AVVISO AI MIEI VISITATORI


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QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
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PRECISO INOLTRE CHE CONTATTERO' SOLO VIA BLOG NON DESIDERANDO UTILIZZARE FACEBOOK O TWITTER
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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

mercoledì 7 ottobre 2020

77° DOGE - ANDREA GRITTI (1523 - 1538) -TERZA ED ULTIMA PARTE

 


Eravamo rimasti al fatto che Pietro l'Aretino aveva affittato una casa che dava sul Canal Grande. In questa casa si ammassavano quotidianamente una folla di artisti, discepoli, patrizi, avventurieri e cortigiane tanto che divenne il centro della cultura e del "vizio" della Venezia di allora. A custodire detto centro c'erano delle belle ragazze soprannominate le "Aretine", cortigiane top di Venezia : Caterina Sandella, Perina Riccia, Marietta, Chiara e Margherita, tutte "massare" del Poeta che divennero automaticamente "honorate".

In questo ambiente fu concepito un opuscolo tale la famosa Tariffa delle puttane di Venegia, che in terza rima fa la rassegna delle principali cortigiane, più o meno nobili, della città, indicando anche le diverse tariffe. La più famosa è senz'altro la Zaffetta, vittima di una singolare avventura preparata per lei il 6 aprile del 1531 da un amico dell'Aretino, il Veniero, che, per vendicarsi di essere stato respinto, l'avrebbe invitata a Chioggia e costretta ad andare a letto con trentuno uomini in una sola notte. Tutto questo scritto nel famigerato libro  Il Trentuno della Zaffetta. Questo episodio riflette la società rinascimentale di Venezia, licenziosa e spensierata, che faceva scrivere al Sanudo con pessimismo sul futuro della città : "Possa provvedere Iddio, che tutto guida, altrimenti prevedo molto male !". Ma dietro questa immoralità ci sono anche uomini capaci di soccorrere il prossimo, di amarlo e soccorerlo e non solo burlarsi di lui. E' quanto Venezia può sperimentare nell'ennesima epidemia di peste che la coglie nel dicembre del 1536, con l'accorrere di Ignazio di Loyola e Francesco Saverio per assistere i malati  nell'ospizio degli Incurabili.

Di questa città dal doppio volto, tutta umanità e raffinatezza, Andrea Gritti fu il doge ideale. Anche lui vestiva di seta bianca, come un paio di suoi predecessori che si erano atteggiati a monarchi. Niente vi era di più appariscente che la sua pubblica comparsa, niente di più lauto che i pubblici conviti, niente  di più splendido che il suo corredo. Con l'assolutismo monarchico in ascesa in tutta Europa, Venezia ebbe probabilmente nel Gritti il doge più portato ad impersonificare la figura del monarca, pur nei limiti della costituzione repubblicana. Il massimo della sovranità che può permettersi il doge è l'organizzazione di spettacoli nella Piazza San Marco con l'aggiunta degli scherzi dei buffoni e della sua vecchia governante Marta, nonché di lauti banchetti, uno dei quali, quello della vigilia di Natale, gli sarebbe stato fatale. Si dice infatti che sia morto per una scorpacciata di anguille allo spiedo o di un minestrone di fagioli. Morì il 28 dicembre 1535 e fu sepolto il 2 gennaio, dopo solenni funerali, nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo. Solo nel 1580 gli eredi avrebbero potuto erigergli un mausoleo nella chiesa di San Francesco della Vigna.

MODI DI DIRE

Gnanca el can no mena la coa par gnente

(Neanche il cane scuote la coda per niente)

Figurativo  per dire che nesuno fa qualcosa senza interesse.


martedì 22 settembre 2020

77 DOGE - ANDREA GRITTI (1523 - 1538) - SECONDA PARTE

 


Visto che la prima parte non ha avuto grande successo, pubblico anche la seconda per attirare l'attenzione anche sulla precedente, ringraziando chi mi ha lasciato un commento.

Eravamo rimasti al 1519, quando era procuratore e provveditore in campo sino al 1524 quando fu eletto doge. Durante i festeggiamenti fece dei bei discorsi al popolo con promesse concrete per sanare la carestia; nel banchetto del 31 maggio 1523, il buffone Zuan Paolo, con altri due suoi simili, cantò grandi lodi sulla sua persona, esortandolo appunto a risolvere quel problema . Vendette il suo grano a basso prezzo e nel 1529 fu approvata una legge sull'assistenza pubblica dei poveri. Malgrado queste decisioni il popolo non dimenticava la "pasquinata" apparsa all'inizio del suo dogado dove si incitava alla sua morte.

Nessuno fu ucciso: Andrea Gritti tenne il suo dogado per 15 anni, la corruzione continuò ad esserci ed il popolo non fece alcuna rivolta. E' comunque vero che questo doge ebbe cura della città, specialmente nel campo delle Acque e dell'Annona (politica per rgolare le scorte di grano e di altri cereali), ed una particolare attenzione alla raccolta dei tributi veneti. E' in questo periodo che il magistrato alle Acque badò alla costruzione in pietra delle fondamente delle Zattere a riparo del centro città. Furono anche avviate opere di difesa per le spiagge restando attenti a non rallentare il corso dell'acqua ed in particolare per proteggere la città dalle acque alte (come si nota niente di nuovo sotto il sole). Questi saggi provvedimenti forse sfuggivano alla plebe, la quale, logicamente, pensava più ai problemo del momento e non a quelli in prospettiva.

Effettivamente il Gritti ebbe grossi meriti nel gestire le immancabili guerre che vide Venezia barcamenasi tra la Francia e l'imperatore sin dalla disfatta di Pavia passando per il sacco di Roma del 1527, dalla pace di Cambrai quando Francesco I abbandonò Venezia, ed alla pace di Bologna dove la Repubblica perse la Romagna e la Puglia. Nel 1537 ripresero anche le ostilità con i Turchi ed il doge con il senato, erano favorevoli ad una soluzione diplomatica ma solo fino alla costutuzione di una lega antiottomana con Paolo III, l'imperatore ed i cavalieri di Malta. Malgrado il costo di queste guerre, il doge riuscì a far mantenere a Venezia il suo spendore rinascimentale. A questo scopo spese tanti dei suoi soldi che alla sua morte lasciò una mediocre proprietà. Contrasse debiti per aiutare amici patrizi che se la passavano male, protesse gli artisti che chiamava in laguna : il Sansovino (soprintendente di San Marco) che ricostruì dei  palazzi andati in rovina e restaurò la basilica, Pietro Bembo (nomina di pubblico storiografo)  e Pietro l'Aretino (il famoso e licenzioso poeta scappato da Roma a causa delle sue pasquinate contro il Papa Adriano VI). L'Aretino prese in affito una casa sul Canal Grande, non lontano da Rialto.


Alla settimana prossima con la terza ed ultima puntata


MODI DI DIRE

Continuo con temini legati al vino visto che ho voglia di bermi "un'ombretta" (*)

Vin brusco : dal sapore acidulo, secco.

Vin ponto (spunto) : quando comincia ad andare in aceto.

Vin che sa de cagnón : quando assume un odore sgradevole.

Un'ombra de vin : la misura di un ottavo di litro che si consumava    in piedi al banco. (*) Quindi "ombretta" = un sedicesimo di litro.

Bianco e nero menime a casa : quando si mescolano i vini si          finisce portati a casa ubriachi.

Clinton, fragolin, friularo, corbinèto, monselice, bacòNomi di vini di produzione locale, oggi messi al bando dalla moderna enologia.

domenica 13 settembre 2020

77° DOGE - ANDREA GRITTI (1523 - 1538) - PRIMA PARTE

 


Questo doge è durato al potere 15 anni e quindi non so ancora quanti post dovrò fare per arrivare alla fine della sua vita. Chi mi ama, mi segua (lol)


Il nuovo conclave che si tenne all'indomani della morte del Grimani non ebbe un corso diverso dagli ultimi precedenti. La corruzione sempre imperante era dietro l'angolo del Palazzo Ducale e, nonostante tutte le accortezze, solo con i brogli, il 20 maggio 1523, Andrea Gritti ebbe la meglio al terzo scrutinio con 25 voti nei confronti dei procuratori Antonio Tron, Domenico Trevisan e Giorgio Corner.
Il popolo non amava questo superbo aristocratico di vecchio stampo anche dopo aver gettato alla folla durante il giro della piazza ben 400 ducati d'oro o d'argento . Lo acclamarono in pochi ed anche alcuni giovani portarono in giro un fantoccio a sua somiglianza gridando : "Trun! Trun!".
Era nato a Bardolino, nel Veronese, (esiste ancora oggi un vino che si chiama Bardolino) nell'aprile del 1455 ed apparteneva alla classe delle famiglie nuove, ma aveva acquistato un comportamento atipico, riuscendo a destreggiarsi con abilità, grazie al denaro, tra i vecchi casati della nobiltà veneziana. Aveva studiato filosofia a Padova, andando a vivere con il nonno, perché aveva perso ancora giovanissimo il padre, seguendolo poi in diverse ambascerie (Inghilterra, Francia e Spagna) facendosi le ossa sul piano della diplomazia e riuscendo ad impratichirsi in un grande numero di lingue ed a parte le classiche (latino e greco) sapeva il francese, l'inglese ed il turco.
Lasciato il nonno, si recò a Costantinopoli per iniziare il commercio del grano, riuscendo nello stesso tempo a rendere importanti servizi a Venezia. Ottenne l'impresa di vari dazi e regalie divenendo ricchissimo. Si era fatto benvolere dal sultano, tanto da poter vivere in libertà nonostante la guerra tra i turchi e Venezia. Era come se fosse a casa sua; ebbe più di qualche amante mussulmana con quattro figli (non si sa delle quali), quando improvvisamente fu arrestato a Costantinopoli per essere stato sorpreso a fornire notizie a Venezia, rischiando di finire impalato, ma diverse donne innamorate di lui restavano giorno e notte davanti la porta del carcere per implorare la sua grazia. Il sultano, anche a seguito di alcuni sogni interpretati come un monito di Allah, finì per liberarlo e mandarlo a Venezia per concludere la pace tra i due contendenti.
I figli mussulmani raggiunsero tutti elevate posizioni a livello politico e commerciale a Costantinopoli, ma Andrea non riuscì a legittimarli nenche divenuto doge.  L'unico figlio legittimo, Francesco, era morto, come pure la moglie, Benedetta Vendramin, la quale morì partorendolo. Avrebbe riversato tutte le sue ricchezze sulle due figlie di Francesco, Vienna e Benedetta, consolandosi negli ultimi anni con altre amanti, spasimante come fu sempre per il gentil sesso. Avrebbe avuto anche un'altra figlia naturale da una monaca.
Tornato in patria, si distinse specialmente come provveditore in campo contro la Lega di Cambrai e nelle successive guerre in cui Venezia si trovò coinvolta, ora con l'imperatore ed ora con i francesi. Fu in prima linea nella difesa di Padova ed ebbe il merito di riconquistare gran parte del Friuli. Fatto prigioniero a Brescia, riuscì a raggiungere un tale ascendente sul re Francesco I, che questi non solo lo liberò, ma lo trattenne presso di sé come consigliere negli affari di Stato italiani e gli fece tenere a battesimo una sua figlia.
Nel 1519, di fronte alla nuova minaccia dei Turchi, fu nominato generale da mar, carica che tenne finché restò in piedi la minaccia ottomana.

(Il seguito alla prossima puntata)

MODI DI DIRE

Per una volta, invece di un solo modo, vi faccio conoscere delle parole riguardanti sempre il vino, a seguito dei modi di dire del post precedente sui dogi.

Scabio : vino di poca qualità
Vin s-cèto : vino annacquato
Vin faturà : vino adulterato
Vin turbio : vino torbido
Vin ciaro : vino limpido
Vin andà in aseo : vino inacidito (andato in aceto)
Vin svampio: Vino tenuto in un recipente scoperto perdendo il gusto
Vin nostran : vino locale
Vin foresto (bàcaro) : vino del sud (con bàcaro vengono chiamati anche i locali dove lo si vendeva

sabato 5 settembre 2020

GUIDA SEGRETA DI MONTPELLIER E DINTORNI - 10

 UN FONDACO ETRUSCO


Una collezione d'anfore nel museo di Lattara (Lattes)

Etrusche, greche, romane, galliche

Il più misterioso dei popoli del Mediterraneo avrebbe creato a Lattes una città dotata di un porto.

Alla fine della preistoria, Lattes era un ammasso di baracche, installate su una penisola. Come mai divenne attorno al 500 a.C una città con un porto in concorrenza con Massalia in Grecia ? Utensili di cucina e delle stoviglie, delle anfore per il commercio del vino ma soprattutto delle lettere incise sul bordo o sul fondo delle ceramiche permettono di pensare che si tratti degli Etruschi. Questo popolo mitico avrebbe inviato delle coorte di commercianti per creare un fondaco organizzato in quartieri con case-deposito all'interno di un vasto muro di cinta. L'abbondanza delle anfore trovate rivela l'intensità degli scambi commerciami nel Mediterraneo. L'uso che hanno fatto delle loro stovigle e l'architettura degli stabilimenti, confermano la loro presenza a Lattes sino al 475 a.C quando spariscono subitamente. Le battaglie navali contro i Greci li hanno forse indeboliti ? La concorrenza di Marsiglia che sviluppa la sua propria viticultura ha fatto che abbiano perso il loro monopolio ? Sembra siano spariti da Lattes dopo un incendio che aveva distrutto i loro depositi e smantellato il muro di cinta. La quantità di oggetti provenienti dall'Etruria scoperte sino ad oggi grazie agli archeologi costituisce, in ogni caso, una notevole quantità di reperti unica in Francia.

Il porto di Lattes fu costruito nel delta del fiume Lez (che attraversa Montpellier), da dove deriva il nome Are Latis (davanti le paludi). Lattes, più volte citata de degli autori latini, fu un grande porto commerciale del Mediterraneo sino al III secolo, rimpiazzato, dopo il suo declino da quello di Maguelone, dall'altra parte dello stagno. Nel Medioevo, Lattes diventa il porto fluviale di Montpelleir che concorre a fare di questa città un centro commerciale importante nel Mediterraneo dal XII alla fine del XIV secolo. Marsiglia prese definitivamente il seguito nel XV secolo quando il sito di Lattes venne abbandonato.

Lattes oggi







lunedì 31 agosto 2020

IL MIO BLOG

Come saprete e come da me annunciato, oggi è la giornata mondiale dei blog. Quindi vorrei riassumere l'attività del mio.

Lo ho creato nell'aprile 2011 pensando all'inizio di dedicarlo esclusivamente a Venezia ma, accorgendomi, una volta terminato il materiale già a disposizione, che non potevo certo andare nella mia città natale ogni mese per rinnovare lo stock, ho cominciato ad allargare gli argomenti : luoghi attorno ed in Montpellier, gite a piedi nelle montagne e nelle campagne vicine, percorsi effettuati in bicicletta ecc. ecc. tornando appena possibile a Venezia che comunque ho seguitato a "servire" con la "Vita dei dogi".

Questo è il 942° post in quasi 10 anni ed anche se non costituisce un record, ne sono abbastanza contento.
Ho più di 200 follower (anche se moltissimi non si fanno più vedere) e in quest'ultima settimana 879 visite e 27 commenti. Certo la percentuale dei commenti è limitata, ma fa sempre piacere che molte persone passino anche senza commentare.

Sinceramente non so sino a quando potrò continuare ma cercherò di farlo il più possibile, almeno raggiungere i 1.000 post o aprile 2021 anniversario personale del blog.

Inoltre la nuova configurazione di blogger non mi piace molto. Non sono mai riuscito a capire perché facciano degli aggiornamenti per rendere le cose più complicate.
La settimana scorsa avevo preparato il post della seconda parte del doge Grimani per inserirlo dopo l'annuncio della giornata suindicata. Ebbene, quando sono andato ad inserirlo si è posizionato secondo la data di compilazione e non di pubblicazione, passando quindi quasi inosservato.

Qualcuno ha un'idea di quello che può essere successo ?

TANTI AUGURI A TUTTI I BLOG DEL MONDO

😊

martedì 25 agosto 2020

GIORNATA MONDIALE DEL BLOG

Lo sapete probabilmente già, ma il 31 agosto sarà la giornata mondiale del blog. Tutti al vostro per festeggiare, se potete... nessun obbligo.
Scopro che "blog" deriva dalla contrazione di "web" (en ligne) e "log" (giornale) ma mi manca la "w". (lol)

Visto che il post è un po' corto, vi lascio con due  foto di Venezia, anche se qualcuno dirà : ma Elio continua sempre a parlare solo di Venezia. Ebbene sì, cosa volete farci, ci sono certe cose che restano nell'anima dopo 57 anni di vita in una città.



La seconda foto campeggia su tela nella sala da pranzo. Ciao a tutti e non dimenticate di guardare la seconda parte del 76° doge qui sotto.

lunedì 24 agosto 2020

76° DOGE - ANTONIO GRIMANI (1521 - 1523) - SECONDA ED ULTIMA PARTE



Eravamo rimasti al 1523 quando il Grimani fu eletto doge. Fu perdonato anche dal popolo quando fece il giro della piazza, insieme ai nipoti, lanciando ducati e mezzi ducati d'oro ed in particolare regalando delle monete ai portatori. Pare che alle feste del doge "finanziere"  assistettero circa 50.000 persone. Appena eletto prese possesso del Palazzo Ducale con tutti i figli e nipoti e dovette sorbirsi una bella lite tra il figlio Vincenzo ed il nipote Marco che si contendevano la supremazia nella condotta della casa. E seguitarono tutti a litigare durante il dogado, per un motivo o per un altro, passando molto spesso dalle parole ai fatti, tanto che la servitù era costretta ad intervenire per togliere loro le armi dalle mani. L'unico che non abitava in palazzo era il cardinale; stava a Murano ed ogni tanto veniva a trovarlo riuscendo a fargli sborsare varie migliaia di ducati per far ottenere al nipote Marco la nomina di procuratore.

Sotto un doge così legato ai soldi non poteva che essere inventato a Venezia il gioco del Lotto; cominciò appunto nel 1521 con premi in natura tipo tappeti, vestiti ed altri oggetti, ma passò presto a premi in denaro anche di grosse somme scritte sopra delle apposite cedole mentre le non vincenti riportavano la dicitura "pacientia" (sostituite più tardi da delle cedole bianche). Le copie delle cedole venivano mescolate ed inserite in  sacchetti e si facevano estrarre da un bambino. Vinceva naturalmente quella riportante il numero od il nome della persona che l'aveva acquistata. Quindi pressapoco come  oggi.

Sul fronte della guerra, l'alleanza con Francesco I venne meno dopo la sconfitta della Bicocca del 29 aprile 1522, e Venezia si accordò con Carlo V che rinunciò all'alta sovranità, sia pur nominale, che l'impero manteneva ancora sulla terraferma contro il forte pagamento di un tributo. Ma Antonio Grimani non seguiva le cose dello Stato come avrebbe dovuto; era un vecchio rimbambito prossimo ai 90 anni e sembra avesse dato delle risposte sconclusionate ad una ambasceria imperiale. Era sballottato tra i figli ed i nipoti; il Maggior Consiglio propose al figlio Vincenzo di convincerlo ad abdicare contro un assegno vitalizio di 1.000 ducati annui, con la promessa di funerali a spese dello Stato. La congrega dei diversi familiari non acconsentì; volevano sfruttare la situazione finché potevano e, stando dentro il Palazzo Ducale, tutto era più facilmente raggiungibile.

Mancava poco alla fine; il 5 maggio 1523 assistette alle nozze del nipote Antonio, figlio di Vincenzo. Furono festeggiate con un gran banchetto e la rappresentazione di una licenziosa opera del Ruzzante, nonché con balli fino alle cinque del mattino. Il doge si sentì male ed iniziò un'agonia di due giorni. Si rese conto di essere agli estremi e prima di perdere conoscenza, volle vicino il figlio Vincenzo e gli disse : "Tuto ve lasso, ben vi prego per honor de casa nostra a conservar la pace tra voi e nipoti soi fati procuratori". Ordinò poi che il suo manto d'oro non fosse venduto, ma venisse esposto annualmente a San Nicolò, protettore dei marinai. Il suo ultimo pensiero fu in pratica per quella gente che, come lui, avrebbe lottato col mare, fonte di tanta sua ricchezza.

Morì il 7 maggio 1523; l'elogio funebre esaltò la sua inesauribile strategia finanziaria, con tanto di lodi al figlio cardinale che molti vedevano già Papa. Fu sepolto nella chiesa di S. Antonio di Castello, ma le spoglie andarono perdute quando la tomba venne distrutta con la chiesa intera nel 1807.

MODI DI DIRE

Ciapar 'na piomba

(Prendere una sbornia)

Piomba è uno dei tanti nomi per indicare la sbornia. Si dice anche Andar in bala (somiglianza tra i movimenti di un ubriaco con quelli di una palla che rotola oppure un riferimento allo scarcatore del porto quando trasporta sulle spalle una balla di cotone od altro e ondeggia sotto il peso).

Modi di dire affiliati : imbriagheta o bevandeta (persona troppo attaccata alla bevanda), imbriago tronco (ubriaco fradicio), eser in ciari (essere brillo), andar ombrisando (passare di osteria in osteria), l'aqua imarsise i pali (l'acqua fa marcire i pali - motto preferito dagli amatori di buon vino).


sabato 22 agosto 2020

76° DOGE - ANTONIO GRIMANI (1521 - 1523) - PRIMA PARTE

 



Certo che questo doge non ha durato in carica come il suo predecessore, ma prima di diventarlo ebbe una vita piuttosto agitata. Anche solo per la composizione dei quarantuno elettori del conclave si discusse a lungo perché, nel clima di corruzione a vari livelli, imperante a Venezia, nonostante il complicato sistema di elezione a prova di "broglio" si temeva sempre l'acquisto indiretto dei voti tramite maneggi con una semplice propaganda o con un accordo tra i candidati. Alcuni tentativi di nomina confirmarono i dubbi, il broglio era nell'aria. Si discusse quindi sull'opportunità di escludere chi avesse figli o fratelli preti ma, alla fine, si arrivò a stabilire che lo scrutinio finale doveva essere completato per tutti i candidati, anche se uno di oro avesse già conseguito i 25 voti necessari in modo da evitare una concentrazione di voti su uno dei candidati ancora in ballottaggio. L'accorgimento non servì a granché. Il più quotato era il Tron e fu eletto Antonio Grimani il 6 luglio 1521, dopo tre giorni di conclave. Non aveva legami di parentela, era un vecchio di 87 anni, ma ricchissimo e questo contava.
Nato il 28 dicembre 1434 da Marino ed Agnesia Montanar, una popolana, quando la famiglia si trovava in ristrette condizioni finanziarie. Giovanissimo si era dato al commercio con la Siria e l'Egitto, diventando ricchissimo e raggiungendo un capitale che, beni immobili a parte, assommava in denaro liquido a 100.000 ducati ed altri negozianti si regolavano su di lui : quando vendeva, vendevano e quando si ritirava, si ritiravano. Si diceva di lui che nelle sue mani il fango diventava oro. Nella vita politica si fece strada contraendo alleanze con le più nobili famiglie di Venezia. Si era sposato con Caterina Loredan che sarebbe morta prima dell'accessione al dogado ed aveva cinque figli maschi a cui pensare per procurare loro un avvenire sicuro. Così il secondogenito, Domenico, divenne cardinale (30.000 ducati sottobanco). Il terzogenito, Vincenzo, sposò una Soranzo "dal Banco di Santa Maria Formosa" ed il quarto, Girolamo, una Priuli. L'ultimo, Pietro, fu Cavaliere di Rodi.
Il prestigio era già costituito dallo splendido palazzo che si era fatto costruire a Santa Maria Formosa. Personalmente, pur segnalandosi nelle più alte cariche dello Stato, non aveva mai accettato incarichi fuori Venezia, finché nel 1494, a sessantanni, non poté tirarsi indietro quando fu eletto capitano da mar contro Carlo VIII e poi procuratore.
Occupò la città di Monopoli in Puglia e fu quindi ambasciatore presso l'imperatore Massimiliano, opponendosi invano all'alleanza di Venezia con Luigi XII. Quando riscoppiò la guerra contro i Turchi, nel 1499, venne nuovamente eletto capitano generale : era vecchio e conosceva bene la potenza ottomana. Avrebbe voluto rinunciare a questa impresa per la quale Venezia era impreparata, ma dovette accettare. Donò 80 libbre d'oro (poco più di 36 kg) per armare la flotta ed altrettante a disposizione della Repubblica per tutta la spedizione.
L'impresa andò male, come lui stesso aveva previsto  : non aveva l'esperienza per guidare l'armata contro un nemico così potente. Due sconfitte, il 12 ed il 25 agosto, alla Sapienza ed allo Zonchio; disonorarono il prestigio secolare della Repubblica sul mare, il tutto malgrado l'aiuto di poche navi francesi i cui comandanti si trovarono sdegnati.
A Venezia la notizia viene accolta con costernazione e furore; l'adorazione verso il Grimani si muta in odio. Si vuole la sua testa ed i figli hanno paura di uscire di casa mettendo al sicuro i loro preziosi nei conventi. Antonio, destituito dal comando, non vuole sottostare agli ordini di Melchiorre Trevisan, suo personale nemico, incaricato di aprire un'inchiesta sul suo operato. S'imbarca su una galea per tornare a Venezia ed a Pola gli vengono incontro  i figli che lo mettono sull'avviso di quello che lo aspetta in città. Scende dalla nave, in segno di umiltà, con i ferri ai piedi aiutato dai figli (compreso quello cardinale) in lacrime per aiutarlo a camminare mentre la folla si accalcava attorno per linciarli.
La pena fu piuttisto mite : il confino a Cherso e la decadenza da procuratore. Il Maggior Consiglio ritenne che egli non fose il solo colpevole e che se si fosse dovuto impiccare anche gli altri si doveva farlo con i quattro quinti dell'armata.
Il figlio cardinale provvide a farlo scappare da Cherso portandolo con sé a Roma, dove visse fino al 1509, svolgendo il compito di auditore di Rota. A Roma si era costruito in una bella vigna del Quirinale , dove oggi si trova Piazza Barberini. Sempre grazie al figlio cardinale, forse papabile, fu infine graziato e poté rientrare a Venezia riavendo la carica di procuratore. Pieno di iniziative contribuì al rifacimento della punta del campanile di San Marco, crollata dopo un terremoto e vennero costruite le Procuratie nuove attorno alla piazza. Inoltre si riconciliòcon tutti i nobili vecchi e nuovi. Fu così che poi divenne doge.... (il seguito nel prossimo post).

MODI DI DIRE
Va remengo
(Vai ramingo)

E' la condanna che Dio diede a Caino dicendogli di errare per il mondo, senza patria.
Il termine ramingo indicava il bastone del pellegrino e diventò poi ad indicare disgrazia, sciagura, rovina ed anche tracollo finanziario.
Si afferma che non si è veneziani se non si pronuncia almeno una volta questo intercalare.
Effettivamente ancora oggi lo si dice in modo particolare quando si è arrabbiati con qualcuno, ma allora il tono cambia.

mercoledì 19 agosto 2020

IL RITORNO DI ELIO

Cari amici tutti,

asciugate le lacrime che avrete sicuramente sparso sulla mia assenza (lol). Ritorno pieno di buona volontà per pubblicare ancora dei post che possano piacervi sperando di non incorrere in vari problemi.

Come annunciato in precedenza ho dovuto accontentare un'amica per trasformare cinque cassette video in altrettanti DVD. Lavoro piacevole per me, ma che porta via comunque del tempo, terminato qualche giorno fa ed a scanso di equivoci, completamente gratuito.

L'altro giorno, entro nella mia camera ed inciampo su non so ancora cosa. Parto in avanti e vado con la parte destra del torace contro il bordo di una sedia, ritombando a terra, cado con l'anca destra sul pavimento. Per fortuna ho la pelle dura, nessuna frattura né fessura e, dopo qualche giorno, l'osteopata mi ha rimesso in forma, complimentandomi per la solidità delle mie ossa. L'osteoporosi non fa per gli uomini (lol).

Comunque mi ha consigliato di restare un po' più calmo ed attento.

Penso di riprendere con i Dogi, salvo modifica secondo gli avvenimenti, da sabato.

Un amichevole abbraccio a tutti e buona fine d'agosto.

👲: Questo sono io contento di poter riprendere la piscina.

sabato 25 luglio 2020

GUIDA SEGRETA DI MONTPELLIER E DINTORNI

IL FORO E LA FONTE SACRA DI MURVIEL-LES-MONTPELLIER


Murviel-lès-Montpellier, dove una fonte  sacra sgorgò vicino al foro antico, potrebbe essere il luogo iniziale di Montpellier

Molto prima dell'arrivo dei Romani, una fonte dai poteri divini scorreva a Castellas. Questa città costruita nel II secolo avanti Cristo su un'area lunga 2 km era a quel tempo la capitale dei Samnagenses, popolo "gaulois" che viveva su un territorio grande quanto l'agglomerazione attuale di Montpellier. Contava tra i 3.000 e 5.000 abitanti che costruirono dei monumenti importanti durante il periodo di Augusto. Il giornaliero di questa città, indipendente dal diritto romano, si organizzava attorno ad un "foro" con una piazza di 45 x 75 metri dove venivano prese le decisioni politiche e dove si celebravano delle cerimonie, feste e sacrifici. Quando si costruì il foro, la fonte sacra era considerata come luogo di culto. Una piccola placca di piombo incisa di segni magici in guisa di ex-voto,  trovata sul fondo della fonte, conferma questo utilizzo. Gli scavi effettuati hanno anche rilevato tracce di culto egiziano e quello di Mithra, la dinità persa nata presso una fonte, avrebbe avuto qui un posto importante. Il foro, circondato da portici, sembra sembra fosse stato completato con un tempio costruito all'epoca dell'imperatore Augusto. Frammenti di statue, d'iscrizioni e dediche hanno già dato indicazioni sulla sua funzione e sull'ampiezza di questa città di 30 ettari che fu totalmente abbandonata al III secolo a profitto di Nîmes, capitale romana, e l'archeologia cerca oggi di farla risorgere.


RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL FORO ROMANO

Il museo  Paul-Soyris, al centro del villaggio attuale, presenta una collezione di pezzi estratti dal luogo archeologico di Castellas. Si vedono delle opere in vetro ed in terracotta, frammenti di statue monumentali, addobbi funerari, una tavola per misure lunga due metri, unica in Francia, ed un busto attribuito al console Marius.

Da visitare in caso di passaggio da queste parti.