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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

Visualizzazione post con etichetta Campo Manin. Mostra tutti i post
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domenica 2 settembre 2018

ANCORA VENEZIA

Procediamo verso Rialto e, prima di entrare in campo San Bortolo Mio, possiamo vedere come è stato trasformato l'interno del palazzo che un tempo ospitava la Posta centrale.
Personalmente ritengo che sia stato un affronto ridurre l'interno del palazzo in un grande centro commerciale ma, cosa volete, oggi si guarda di più al dio denaro che all'architettura di secoli fa. Solo per dire, sul soffitto c'era una grande verriera a forma di cupola e, forse, si sarebbe potuto restaurarla e non cambiarla con un reticolato di vetri senza alcuna  espressione artistica.





Dopo una decina di metri si entra in Campo San Bortolomio dove troneggia la statua di Carlo Goldoni (vedere  il modo di dire) e si intravede l'entrata del Ponte di Rialto che, per questa volta lasceremo da parte.




Dirigendosi verso Campo Manin si passa sotto a questa insegna detta dei "Tre ombrelli" dove noi ragazzi davamo appuntamento alle amiche sulle quali mettevamo un occhio. Altri tempi, quante andate in bianca ! 



Lasciamo da parte la direzione per San Marco e procediamo diritto arrivando a campo Manin con la statua di questo grande uomo, iniziatore dell'indipendenza italiana anche se la liberazione di Venezia fu un insuccesso (Vedere su Internet "Sul ponte sventola bandiera bianca").


Date le spalle alla spalla sinistra della statua e vedrete un piccolo cartello indicatore con scritto "Scala Contarini del Bovolo". Inoltratevi nella calle e seguite l'ulteriore indicazione. Vi troverete in una piccola corte dove troneggia la scala delle due seguenti foto.


Bisogna sapere che, in veneziano, il "bovolo" è una piccola chiocciola di mare che si mangia normalmente con accompagnamento di aglio e prezzemolo. Quindi la famiglia Contarini del Bovolo fece aggiungere questa scala a chiocciola a lato del loro palazzo.
Riposatevi in attesa della prossima camminata.

MODI DI DIRE

Vender Dante per comprar Goldoni
(inutile la traduzione)

Bisogna sapere che il termine "goldone", indica il preservativo poiché sulle confezioni americane, disponibili alla fine della seconda guerra mondiale, era scritto "Gold One". Quindi gli studenti vendevano la Divina Commedia per comprare i preservativi (lol).

sabato 19 maggio 2012

VENEZIA PER SEMPRE

Riprendiamo il giro turistico. La Madonna della foto sottostante si trova in Campo San Luca dove sono arrivato passando per il Bacino Orseolo e la Calle dei Fabbri.



E dopo pochi passi si arriva nel campo dove si trova la statua di Daniele Manin, campo che da lui prende il nome


Dal 17 al 22 marzo 1848, Venezia si ribella per cacciare gli austriaci ed il sunnominato proclamava la Nuova Repubblica Veneta di San Marco. Notate che il leone è senza catene e con le ali aperte perché simboleggia la libertà.
Durante il periodo della dominazione i veneziani dicevano in rima:

Co San Marco comandava
se disnava e se senava,
soto Franza, brava gente
se disnava solamente,
soto casa de Lorena
no se disna e no se sena.

[Quando comandava San Marco si pranzava e si cenava, sotto la Francia si pranzava solamente, sotto la casa di Lorena (gli Austriaci) non si pranza e non si cena]

Dopo 15 mesi,  mentre Venezia, sfinita dall'assedio e con la peste in corso, si arrendeva, Arnaldo Fusinato scrisse la poesia "Ultima ora di Venezia" da cui traggo:

Il morbo infuria,
il pan ci manca,
sul ponte sventola
bandiera bianca

Prima di chiudere una massima tratta sempre dal libro citato nell'intestazione del blog.

"Piutosto che gnente, ze megio piutosto"
(Piuttosto che niente, è meglio piuttosto)
Si dice quando non c'è molto da scialare e bisogna accontentarsi di quello che si ha.
Esistono poi due varianti:
"Co' ze finii i gambari ze bone anca e coe"
(Quando sono finiti i gamberi sono buone anche le code)
e
"Co' ze finii i gransi, ze bone anca e sate"
(Quando sono finiti i granchi sono buone anche le zampe)

sabato 9 luglio 2011

LA SCALA CONTARINI DEL BOVOLO

Nel mio primo post, nell’aprile scorso, avevo già inserito una foto della  Scala Contarini del Bovolo. Attraverso una stretta calle che parte da Campo Manin, si arriva in una piccola corte dove la scala appare in tutta la sua straordinaria eleganza. È uno dei più singolari esempi dell'architettura veneziana di transizione dallo stile gotico a quello rinascimentale. Alla fine del '400 Pietro Contarini fece restaurare il suo palazzo tardo gotico di S. Paternian incaricando, probabilmente, Giovanni Candi, con il compito di qualificare visivamente la facciata interna del palazzo che da sulla suddetta piccola corte, a quel tempo protetta da una cinta muraria. Una serie di logge sovrapposte congiunge i vari piani alla scala che è esterna al fabbricato e che si snoda a chiocciola all'interno di una torre cilindrica con colonne sull’esterno. La salita della Scala si conclude con un belvedere a cupola dal quale si può ammirare uno splendido ed inconsueto panorama: i tetti, i campanili, le cupole di San Marco, con una visuale sull'intera città (vedere sul posto gli orari di visita).
Naturalmente la struttura si chiama Scala del Bovolo in riferimento al nome del proprietario, ma i veneziani amano pensare che si rifersca alla sua forma visto che in veneziano la chiocciola si chiama “bovolo” (pronuncia “bovoo”). Altri più maligni, visto che il “bovoo” è provvisto di corna, facevano riferimento alla testa di Piero Contarini (non provato storicamente).