AVVISO AI MIEI VISITATORI


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QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

domenica 27 settembre 2015

UN PO' DI MUSICA LIRICA - RIGOLETTO

Ogni anno a Orange, oltre a programmare delle opere complete, si organizza "Musiques en fête". Ho scelto di proporvi un'aria di Rigoletto : Sì vendetta, tremenda vendetta, interpretata da Seng Hyoun Ko e da Nathalie Manfrino. Non so perché, ma ci sono molte soprano che portano il nome Nathalie. Che influisca forse sul desiderio di diventare una cantante lirica ? (lol).






Ebbene, io canto con voce da tenore ma anche dei baritoni (come quello di questo post) catturano l'attenzione degli spettatori. Viva la lirica.

mercoledì 23 settembre 2015

MONTPELLIER - LA GIORNATA DEL PATRIMONIO

Preferisco accantonare per il momento i Dogi perché altrimenti l'attuale post non avrebbe senso se pubblicato tra qualche settimana.

Domenica 20 settembre era in Francia la giornata del patrimonio, giorno in cui si possono visitare (la maggior parte gratuitamente) molti luoghi interessanti. Se ve lo ricordate ne avevo parlato anche in occasione della mia visita al castello di Castries in un vecchio post.
Dopo essere passati dinnanzi diversi posti con coda di circa cento metri abbiamo cambiato parere e siamo andati a vedere il mercato dell'antiquariato e della "brocante" che si svolgeva sulla Place Royale du Montpellier. Prima di farvi vedere le foto scattate alle varie bancarelle, preferisco intrattenervi su questa piazza che viene comunemente chiamata "Promenade du Peyrou" (passeggiata del Peyrou). Il nome Peyrou non ha niente a che vedere con la nazione nell'America del sud e la parola deriva dall'occitano "pierreux" che vuol dire "pietroso". Si pensa che gli fosse dato questo nome perché costruito sulla collina, sovrastante la città, probabilmente piena di pietre.

Per i nati stanchi c'è questo trenino turistico ma, mia moglie ed io ci siamo andati parte in tram e parte a piedi.



La prima piazza fu costruita da Etienne Giral, ma qualche anno dopo fu distrutta e ricostruita dal figlio Jean-Antoine Giral.
Al centro troneggia la statuta equestre del re Luigi XIV, ma bisogna sapere che era stata preceduta da una molto più imponente, nel 1715, la quale fu fusa e trasformata in cannoni durante il periodo della rivoluzione. Inoltre la piazza fu completamente distrutta in quell'occasione.
Nel 1814 il conte d'Artois, futuro Charles X, posò la prima pietra simbolica per la ricostruzione della statua che fu però più piccola e finita solo nel 1828. Il re vi è rappresentato con il braccio teso verso la Spagna che gli era stata data in testamento da Carlo II di Spagna ed all'occasione Luigi XIV disse : "Non ci sono più i Pirenei" (quelli tra Francia e Spagna, naturalmente).



Il monumento fu costruito dagli scultori Debay e Carbonneaux. Se guardate attentamente la seconda foto noterete che mancano le staffe ed a Montpellier si dice che lo scultore (non si sa quale visto che le mie ricerche non hanno dato esito), accorgendosi dell'errore, si suicidò.

Alla fine dell'esplanade si trova il "chateau d'eau" monumento storico che fungeva da serbatoio per distribuire l'acqua, recuperata alla fonte del fiume Lez, a Montpellier. Fu costruito nel 1768 da Henry Pitot. E' di forma esagonale ed ornato di colonne corinzie. Avrò occasione di farvelo vedere più in dettaglio una prossima volta.




Il "chateau" era alimentato dall'acquedotto Saint Clément, lungo 14 km che terminava con "les arceaux" (gli archi) di un'altezza di 21,5 metri a due piani. Eccoli qui sotto.



La parte superiore, penso sia capibile che l'aqua scorreva al di sotto. Noterete anche che i vandali sono passati da queste parti con il loro graffiti. Un'indecenza, visto che si potrbbe facilmente identificarli.


Naturalmente tutto il luogo è inserito tra i monumenti storici.
Mi fermo per non bruciarmi tutte le foto (lol).

lunedì 21 settembre 2015

RESTIAMO A DIGIONE IN BORGOGNA

Vicino al municipio di Digione, che abbiamo visto nel precedente post sulla Borgogna, si trova la "Cour de Bar" con la relativa torre.
La statua che si vede nella prima foto è quella dello scultore olandese Claus Sluter. Il suo vero nome era Claes de Lutere van Herlamen. Nato a Haarlem verso il 1355, morì a Digione nel gennaio 1406. La sua opera più conosciuta è la tomba di Philippe le Hardi, tomba che non ho potuto fotografare perché non accessibile il giorno in cui mi trovavo a Digione. Si può trovarla su Internet.
Di fronte alla statua si trova un bellissimo pozzo che meritava di essere fotografato, malgrado l'incipiente oscurità.





Buona settimana a tutti.

venerdì 18 settembre 2015

STORIELLA VENEZIANA

Ho pensato di intrattenervi con qualche storiella veneziana tanto per cambiare sulle solite foto e sulla storia dei dogi. Allora la scriverò prima in veneziano e poi ne doneró la traduzione. inoltre anche se normalmente non si scrivono correntemente inserisco degli accenti per quanto riguarda la pronuncia, ricordando che, tra l'altro, la L è muta e la S si pronuncia dolce.

STORIELLA

I colombi de Piasa San Marco i ze abituài che ae do del dopodisnàr i ghe dà da magnar el formentón, ma uno de lori che sta de casa a Castelo, arriva sempre tardi e 'l resta sempre a bèco suto. Un bel zorno un compagno 'l ghe dise : "Se ti vol magnàr anca ti, bisogna che ti te movi prima par rivàr in orario e, se ti farà cusì, no ti restarà più co la ponga voda".
El zorno drio tuti i colombi ze "in tola", ma il solito furbo no se vede. Quando che 'l riva co la so camoma, el formentón ze finio e uno el ghe fa : "Parcosa gastu fato tardi anca ancùo ?"
"Cosa vustu, me so intardigà perché co sta bea zornada de sol, go voesto far quatro pasi a pie".

TRADUZIONE

I colombi di Piazza San Marco sono abituati che alle due del pomeriggio gli si dà da mangiare il frumento, ma uno di loro abitante a Castello, arriva sempre tardi e resta a becco asciutto. Un bel giorno un compagno gli dice : "Se vuoi mangiare anche tu, bisogna che tu ti muova prima per arrivare in orario e, se farai così, non resterai più con il gozzo vuoto".
Il giorno dopo tutti i colombi sono "a tavola", ma il solito furbo non si vede. Quando arriva con la sua calma, il frumento è finito ed uno gli dice : " Perché hai fatto tardi anche oggi ?" "Cosa vuoi, mi sono attardato perché con questa bella giornata di sole, ho voluto fare quattro passi a piedi".

Alla prossima.

domenica 13 settembre 2015

LA BORGOGNA

Ritorniamo a Digione e siamo nella Rue Verrerie la cui particolarità sono degli altorilievi sopra le porte delle case. Ne ho fotografato solo due e, come noterete, la seconda vorrebbe essere una copia della Pietà.





Tipica facciata dei palazzi di Digione e, come noterete c'è sempre un piccolo altorilievo, in questo caso al di sopra delle finestre.


Questa proprio non dovevo mancarla


Qui sotto, la parte superione del municipio di Digione


La parte laterale dello stesso municipio


La placca che si trova all'ingresso dell'immobile dove viena indicato che quest'ultimo era l'abitazione dove nacquero i duchi di Borgogna (Giovanni senza paura, Filippo il buono e Carlo il temerario, rispettivamente nonno, figlio e nipote).




La scala interna del municipio


e la facciata principale


Noterete qui sotto che erano le 11 e 25




Adesso, per festeggiare questo lungo e faticoso post, vado ad aprirmi una bella bottiglia di Bourgogne 2012 (lol).

giovedì 10 settembre 2015

23° DOGE - PIETRO ORSEOLO I (976 - 978)



Un'altro che è durato poco. Viene eletto nella chiesa di San Pietro di Castello perché gran parte della città era partita in fumo. Noterete come i cognomi si ripetano e quindi mi chiedo dove fosse l'autorità del popolo. La prova è che suo figlio (Pietro anche lui) divenne in seguito doge e che sua figlia sposò Giovanni Morosini (altra famiglia nobile) futuro doge anche lui.
Nell'attesa che fossero ricostruiti il Palazzo Ducale e la Basilica di San Marco, fissò la residenza del dogato nel proprio palazzo.
Nel frattempo si adoperò per ristabilire la pace all'interno ed all'esterno. Per non mettersi contro l'imperatrice Adelaide (vedova di Ottone I che aveva accolto Waldrada e la sua corte) restituì alla vedova del predecessore tutta la dote e quanto le spettava dei beni del marito, volendo però non una semplice ricevuta di Waldrada ma una conferma da parte di Adelaide. L'ottenne il 25 ottobre 976.
Rinnovò gli accordi con Capodistria ed iniziò i lavori di restauro ed edilizia destinandovi anche una parte del suo patrimonio. Non essendo sufficiente il suo apporto, dovette ricorrere, come il predecessore, all'odiosa imposta patrimoniale (da notare che anche ai nostri giorni nulla è cambiato. Si ricorre sempre alle imposte). La ricostruzione del Palazzo Ducale, della chiesa di San Marco e della Biblioteca Marciana costava molto e con i suoi propri fondi fece costruire un ospedale in San Marco ed un ospizio per pellegrini sulla Riva degli Schiavoni. Diede inoltre inizio al primo nucleo della "Pala d'oro" completata poi dal doge Ordelaf Falier.
All'improvviso, su consiglio (hihihi) dell'abate Guarino, emissario di Ottone II, decise di farsi frate e partì in gran segreto da Venezia sino al convento di San Michele di Cuxa nei Pirenei. Si pensa che questa improvvisa vocazione fosse più dovuta al fatto che si ritenesse in pericolo perché non si era avanzato molto nel processo degli assassini di Pietro Candiano il cui partito insinuava che egli sapeva troppe cose e non voleva, di conseguenza, che venissero allo scoperto. Quindi perché rischiare ?
Comunque porta con sè un tesoro per il monastero, abbandonando moglie e figli e lasciando ai poveri di Venezia 1.000 libbre d'oro.
Non uscirà pîù dal monastero ed alla sua morte sarà prima canonizzato e poi reso santo. Qui sotto la sua statua.


Naturalmente poi sorsero un sacco di reliquie ed a Venezia arrivarono tre ossa della gamba sinistra che oggi si trovano nel santuario del tesoro di San Marco in un'urna d'argento.

Ancora un po' di lettura se non siete stanchi.

MODI DI DIRE

In realtà questo è più uno sciolilinga che un modo di dire e bisogna pronunciarlo in continuazione senza fermarsi. E' inutile farne la traduzione e lascio a voi di impararlo.

Sul campaniel de Melma ghe ze 'na quanquantricola
co quarantaquatro quaquantricoloti;
quando che canta la quanquantricola
canta tuti i quarantaquatro quanquantricoloti.

In ogni caso vi spiego cos'è la quanquantricola (pronuncia "quanquantricoa" perché come spiegato più volte la "l" in veneziano è muta e, quindi anche "quanquantricooti") :

Si tratta di un uccello immaginario che ha dato origine ad un curioso oggetto in vetro, sorta di "giocattolo" per i figli dei vetrai. Consisteva in una specie di imbuto chiuso sul davanti da una sottile membrana in vetro e talmente elastica che, soffiando ed aspirando, la membrana si muoveva leggermente dando un caratteristico suono gracchiante. Usata nelle feste e in carnevale oggi la quanquantricola è pressoché scomparsa.

lunedì 7 settembre 2015

MEYRUEIS DANS LA LOZERE

Vi ho detto più volte che amo la Lozère. Qui ci troviamo a Meyrueis ad una decina di chilometri dall'albergo dove mia moglie ed io amiamo soggiornare. Sperando che le foto vi piacciano mi astengo dai commenti.






Faccio deroga al proposito iniziale per spiegare che ogni artigiano ha sulla porta il simbolo della sua attività. In questo caso si tratta di un pittore o pittrice.






giovedì 3 settembre 2015

22° DOGE - PIETRO CANDIANO IV (959 - 976)


Ricorderete che questo doge arrivò al potere esautorando suo padre e quindi non era ben visto. In ogni caso durò ben 17 anni, un record per l'epoca.
Cominciò con espellere il vescovo di Castello, accusato di simonia, al quale fece anche togliere gli occhi.
Nel 960 emanò una legge che vietava il commercio degli schiavi su un territorio più ampio rispetto alla legge già in atto. Pur se questa legge andava contro l'impero d'Oriente egli si sentiva sempre in buoni rapporti con Ottone I ed arrivò a dire che in caso di rottura tra Venezia e l'Impero il fatto poteva essere attribuito solo a quest'ultimo.
Mise in atto, a poco a poco, il mosaico del suo dominio. Ripudiò la moglie Giovanna costringendola a farsi monaca nel convento di San Zaccaria (divenne badessa). Si liberò del figlio, Vitale, avviandolo al sacerdozio e nominandolo poi patriarca di Grado. La figlia, Marina, la tenne di riserva e questa si sposò poi con il futuro doge Tribuno Menio.
Egli invece si sposò con la lombarda Waldrada, figlia del duca di Spoleto e sorella del marchese di Toscana, che gli portò in dote numerosi appezzamenti di terreno nel Trevigiano, nel Friuli, nel Ferrarese e nella provincia di Adria (NB - Oggi Adria si trova in provincia di Rovigo), con molto bestiame, servitù, armi, imbarcazioni oltre a lingotti in oro, argento, piombo, zinco, rame e ferro. Pietro, come dono di nozze, le assegnò 400 libbre d'argento ed un quarto dei suoi beni visto che il matrimonio era stato contratto secondo la legge salica ed il tutto con il beneplacito di Ottone I.
Tutto questo avveniva nel 966 e l'anno successivo ottenne altri favori promettendo un tributo annuo in valuta imperiale o veneta, che ormai aveva un certo peso, e veniva coniata senza il nome dell'imperatore con la sola scritta "Cristus imperat Venecia".
Il Papa Giovanni XIII nomina Grado come patriarcato e quindi il figlio Vitale viene legalmente riconosciuto incrementando la potenza della famiglia. Inoltre si impadronì, con l'aiuto di mercenari, di un castello nel Ferrarese e mise a sacco Oderzo avviandosi a governare un grande ducato.
Aumentava però il malcontento sfociante all'ira del popolo.
La scintilla si accende con la scomparsa di Ottone I ed in Germania scoppia una rivolta contro suo figlio Ottone II. I Veneziani l'11 agosto insorgono contro il doge tiranno, forse guidato da qualche maggiorente, ma è il popolo a prendere l'iniziativa. Il Palazzo Ducale è imprendibile ed allora si ricorre all'incendio.
Il fuoco, partendo dalle case oltre il canale si espande immediatamente. Bruciano le chiese di San Marco, di San Teodoro e di Santa Maria Zobenigo mentre il Palazzo Ducale minaccia di crollare da un momento all'altro. Il doge e le sue guardie sono costretti ad uscire ma al varco li aspettano gli insorti che li sterminano senza pietà. Il tiranno in ginocchio implora e dice : " E perché, o fratelli, voleste congiurare al mio danno ? Se con parole e con atti recai offesa, chiedo che mi sia risparmiata la vita, pronto a soddisfare ogni vostro desiderio".
Troppo tardi per pentirsi e viene ucciso assieme ad un piccolo figlio ancora in fasce. I due corpi vengono gettati nel mattatoio pubblico in qualità di ultimo oltraggio ed è dovuto solo alla bontà di Giovanni Gradenigo se le salme vengono trasferite a Sant'Ilario dove vengono sepolte. La dogaressa, Waldrada, riuscì a salvarsi andando fuori Venezia. Alla metà del 1800, il musicista Giovan Battista Ferrari, su un libretto di Giovanni Peruzzini compose su Pietro un'opera. In pieno clima risorgimentale, andò in scena al teatro La Fenice (a Venezia) nel 1858 e provocò delle dimostrazioni politiche contro il "tiranno" austriaco che stava per essere scacciato.

PS - Ancora una volta vi risparmio i MODI DI DIRE.