacciano.






            Ecco cosa sono i puntini della foto precedente









giovedì 3 marzo 2016

34° DOGE - ORDELAF FALIER DODONI (1102 - 1118)


Nella primavera del 1102, fu eletto doge Ordelaf Falier, figlio di Vitale (1084 - 1095) e quindi, alla faccia della Repubblica, i figli dei dogi, prima o dopo, riuscivano a raggiungere il massimo potere.
Fin dal suo avvento al trono dovette vedersela con il re d' Ungheria, Colomanno, il quale, rotto ogni indugio, si incoronò re di Croazia ed occupò gran parte della Dalmazia per avere uno sbocco sull'Adriatico. La guerra fu inevitabile ma non si risolse in breve tempo. per circa 300 anni i veneziani dovettero rintuzzare di tanto in tanto le ingerenze magiare e non sempre vinsero.
Colomanno riuscì ad entrare da trionfatore a Zara nel 1105 ma solo nel 1115 il doge riuscì a riconquistare la città oltre a Sebenico e quindi solo un anno dopo la morte di Colomanno.
Possiamo però dire che gli ungheresi avevano quasi campo libero perché Venezia privilegiava le spedizioni in Terrasanta, molto fruttifere. Baldovino I, successore del fratello Goffredo, invocò l'intervento di un'armata veneziana forte di 100 navi per rafforzare le posizioni crociate in Siria e questo permise di creare un mercato veneziano a Sidone.
Il doge, cosciente della forza che costituiva la flotta veneziana, decise di rafforzare i cantieri navali e sorse così l'Arsenale che divenne con il tempo il simbolo della potenza veneziana. Si trattava allora di un recinto che rinchiudeva un vasto spazio di terra ed acqua, sulle isole Gemine, e le varie navi venivano costruite a cielo aperto. Una volta ampliato avrebbe più tardi esaltato anche Dante nell'Inferno (XXI, 7-15). Vi riporterò i versi alla fine del post risparmiandovi i modi di dire.
Numerosi incendi colpirono Venezia. Il Faliero corse immediatamente ai ripari tutto riconstruendo in modo da rendere la città degna della visita che gli fece il nuovo imperatore, Enrico V, il quale naturalmente rinnovò ogni privilegio feudale.
Mentre proseguivano i lavori dell'Arsenale egli continuava a modificare il Palazzo Ducale quasi come una fortezza tanto che resistette al disastroso terremoto del 3 gennaio 1117 mentre Malamocco veniva in parte inghiottita dalla laguna.
La guerra lo prese in pieno sino alla sua morte. Nel 1108 soccorse i Bizantini contro Bernardo di Taranto che aveva attaccato Durazzo e nel 1110 tornò in Siria per recuperare Sidone appoggiando le forze crociate in Terrasanta. Questa azione procurò a Venezia una parte della città di San Giovanni d'Acri ed al doge la dignità di protosevasto oltre che a Venezia la proprietà degli smalti rubati al convento del Pantocreatore che faranno parte della "Pala d'oro" a San Marco; 
(Come noterete non sono di parte e non nascondo niente - hihihi).
Il Falier era felicemente sposato con la sorella di Baldovino (vedi sopra), Matilde, principessa di Puglia ed ebbero quattro figli: Vitale, Bonifacio, Agnese (sposa di un Corner) ed Anna (sposa di un Trissino) e, sembra, che lasciò a tutti una buona posizione economica.
Ripartì, per quella che sarebbe sta la sua ultima battaglia nella primavera del 1118, per un'ultima spedizione in Dalmazia contro gli Ungheresi e venne trucidato a Zara. La sua salma raggiunse comunque Venezia e fu sepolto in San Marco.


Dante - Inferno (XXI, 7-15)

Quale nell'arzanà de' Viniziani
bolle l'inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani,

che navicar non ponno; in quella vece
chi fa suo legno novo e chi ristoppa
le coste a quel che più viaggi fece

chi ribatte da proda e chi da poppa
altri fa remi ed altri volge sarte
chi terzuerolo e artimon rintoppa

Noto che, mentre nel libro da cui tratto queste notizie la parola "veneziani" è scritta in minuscolo, Dante ha usato la maiuscola e ne sono felice (ha ha ha). 

martedì 1 marzo 2016

I GATTI DI ROMA - MARZO

Stavo quasi per dimenticarmene, ma ecco qui il calendario di marzo

"Aho ! So' Romeo, er mejo gatto del Colosseo". Vediamo chi di voi si ricorda da quale film questa frase è stata tratta.


Una cosa che mi sono dimenticato di farvi notare nel mese di gennaio. Vi sono stati nello stesso mese 5 venerdì, 5 sabati e cinque domeniche. Non è che si ripeta molto spesso.
Alla prossima.