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"O SURDATO INNAMURATO" - CANTA ELIO
lunedì 26 ottobre 2020
IN PAUSA
SOSPENDO I POST PER UNA O DUE SETTIMANE CAUSA IMPEGNI.
Non preoccupatevi tornerò ancora non essendo una chiusura definitiva. Buona settimana a tutti voi.
giovedì 22 ottobre 2020
GUIDA SEGRETA DI MONTPELLIER E DINTORNI
UN DIO PSICOPOMPE
(che conduce le anime dei morti)
Mercurio si incaricava di fermare gli occhi dei morti prima di prendere il volo per accompagnare le loro anime nell'altro mondo alle quali verranno trasmessi gli ordini della corte celeste.
Qualche altare votivo e degli amuleti offerti a questo dio sono stati trovati sul sito di Lattara e sono esposte nel museo Henry-Prade.
Il culto di Mercurio creato a Roma ne 496 a.C. è apparso nella Gallia nel corso dell'Alto Impero ed il piccolo tempio scoperto a Lattes lungo una strada che fiancheggiava una necropoli, data della fine del primo secolo prima della nostra epoca. Una colonna, un capitello e dei frammenti di architrave sono stati identificati in vicinanza de dediche, di statuette e di un altare votivo dedicato a questa divinità da Quintinia nel primo secolo.
Nella Gallia cristiana, il culto di San Michele è poi succeduto a quello di Mercurio.
Il prossimo post su questa serie sarà su un dio creato dagli abitanti di Lattes.
mercoledì 7 ottobre 2020
77° DOGE - ANDREA GRITTI (1523 - 1538) -TERZA ED ULTIMA PARTE
Eravamo rimasti al fatto che Pietro l'Aretino aveva affittato una casa che dava sul Canal Grande. In questa casa si ammassavano quotidianamente una folla di artisti, discepoli, patrizi, avventurieri e cortigiane tanto che divenne il centro della cultura e del "vizio" della Venezia di allora. A custodire detto centro c'erano delle belle ragazze soprannominate le "Aretine", cortigiane top di Venezia : Caterina Sandella, Perina Riccia, Marietta, Chiara e Margherita, tutte "massare" del Poeta che divennero automaticamente "honorate".
In questo ambiente fu concepito un opuscolo tale la famosa Tariffa delle puttane di Venegia, che in terza rima fa la rassegna delle principali cortigiane, più o meno nobili, della città, indicando anche le diverse tariffe. La più famosa è senz'altro la Zaffetta, vittima di una singolare avventura preparata per lei il 6 aprile del 1531 da un amico dell'Aretino, il Veniero, che, per vendicarsi di essere stato respinto, l'avrebbe invitata a Chioggia e costretta ad andare a letto con trentuno uomini in una sola notte. Tutto questo scritto nel famigerato libro Il Trentuno della Zaffetta. Questo episodio riflette la società rinascimentale di Venezia, licenziosa e spensierata, che faceva scrivere al Sanudo con pessimismo sul futuro della città : "Possa provvedere Iddio, che tutto guida, altrimenti prevedo molto male !". Ma dietro questa immoralità ci sono anche uomini capaci di soccorrere il prossimo, di amarlo e soccorerlo e non solo burlarsi di lui. E' quanto Venezia può sperimentare nell'ennesima epidemia di peste che la coglie nel dicembre del 1536, con l'accorrere di Ignazio di Loyola e Francesco Saverio per assistere i malati nell'ospizio degli Incurabili.
Di questa città dal doppio volto, tutta umanità e raffinatezza, Andrea Gritti fu il doge ideale. Anche lui vestiva di seta bianca, come un paio di suoi predecessori che si erano atteggiati a monarchi. Niente vi era di più appariscente che la sua pubblica comparsa, niente di più lauto che i pubblici conviti, niente di più splendido che il suo corredo. Con l'assolutismo monarchico in ascesa in tutta Europa, Venezia ebbe probabilmente nel Gritti il doge più portato ad impersonificare la figura del monarca, pur nei limiti della costituzione repubblicana. Il massimo della sovranità che può permettersi il doge è l'organizzazione di spettacoli nella Piazza San Marco con l'aggiunta degli scherzi dei buffoni e della sua vecchia governante Marta, nonché di lauti banchetti, uno dei quali, quello della vigilia di Natale, gli sarebbe stato fatale. Si dice infatti che sia morto per una scorpacciata di anguille allo spiedo o di un minestrone di fagioli. Morì il 28 dicembre 1535 e fu sepolto il 2 gennaio, dopo solenni funerali, nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo. Solo nel 1580 gli eredi avrebbero potuto erigergli un mausoleo nella chiesa di San Francesco della Vigna.
MODI DI DIRE
Gnanca el can no mena la coa par gnente
(Neanche il cane scuote la coda per niente)
Figurativo per dire che nesuno fa qualcosa senza interesse.
martedì 22 settembre 2020
77 DOGE - ANDREA GRITTI (1523 - 1538) - SECONDA PARTE
Visto che la prima parte non ha avuto grande successo, pubblico anche la seconda per attirare l'attenzione anche sulla precedente, ringraziando chi mi ha lasciato un commento.
Eravamo rimasti al 1519, quando era procuratore e provveditore in campo sino al 1524 quando fu eletto doge. Durante i festeggiamenti fece dei bei discorsi al popolo con promesse concrete per sanare la carestia; nel banchetto del 31 maggio 1523, il buffone Zuan Paolo, con altri due suoi simili, cantò grandi lodi sulla sua persona, esortandolo appunto a risolvere quel problema . Vendette il suo grano a basso prezzo e nel 1529 fu approvata una legge sull'assistenza pubblica dei poveri. Malgrado queste decisioni il popolo non dimenticava la "pasquinata" apparsa all'inizio del suo dogado dove si incitava alla sua morte.
Nessuno fu ucciso: Andrea Gritti tenne il suo dogado per 15 anni, la corruzione continuò ad esserci ed il popolo non fece alcuna rivolta. E' comunque vero che questo doge ebbe cura della città, specialmente nel campo delle Acque e dell'Annona (politica per rgolare le scorte di grano e di altri cereali), ed una particolare attenzione alla raccolta dei tributi veneti. E' in questo periodo che il magistrato alle Acque badò alla costruzione in pietra delle fondamente delle Zattere a riparo del centro città. Furono anche avviate opere di difesa per le spiagge restando attenti a non rallentare il corso dell'acqua ed in particolare per proteggere la città dalle acque alte (come si nota niente di nuovo sotto il sole). Questi saggi provvedimenti forse sfuggivano alla plebe, la quale, logicamente, pensava più ai problemo del momento e non a quelli in prospettiva.
Effettivamente il Gritti ebbe grossi meriti nel gestire le immancabili guerre che vide Venezia barcamenasi tra la Francia e l'imperatore sin dalla disfatta di Pavia passando per il sacco di Roma del 1527, dalla pace di Cambrai quando Francesco I abbandonò Venezia, ed alla pace di Bologna dove la Repubblica perse la Romagna e la Puglia. Nel 1537 ripresero anche le ostilità con i Turchi ed il doge con il senato, erano favorevoli ad una soluzione diplomatica ma solo fino alla costutuzione di una lega antiottomana con Paolo III, l'imperatore ed i cavalieri di Malta. Malgrado il costo di queste guerre, il doge riuscì a far mantenere a Venezia il suo spendore rinascimentale. A questo scopo spese tanti dei suoi soldi che alla sua morte lasciò una mediocre proprietà. Contrasse debiti per aiutare amici patrizi che se la passavano male, protesse gli artisti che chiamava in laguna : il Sansovino (soprintendente di San Marco) che ricostruì dei palazzi andati in rovina e restaurò la basilica, Pietro Bembo (nomina di pubblico storiografo) e Pietro l'Aretino (il famoso e licenzioso poeta scappato da Roma a causa delle sue pasquinate contro il Papa Adriano VI). L'Aretino prese in affito una casa sul Canal Grande, non lontano da Rialto.
Alla settimana prossima con la terza ed ultima puntata
MODI DI DIRE
Continuo con temini legati al vino visto che ho voglia di bermi "un'ombretta" (*)
Vin brusco : dal sapore acidulo, secco.
Vin ponto (spunto) : quando comincia ad andare in aceto.
Vin che sa de cagnón : quando assume un odore sgradevole.
Un'ombra de vin : la misura di un ottavo di litro che si consumava in piedi al banco. (*) Quindi "ombretta" = un sedicesimo di litro.
Bianco e nero menime a casa : quando si mescolano i vini si finisce portati a casa ubriachi.
Clinton, fragolin, friularo, corbinèto, monselice, bacò : Nomi di vini di produzione locale, oggi messi al bando dalla moderna enologia.
domenica 13 settembre 2020
77° DOGE - ANDREA GRITTI (1523 - 1538) - PRIMA PARTE
sabato 5 settembre 2020
GUIDA SEGRETA DI MONTPELLIER E DINTORNI - 10
UN FONDACO ETRUSCO
Etrusche, greche, romane, galliche
Il più misterioso dei popoli del Mediterraneo avrebbe creato a Lattes una città dotata di un porto.
Alla fine della preistoria, Lattes era un ammasso di baracche, installate su una penisola. Come mai divenne attorno al 500 a.C una città con un porto in concorrenza con Massalia in Grecia ? Utensili di cucina e delle stoviglie, delle anfore per il commercio del vino ma soprattutto delle lettere incise sul bordo o sul fondo delle ceramiche permettono di pensare che si tratti degli Etruschi. Questo popolo mitico avrebbe inviato delle coorte di commercianti per creare un fondaco organizzato in quartieri con case-deposito all'interno di un vasto muro di cinta. L'abbondanza delle anfore trovate rivela l'intensità degli scambi commerciami nel Mediterraneo. L'uso che hanno fatto delle loro stovigle e l'architettura degli stabilimenti, confermano la loro presenza a Lattes sino al 475 a.C quando spariscono subitamente. Le battaglie navali contro i Greci li hanno forse indeboliti ? La concorrenza di Marsiglia che sviluppa la sua propria viticultura ha fatto che abbiano perso il loro monopolio ? Sembra siano spariti da Lattes dopo un incendio che aveva distrutto i loro depositi e smantellato il muro di cinta. La quantità di oggetti provenienti dall'Etruria scoperte sino ad oggi grazie agli archeologi costituisce, in ogni caso, una notevole quantità di reperti unica in Francia.
Il porto di Lattes fu costruito nel delta del fiume Lez (che attraversa Montpellier), da dove deriva il nome Are Latis (davanti le paludi). Lattes, più volte citata de degli autori latini, fu un grande porto commerciale del Mediterraneo sino al III secolo, rimpiazzato, dopo il suo declino da quello di Maguelone, dall'altra parte dello stagno. Nel Medioevo, Lattes diventa il porto fluviale di Montpelleir che concorre a fare di questa città un centro commerciale importante nel Mediterraneo dal XII alla fine del XIV secolo. Marsiglia prese definitivamente il seguito nel XV secolo quando il sito di Lattes venne abbandonato.
Lattes oggi







