Visto che la prima parte non ha avuto grande successo, pubblico anche la seconda per attirare l'attenzione anche sulla precedente, ringraziando chi mi ha lasciato un commento.
Eravamo rimasti al 1519, quando era procuratore e provveditore in campo sino al 1524 quando fu eletto doge. Durante i festeggiamenti fece dei bei discorsi al popolo con promesse concrete per sanare la carestia; nel banchetto del 31 maggio 1523, il buffone Zuan Paolo, con altri due suoi simili, cantò grandi lodi sulla sua persona, esortandolo appunto a risolvere quel problema . Vendette il suo grano a basso prezzo e nel 1529 fu approvata una legge sull'assistenza pubblica dei poveri. Malgrado queste decisioni il popolo non dimenticava la "pasquinata" apparsa all'inizio del suo dogado dove si incitava alla sua morte.
Nessuno fu ucciso: Andrea Gritti tenne il suo dogado per 15 anni, la corruzione continuò ad esserci ed il popolo non fece alcuna rivolta. E' comunque vero che questo doge ebbe cura della città, specialmente nel campo delle Acque e dell'Annona (politica per rgolare le scorte di grano e di altri cereali), ed una particolare attenzione alla raccolta dei tributi veneti. E' in questo periodo che il magistrato alle Acque badò alla costruzione in pietra delle fondamente delle Zattere a riparo del centro città. Furono anche avviate opere di difesa per le spiagge restando attenti a non rallentare il corso dell'acqua ed in particolare per proteggere la città dalle acque alte (come si nota niente di nuovo sotto il sole). Questi saggi provvedimenti forse sfuggivano alla plebe, la quale, logicamente, pensava più ai problemo del momento e non a quelli in prospettiva.
Effettivamente il Gritti ebbe grossi meriti nel gestire le immancabili guerre che vide Venezia barcamenasi tra la Francia e l'imperatore sin dalla disfatta di Pavia passando per il sacco di Roma del 1527, dalla pace di Cambrai quando Francesco I abbandonò Venezia, ed alla pace di Bologna dove la Repubblica perse la Romagna e la Puglia. Nel 1537 ripresero anche le ostilità con i Turchi ed il doge con il senato, erano favorevoli ad una soluzione diplomatica ma solo fino alla costutuzione di una lega antiottomana con Paolo III, l'imperatore ed i cavalieri di Malta. Malgrado il costo di queste guerre, il doge riuscì a far mantenere a Venezia il suo spendore rinascimentale. A questo scopo spese tanti dei suoi soldi che alla sua morte lasciò una mediocre proprietà. Contrasse debiti per aiutare amici patrizi che se la passavano male, protesse gli artisti che chiamava in laguna : il Sansovino (soprintendente di San Marco) che ricostruì dei palazzi andati in rovina e restaurò la basilica, Pietro Bembo (nomina di pubblico storiografo) e Pietro l'Aretino (il famoso e licenzioso poeta scappato da Roma a causa delle sue pasquinate contro il Papa Adriano VI). L'Aretino prese in affito una casa sul Canal Grande, non lontano da Rialto.
Alla settimana prossima con la terza ed ultima puntata
MODI DI DIRE
Continuo con temini legati al vino visto che ho voglia di bermi "un'ombretta" (*)
Vin brusco : dal sapore acidulo, secco.
Vin ponto (spunto) : quando comincia ad andare in aceto.
Vin che sa de cagnón : quando assume un odore sgradevole.
Un'ombra de vin : la misura di un ottavo di litro che si consumava in piedi al banco. (*) Quindi "ombretta" = un sedicesimo di litro.
Bianco e nero menime a casa : quando si mescolano i vini si finisce portati a casa ubriachi.
Clinton, fragolin, friularo, corbinèto, monselice, bacò : Nomi di vini di produzione locale, oggi messi al bando dalla moderna enologia.













