AVVISO AI MIEI VISITATORI


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QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

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martedì 22 settembre 2020

77 DOGE - ANDREA GRITTI (1523 - 1538) - SECONDA PARTE

 


Visto che la prima parte non ha avuto grande successo, pubblico anche la seconda per attirare l'attenzione anche sulla precedente, ringraziando chi mi ha lasciato un commento.

Eravamo rimasti al 1519, quando era procuratore e provveditore in campo sino al 1524 quando fu eletto doge. Durante i festeggiamenti fece dei bei discorsi al popolo con promesse concrete per sanare la carestia; nel banchetto del 31 maggio 1523, il buffone Zuan Paolo, con altri due suoi simili, cantò grandi lodi sulla sua persona, esortandolo appunto a risolvere quel problema . Vendette il suo grano a basso prezzo e nel 1529 fu approvata una legge sull'assistenza pubblica dei poveri. Malgrado queste decisioni il popolo non dimenticava la "pasquinata" apparsa all'inizio del suo dogado dove si incitava alla sua morte.

Nessuno fu ucciso: Andrea Gritti tenne il suo dogado per 15 anni, la corruzione continuò ad esserci ed il popolo non fece alcuna rivolta. E' comunque vero che questo doge ebbe cura della città, specialmente nel campo delle Acque e dell'Annona (politica per rgolare le scorte di grano e di altri cereali), ed una particolare attenzione alla raccolta dei tributi veneti. E' in questo periodo che il magistrato alle Acque badò alla costruzione in pietra delle fondamente delle Zattere a riparo del centro città. Furono anche avviate opere di difesa per le spiagge restando attenti a non rallentare il corso dell'acqua ed in particolare per proteggere la città dalle acque alte (come si nota niente di nuovo sotto il sole). Questi saggi provvedimenti forse sfuggivano alla plebe, la quale, logicamente, pensava più ai problemo del momento e non a quelli in prospettiva.

Effettivamente il Gritti ebbe grossi meriti nel gestire le immancabili guerre che vide Venezia barcamenasi tra la Francia e l'imperatore sin dalla disfatta di Pavia passando per il sacco di Roma del 1527, dalla pace di Cambrai quando Francesco I abbandonò Venezia, ed alla pace di Bologna dove la Repubblica perse la Romagna e la Puglia. Nel 1537 ripresero anche le ostilità con i Turchi ed il doge con il senato, erano favorevoli ad una soluzione diplomatica ma solo fino alla costutuzione di una lega antiottomana con Paolo III, l'imperatore ed i cavalieri di Malta. Malgrado il costo di queste guerre, il doge riuscì a far mantenere a Venezia il suo spendore rinascimentale. A questo scopo spese tanti dei suoi soldi che alla sua morte lasciò una mediocre proprietà. Contrasse debiti per aiutare amici patrizi che se la passavano male, protesse gli artisti che chiamava in laguna : il Sansovino (soprintendente di San Marco) che ricostruì dei  palazzi andati in rovina e restaurò la basilica, Pietro Bembo (nomina di pubblico storiografo)  e Pietro l'Aretino (il famoso e licenzioso poeta scappato da Roma a causa delle sue pasquinate contro il Papa Adriano VI). L'Aretino prese in affito una casa sul Canal Grande, non lontano da Rialto.


Alla settimana prossima con la terza ed ultima puntata


MODI DI DIRE

Continuo con temini legati al vino visto che ho voglia di bermi "un'ombretta" (*)

Vin brusco : dal sapore acidulo, secco.

Vin ponto (spunto) : quando comincia ad andare in aceto.

Vin che sa de cagnón : quando assume un odore sgradevole.

Un'ombra de vin : la misura di un ottavo di litro che si consumava    in piedi al banco. (*) Quindi "ombretta" = un sedicesimo di litro.

Bianco e nero menime a casa : quando si mescolano i vini si          finisce portati a casa ubriachi.

Clinton, fragolin, friularo, corbinèto, monselice, bacòNomi di vini di produzione locale, oggi messi al bando dalla moderna enologia.

lunedì 24 agosto 2020

76° DOGE - ANTONIO GRIMANI (1521 - 1523) - SECONDA ED ULTIMA PARTE



Eravamo rimasti al 1523 quando il Grimani fu eletto doge. Fu perdonato anche dal popolo quando fece il giro della piazza, insieme ai nipoti, lanciando ducati e mezzi ducati d'oro ed in particolare regalando delle monete ai portatori. Pare che alle feste del doge "finanziere"  assistettero circa 50.000 persone. Appena eletto prese possesso del Palazzo Ducale con tutti i figli e nipoti e dovette sorbirsi una bella lite tra il figlio Vincenzo ed il nipote Marco che si contendevano la supremazia nella condotta della casa. E seguitarono tutti a litigare durante il dogado, per un motivo o per un altro, passando molto spesso dalle parole ai fatti, tanto che la servitù era costretta ad intervenire per togliere loro le armi dalle mani. L'unico che non abitava in palazzo era il cardinale; stava a Murano ed ogni tanto veniva a trovarlo riuscendo a fargli sborsare varie migliaia di ducati per far ottenere al nipote Marco la nomina di procuratore.

Sotto un doge così legato ai soldi non poteva che essere inventato a Venezia il gioco del Lotto; cominciò appunto nel 1521 con premi in natura tipo tappeti, vestiti ed altri oggetti, ma passò presto a premi in denaro anche di grosse somme scritte sopra delle apposite cedole mentre le non vincenti riportavano la dicitura "pacientia" (sostituite più tardi da delle cedole bianche). Le copie delle cedole venivano mescolate ed inserite in  sacchetti e si facevano estrarre da un bambino. Vinceva naturalmente quella riportante il numero od il nome della persona che l'aveva acquistata. Quindi pressapoco come  oggi.

Sul fronte della guerra, l'alleanza con Francesco I venne meno dopo la sconfitta della Bicocca del 29 aprile 1522, e Venezia si accordò con Carlo V che rinunciò all'alta sovranità, sia pur nominale, che l'impero manteneva ancora sulla terraferma contro il forte pagamento di un tributo. Ma Antonio Grimani non seguiva le cose dello Stato come avrebbe dovuto; era un vecchio rimbambito prossimo ai 90 anni e sembra avesse dato delle risposte sconclusionate ad una ambasceria imperiale. Era sballottato tra i figli ed i nipoti; il Maggior Consiglio propose al figlio Vincenzo di convincerlo ad abdicare contro un assegno vitalizio di 1.000 ducati annui, con la promessa di funerali a spese dello Stato. La congrega dei diversi familiari non acconsentì; volevano sfruttare la situazione finché potevano e, stando dentro il Palazzo Ducale, tutto era più facilmente raggiungibile.

Mancava poco alla fine; il 5 maggio 1523 assistette alle nozze del nipote Antonio, figlio di Vincenzo. Furono festeggiate con un gran banchetto e la rappresentazione di una licenziosa opera del Ruzzante, nonché con balli fino alle cinque del mattino. Il doge si sentì male ed iniziò un'agonia di due giorni. Si rese conto di essere agli estremi e prima di perdere conoscenza, volle vicino il figlio Vincenzo e gli disse : "Tuto ve lasso, ben vi prego per honor de casa nostra a conservar la pace tra voi e nipoti soi fati procuratori". Ordinò poi che il suo manto d'oro non fosse venduto, ma venisse esposto annualmente a San Nicolò, protettore dei marinai. Il suo ultimo pensiero fu in pratica per quella gente che, come lui, avrebbe lottato col mare, fonte di tanta sua ricchezza.

Morì il 7 maggio 1523; l'elogio funebre esaltò la sua inesauribile strategia finanziaria, con tanto di lodi al figlio cardinale che molti vedevano già Papa. Fu sepolto nella chiesa di S. Antonio di Castello, ma le spoglie andarono perdute quando la tomba venne distrutta con la chiesa intera nel 1807.

MODI DI DIRE

Ciapar 'na piomba

(Prendere una sbornia)

Piomba è uno dei tanti nomi per indicare la sbornia. Si dice anche Andar in bala (somiglianza tra i movimenti di un ubriaco con quelli di una palla che rotola oppure un riferimento allo scarcatore del porto quando trasporta sulle spalle una balla di cotone od altro e ondeggia sotto il peso).

Modi di dire affiliati : imbriagheta o bevandeta (persona troppo attaccata alla bevanda), imbriago tronco (ubriaco fradicio), eser in ciari (essere brillo), andar ombrisando (passare di osteria in osteria), l'aqua imarsise i pali (l'acqua fa marcire i pali - motto preferito dagli amatori di buon vino).


domenica 1 marzo 2020

73° DOGE - MARCO BARBARIGO (1485 - 1486)


Il nuovo conclave durò molto poco in una Venezia dove infuriava la peste ed il 19 novembre 1485 fu eletto Marco Barbarigo. Fu incoronato al centro della scala dei Giganti, terminata da poco, sotto una pioggia benefica per la fine dell'epidemia.
Era nato verso il 1413 da Francesco, procuratore di San Marco, e Cassandra Morosini; Secondo di quattro fratelli, era soprannominato "il ricco" per i notevoli capitali di cui disponeva.
Già governatore a Padova e procuratore, era sposato con Lucia Ruzzini, discendente, da parte di madre, del doge Jacopo Contarini.
Fu un dogado molto breve e privo di avvenimenti importanti. Secondo i cronisti dell'epoca, ebbe il merito di porre termine all'antagonismo tra guelfi e ghibellini, dopo un discorso talmente accalorato da fargli venire un travaso di  sangue.
Ebbe modo di farsi apprezzare come "huomo di grande memoria, guisto e savio", come anche i suoi due fratelli viventi. Erano tenuti in così grande considerazione che, secondo il Malipiero, avrebbero potuto essere "tutti e tre dosi per le so ottime condicion, sempre stimai, amadori del ben comun". In effetti il minore dei fratelli, Agostino, avrebbe raggiunto il dogado quale successore di Marco, anche se, come riferisce il Sanudo, tra i due non correva buon sangue. Addirittura il doge sarebbe morto il 14 agosto del 1486 dopo aver avuto con lui una violenta lite in Senato, a conclusione della quale gli avrebbe detto : "Messer Agostino, voi fate ogni cosa perché noi muoiamo, per succedere in nostro luogo, ma se la terra conoscesse così bene, come facciamo noi, la persona vostra, si sceglierebbe più presto un altro".
Fu sepolto nella chiesa della Carità, e quando questa fu sconsacrata andò distrutto anche il suo monumento.

Strucar el limon
(Spremere il limone)



Naturalmente, in veneziano, il limone non ha niente a che vedere. Si tratta di una forma volgare che sta per fare la pipì. Modo di dire che ricorre in una versione della canzone veneziana " La famegia del gobon". In una versione più edulcorata, potete andare a leggere il testo qui.
In questa versione si sostituisce la frase leggermente volgare con "i xe andai finir su quel buso dove sior Bepi vendeva el vin bon" al posto di "dove che a Gegia strucava el limon".

Potete anche ascoltarla su :

La famegia del gobon.mpg - YouTube




domenica 2 febbraio 2020

72° DOGE - GIOVANNI MOCENIGO (1478 - 1485)


Questo doge fu eletto dopo un lungo conclave, ben otto scrutini per arrivare al 18 maggio 1478.
Nato verso il 1409 era il fratello del doge Pietro Mocenigo, cosa che influì sulla sua elezione visto che non aveva grandi meriti personali. Nella carriera politica era arrivato solo alla carica di Savio senza accedere ad essere procuratore.Il primo anno del suo dogado vide lo sviluppo della guerra contro i turchi (la caduta di Croja in Albania e l'assedio di Scutari con al comando il sultano Maometto II). L'eroismo veneziano ebbe la meglio, malgrado gli spietati cannoneggiamenti, ed il sultano fu costretto ad avviare nuove trattative di pace con Venezia. Il 25 gennaio 1479 si arrivò alla firma dell'accordo. Le condizioni che la Serenissima dovette accettare furono durissime : la resa di Scutari, la perdita di Negroponte, delle Sporadi, di Lemno, dell'Argolide e di parte dell'Albania, oltre ad un tributo di 10.000 ducati (circa 82.600 euro) per avere in cambio il permesso di commerciare liberamente in tutti i paesi dell'impero ottomano.
Nello stesso anno (1479) arrivò nuovamente la peste che colpì anche la dogaressa Taddea Michiel, il 23 ottobre, primo caso di morte di una dogaressa mentre era ancora vivo il marito, comunque gravemente ammalato. Gli si nascose sino alla guarigione il decesso della moglie che ebbe funerali dogali. Il corpo esposto nella chiesa di S. Geminiano e, con un catafalco come quello dei dogi e con un lungo corteo, fu trasferito nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo .
Terminata la guerra nel Levante, Venezia ricominciò ad avere dei problemi in terraferma, visto che gli stati italiani non volevano che il dominio veneziano aumentasse più di tanto ed avevano sperato nella sua caduta da parte degli Ottomani. Visto il risultato, la Serenissima si concentrò sul mantenimento di quanto era sotto il suo controllo.
A Ferrara, il duca Ercole d'Este, vassallo della Chiesa, ma anche tributario di Venezia, si era ripreso il Polesine e teneva duro, forte del suo matrimonio con la figlia del re Ferdinando di Napoli.
Iniziò a smuovere la situazione il Papa Sisto IV che voleva creare uno Stato per il nipote Girolamo Riario nel ferrarese. Venezia decise di accettare l'alleanza e, nel settembre del 1481, il Riario con la moglie Caterina Sforza si recò a Venezia per firmare l'accordo. Il doge andò incontro agli ospiti sul Bucintoro, con un seguito di 115 nobildonne risplendenti di gemme, fino all'isola di S. Clemente. Il nipote del Papa venne ascritto al patriziato veneziano e venne accolto nella Sala del Consiglio, in Palazzo Ducale, dal doge e da un grande numero di nobili. Naturalmente i balli ed i giochi sulla piazza S. Marco proseguirono fino a tarda sera quando venne imbandito un banchetto alla presenza del popolo.
La firma dell'alleanza non fu in seguito molto vantaggiosa per il Papa e suo nipote.
Nel 1482 le truppe pontificio-veneziane sconfiggono l'esercito  di re Ferdinando a Campo Morto nelle paludi Pontine e quelle ferraresi ad Argenta ma, a questo punto, Sisto IV cominciò a temere la crescita di potenza della Repubblica Veneta e cambiò di bandiera alleandosi con gli ex nemici e formando una specie di "lega santa" mandò contro Venezia mezza Italia, oltre a lanciarle un interdetto nel giugno del 1483.
La Repubblica reagì a sua volta; il patriarca non rese pubblica la bolla malgrado le minacce di scomunica ed anzi consigliò il Senato di dichiarare illegittimo l'interdetto. Per una volta Stato e Chiesa (veneziana) si trovarono d'accordo. Venne inoltre steso un appello da parte di una commissione di giuristi che fu affisso anche sulla porta della basilica di San Pietro, cosa che mandò in bestia il Papa.
Gli alleati del Papa, a loro volta, lo abbandonarono appoggiando Venezia ed egli fu costretto alla pace di Bagnolo il 7 agosto 1484. Venezia si riprese il Polesine.
L'anno precedente, ed esattamente il 14 settembre 1483, un incendio al Palazzo Ducale aveva danneggiato gravemente murature e solai del corpo di fabbrica verso il canale. Il doge fu costretto ad abitare fuori sede a Palazzo Duodo che sorgeva sulla parte occupata successivamente dalle Prigioni. Fu gettato un ponte in legno per collegare i due palazzi e permettere al doge di partecipare ai consigli. In ogni caso i proprietari del palazzo Duodo ricevettero prima 60 ducati e poi 100 per l'affitto.
Si discusse subito sul riassetto dell'edificio. Si rifutò di costruire un nuovo edificio, oltre il canale, quale residenza del doge che doveva essere collegata al Palazzo Ducale con un ponte in marmo ed anche il ripristino del Palazzo com'era con una spesa di 6.000 ducati. Fu deciso, invece, di "far fabbricare il ditto palazzo ducale in tre soleri, qual sia bellissimo" e tra i vari progetti fu scelto quello dell'architetto veronese Antonio Rizzo. I lavori iniziarono subito e furono terminati il 19 marzo 1492.
Giovanni Mocenigo non riuscì quindi ad abitare la nuova residenza, perché morì il 14 settembre 1485, a quanto pare di peste e sepolto in grande fretta, per evitare il contagio, nella chiesa dei Ss Giovanni e Paolo.

MODI DI DIRE


El Sior Giacometo mesa camisa
(Il signor Giacometo mezza camicia)



Si dice di persona che, pur presentandosi decorosamente vestita, sia conosciuta per povera e miserabile.

PS - Da notare che la fine della ricostruzione del Palazzo Ducale coincideva con la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo (che a posteriori nuocerà a Venezia). Non potrei mai dimenticare questa data perchè, invertendo le due cifre centrali, si ha la data della mia nascita : 1942. Scusate questa disgressione personale.

domenica 19 gennaio 2020

71° DOGE - ANDREA VENDRAMIN (1476-1478)

Il conclave fu piuttosto movimentato e ci fu anche un tentativo di broglio messo in atto da Giovanni da Lezze, notaio del conclave, che durante una votazione creò volutamente la confusione  nell'assegnazione dei voti a Benedetto Venier avversario del Vendramin. Naturalmete le schede del voto furono annullate ed il 4 marzo 1476 fu eletto Doge, anche se l'elezione fu ampiamente criticata, Andrea Vendramin.
Apparteneva ad una famiglia da poco tempo iscritta al patriziato veneziano, per benemerenze acquisite al tempo della guerra di Chioggia e legata al ceto dei commercianti. Naturalmente, gli antichi nobili non erano molto d'accordo.
Andrea Vendramin nacque attorno al 1393 da Bartolomeo e Maria Michiel e, pur avendo coperto importante cariche pubbliche (avogadore e procuratore) era rimasto comunque un commerciante, o meglio un "casaruol", cioè un biadaiolo.
Era un eccellente schermidore e si dedicava ad esercizi ginnici. Si sposò con Regina Gradenigo che era zoppa ed ebbero quattro figlie e quattro figli, uno dei quali era ugualmente zoppo. Aveva un capitale di 160.000 ducati dovuto alle sue varie attività in unione con il fratello Luca.
Fu ben visto dal popolo perché non dimenticò mai la sua origine. Dopo l'elezione, nel giro d'onore di Piazza San Marco, lanciò molto oro alla gente e durante il breve dogado continuò a darne ai bisognosi. Pagò le cauzioni a quelli finiti in prigione per debiti, procurò la dote alle ragazze di marito che altrimenti sarebbero finite in convento (nella migliore delle ipotesi), fece la grazia ad un popolano condannato a morte per averlo minacciato ma lo inviò, comunque, in esilio in Dalmazia, si può comprendere.
Sisto IV gli concesse la Rosa d'oro per la sua bontà e lui la fece deporre nel tesoro di San Marco senza appropriarsela. Non riuscì però ad aiutare suo figlio Bartolomeo. Processato e condannato per omicidio colposo e condannato all'esilio, il padre cercò di salvarlo nominandolo Cavaliere di Rodi ma il Maggior Consiglio approvò una legge presentata da Savio Alvise Dandolo che annullava l'immunità. Sembra che non sia da imputare al Doge una vendetta quando il fratello del Lando, un prete imbroglione, fu condannato per il suo modo di fare. Il Doge abrebbe dovuto rimangiarsi tutti i suoi principi di carità e la Rosa d'oro.
Nel frattempo, Venezia dovette subire, saltate tutte le trattative di pace, una nuova offensiva ottomana sul Mar Nero. Genova perse Caffa e Venezia Tana e Soldaia  per cui il commercio italiano in quella zona fu impossibile. I Turchi proseguirono con delle incursioni nel Friuli e con stragi e deportazioni in massa.
Il Vendramin era d'accordo  per fare la pace con la "Sublime Porta", a qualsiasi condizione, ma non ne ebbe il tempo.
Morì il 6 maggio1478 e fu sepolto nella Chiesa dei Servi, da dove venne traslocato nel 1815 ai Ss Giovanni e Paolo con tutto il monumento, considerato un capolavoro del Rinascimento.


MODI DI DIRE

Vien su marubio
(Sta arrivando il mal tempo)


Marrobbio o marrubio è il nome, usato più spesso in Sicilia, per indicare le rapide variazioni del livello marino, dovute all'accumulo di acque presso le coste, determinato dal vento (come l'acqua alta a Venezia).

PS - Marubio non è un errore di battitura. In veneziano non esistono le doppie. Vedere sulla colonna di destra le istruzioni.

mercoledì 28 agosto 2019

02 Venezia 2018

Visto che Edgar ha avuto poco successo, ho avuto bene a spiegargli che molta gente è in vacanza ma non ha voluto saperne. Anzi si è incazzato nero ed ha cercato di graffiarmi. Quindi lo punisco pubblicando un'altra parte del film su Venezia.

Ho risolto il problema dell'audio e quindi spegnete il vostro HI-FI acceso su mio consiglio nel post precedente (lol). Buona visione.

PS - Se ne avete voglia potete anche andare a rivedere il precedente completo di sonorizzazione. Grazie.





MODI DI DIRE

Pissar fora del bocal
(pisciare fuori del vaso da notte)


Rivolto a chi dice o fa delle cose che esulano dalle sue competenze, ma il detto vale anche per chi parla troppo ed oltre misura.

martedì 4 giugno 2019

VENEZIA - PALAZZO DUCALE - 2


Avete visto cosa è successo a Venezia ? Sono anni che spiego la pericolosità dell'entrata in bacino delle navi da crociera e del loro percorso nel canale della Giudecca ai miei amici francesi e dopo questo incidente si sono convinti che avevo ragione. Per fortuna che l'incidente è avvenuto verso la banchina di San Basilio e non alle Zattere dove ci sono varie terrazze di bar e gelaterie oltre che paline per le barche da trasporto o private. Ci sono comunque dei feriti.
Si stanno studiando dei sistemi di sostituzione uno più confuso dell'altro quando sarebbe bastato creare, dieci anni fa, dei moli di attracco fuori della laguna con delle navette (100 persone) per portare i turisti nel centro. Lo si fa bene con gli aereoporti.
Forse per il finanziamento bastavano molto meno soldi di quelli spesi ed in parte stornati (lol) per il M.O.S.E. (8 miliardi di euro spesi per niente). Oggi stanno già parlando di sforamento del budget e di interventi per riparare certi danni sopravvenuti nel frattempo. Fine dei lavori prevista per dicembre 2021. Meglio non  pensarci e cominciare a visitare l'interno del Palazzo Ducale (prima che sia distrutto da una nave da crociera ????)

P.S. - Andate sul sito di NO GRANDI NAVI e firmate la petizione.


La sala delle quattro porte



L'anticollegio




Sala del Collegio




Sala del Senato





Sala del Consiglio dei Dieci






Sala della Porta Tamburo




Spero che la visita sia piaciuta e vi dò appuntamento per continuarla nel prossimo post su Venezia.

MODI DI DIRE



Notarse ala Fraterna
(Iscriversi alla Confraternita)

Indicava uno stato di bisogno  tale da chiedere l'aiuto della Confraternita della Carità che, nel secondo dopoguerra distribuiva gratuitamente ai più poveri, solo dietro segnalazione del parroco, seicento grammi di pane ed un litro e mezzo di latte alla settimana.
Quindi chi non frequentava la Parrocchia doveva stringere la cinghia.





lunedì 20 maggio 2019

VENEZIA - PALAZZO DUCALE

Come promesso, entriamo al Palazzo Ducale ma, per il momento, restiamo nel cortile  dopo l'entrata. In ogni caso pochi commenti, basta solo ammirare l'architettura e le statue.















MODI DI DIRE

No 'l ze gnanca Venesian!
(Non è neanche Veneziano)
In questo caso si nega per affermare.

Mi ricordo che durante una riunione sindacale, uno dei presenti se ne è uscito con un "Noi Veneziani" con un accento altamente napoletano. Sappiate, comunque, che non sono contro gli abitanti del sud d'Italia né contro le differenti religioni e neanche contro i differenti colori della pelle ma sono contro la caccia e la corrida.

domenica 7 aprile 2019

VENEZIA - TORCELLO

Abbandonata Burano, arriviamo alla terza isola visitabile con i mezzi pubblici. Per le altre bisogna avere un motoscafo privato. Quindi, ecco a voi Torcello che è anche la più prossima alla terraferma. Fu qui che arrivarono i primi abitanti fuggendo dalle guerre e dalle invasioni dei barbari. Il sito era già abitato ma da poche persone che vivevano in modo particolare della pesca e dell'agricoltura. E' anche l'isola dove, si dice, riuscì ad arrivare Attila che non andò oltre perché gli Unni non erano certo dei marinai.



Appena usciti dall'imbarcadero si può vedere un pannello con la pianta di Torcello


Si costaggia il canale di entrata ed il ponte che vedete sullo sfondo viene chiamato "il ponte del Diavolo". Ho già raccontato più volte la leggenda legata a questo ponte ed in ogni caso si può trovare anche su Internet


Statue ritrovate durante differenti scavi (si possono vedere lungo il percorso)




Arriviamo verso la Basilica e rinvio il resto della visita ad un altro post






MODI DI DIRE
Quela nova !
(Quella nuova)



Si usa per dire tutto il contrario e cioé per dire che quello che è stato annunciato è tutt'altro che una novità. Per esempio : "I ga alsa el costo del pan" (Hanno aumentato il costo del pane) e la risposta immediata è "Quela nova". Ricordo che in veneziano la L è muta e quindi si pronuncia " Quea nova".




sabato 9 marzo 2019

VENEZIA - BURANO

Continuo a pubblicare le foto di Burano ed in questo caso non vedo l'opportunità di troppo commentare. A voi di scegliere la foto preferita.







Per la foto seguente ritengo di dover dare qualche notizia. Baldassare Galuppi "detto il Buranello", nato a Burano nel 1706 e morto a Venezia nel 1785. Compositore veneziano, organista in varie chiese di Venezia e discepolo di Antonio Lotti. Numerosi viaggi in tutta l'Europa ed incarichi prestigiosi a Venezia. Per chi volesse saperne di più …. vedere su Internet.







MODI DI DIRE
Magnastatiuniti
(persona che spende e spande senza criterio)

L'epiteto risale probabilmente all'epoca della nostra emigrazione negli Stati Uniti quando questi rappresentavano, nel giudizio comune, il sogno di una facile ricchezza. Ancora oggi, di persona che abbia trovato un buon lavoro od una fortunata sistemazione, è d'uso dire "el ga trovà l'America" (ha trovato l'America).