Questa volta i Veneziani non furono sorpresi dall'abdicazione di Vitale Candiano e nel novembre 979 fu eletto dogeTribuno Menio antenato della famiglia Memmo, mediante un compromesso tra i Candiano e gli Orseolo essendo Tribuno il marito della figlia di Pietro IV, Marina, e la sua dote comprendeva buona parte dei beni degli Orseolo.
I dodici anni del dogado di Tribuno furono tra i più tormentati della storia di Venezia continuamente minacciata da pericoli esterni e da antichi contrasti politici tra le nobili famiglie veneziane. La contesa era tra i Morosini, imparentati con gli Orseolo (filobizantini) ed i Coloprini, imparentati con il doge che non seppe imporsi per arrivare ad un dogado di prestigio. L'unico decreto di un certo peso fu solo quello che definiva il dominio dei dogi sulla basilica di San Marco che diveniva una cappella privata non sottomessa alla Sacra Madre Chiesa. Segno di una politica accentatrice di Venezia. Vani furono i tentativi di Roma per rendere la basilica "subdita papae", anche se il doge non poteva esercitare, essendo un laico, le funzioni proprie degli ecclesiastici.
Per quanto riguarda le lotte interne, Tribuno si schierò naturalmente con i Coloprini sostenuti anche dai Candiano, ma quando i Morosini salirono d'importanza, egli si dichiarò imparziale. I Coloprini furno risentiti ed indignati di questo comportamento, tanto più che nel dicembre 982 il benedettino Giovanni Morosini ottenne la cessione dell'isola di San Giorgio per poter fondare l'omonima abbazia.
Questo provocò anche un irrigidimento da parte di Ottone II che accettò il fatto solo per l'intervento della madre, Adelaide.
Nel 983 però ci scappa il morto. Il giovane Domenico Morosini che passava per il mercato di San Pietro di Castello, viene ridotto in fin di vita dai Coloprini e muore a San Zaccaria. Il popolo, spinto dai Morosini, chiede giustizia ed il doge promette di farla anche per le rimostranze di Bisanzio.
Stefano Coloprini ed i suoi fuggono da Venezia rifugiandosi presso Ottone II a Verona, il quale, sconfitto dai Saraceni a Stilo, nel 982, quando voleva impadronirsi dell'Italia del sud , vorrebbe rifarsi sulle isole venete. Quindi accoglie i profughi che gli propongono un colpo di mano contro Venezia pagando 100 libbre d'oro e chiedendo come contropartita di riconoscere doge Stefano Coloprini. Ottone quindi emana un editto che proibisce ai suoi sudditi di commercializzare con Venezia e revoca le concessioni feudali fatte ai dogi. Chiede anche ai ribelli di preparare militarmente l'assedio.
Tribuno Menio reagisce nella maniera meno opportuna permettendo ai Morosini di saccheggiare i palazzi dei Coloprini ed arresta le loro mogli. Poi cerca di ammansire Ottone inviandogli dei doni e pregandolo di togliere il blocco. Vista la meschinità del doge, Ottone si sente ancora più autorizzato a continuare l'azione, ma muore a Roma prima della fine del 983. Quindi per Venezia è una liberazione "provvidenziale".
Visto che l'imperatrice Adelaide pensa più agli interessi della vedova (Teofane) ed al nipote, futuro Ottone III, il blocco perde di consistenza ed i Coloprini si sentono abbandonati non volendo ritornare a Venezia malgrado la protezione del marchese Ugo di Toscana e della stessa imperatrice. Stefano Coloprini resta in esilio dove finirà i suoi giorni.
Il blocco viene tolto nel 985 ed i restanti Coloprini ritornati in patria dopo qualche anno, si sentono abbastanza sicuri. Ma, una notte, tre figli di Stefano vengono trucidati da quattro Morosini che restano però impuniti (la legge del taglione ?). Tribuno viene accusato di complicità ma si dichiara innocente ed all'oscuro di tutto. Sente però che il terreno sotto di lui comincia a cedere.
L'ultima speranza è Bisanzio dove spedisce il figlio Maurizio che torna però a mani vuote senza alcuna onorificenza. Tribuno si ammala nel marzo del 991e viene deposto obbligato a farsi monaco a San Zaccaria dove morirà pochi mesi dopo.
Ancora una volta, vista la lunghezza del testo, vi risparmio i modi di dire.
Per quanto riguarda le lotte interne, Tribuno si schierò naturalmente con i Coloprini sostenuti anche dai Candiano, ma quando i Morosini salirono d'importanza, egli si dichiarò imparziale. I Coloprini furno risentiti ed indignati di questo comportamento, tanto più che nel dicembre 982 il benedettino Giovanni Morosini ottenne la cessione dell'isola di San Giorgio per poter fondare l'omonima abbazia.
Questo provocò anche un irrigidimento da parte di Ottone II che accettò il fatto solo per l'intervento della madre, Adelaide.
Nel 983 però ci scappa il morto. Il giovane Domenico Morosini che passava per il mercato di San Pietro di Castello, viene ridotto in fin di vita dai Coloprini e muore a San Zaccaria. Il popolo, spinto dai Morosini, chiede giustizia ed il doge promette di farla anche per le rimostranze di Bisanzio.
Stefano Coloprini ed i suoi fuggono da Venezia rifugiandosi presso Ottone II a Verona, il quale, sconfitto dai Saraceni a Stilo, nel 982, quando voleva impadronirsi dell'Italia del sud , vorrebbe rifarsi sulle isole venete. Quindi accoglie i profughi che gli propongono un colpo di mano contro Venezia pagando 100 libbre d'oro e chiedendo come contropartita di riconoscere doge Stefano Coloprini. Ottone quindi emana un editto che proibisce ai suoi sudditi di commercializzare con Venezia e revoca le concessioni feudali fatte ai dogi. Chiede anche ai ribelli di preparare militarmente l'assedio.
Tribuno Menio reagisce nella maniera meno opportuna permettendo ai Morosini di saccheggiare i palazzi dei Coloprini ed arresta le loro mogli. Poi cerca di ammansire Ottone inviandogli dei doni e pregandolo di togliere il blocco. Vista la meschinità del doge, Ottone si sente ancora più autorizzato a continuare l'azione, ma muore a Roma prima della fine del 983. Quindi per Venezia è una liberazione "provvidenziale".
Visto che l'imperatrice Adelaide pensa più agli interessi della vedova (Teofane) ed al nipote, futuro Ottone III, il blocco perde di consistenza ed i Coloprini si sentono abbandonati non volendo ritornare a Venezia malgrado la protezione del marchese Ugo di Toscana e della stessa imperatrice. Stefano Coloprini resta in esilio dove finirà i suoi giorni.
Il blocco viene tolto nel 985 ed i restanti Coloprini ritornati in patria dopo qualche anno, si sentono abbastanza sicuri. Ma, una notte, tre figli di Stefano vengono trucidati da quattro Morosini che restano però impuniti (la legge del taglione ?). Tribuno viene accusato di complicità ma si dichiara innocente ed all'oscuro di tutto. Sente però che il terreno sotto di lui comincia a cedere.
L'ultima speranza è Bisanzio dove spedisce il figlio Maurizio che torna però a mani vuote senza alcuna onorificenza. Tribuno si ammala nel marzo del 991e viene deposto obbligato a farsi monaco a San Zaccaria dove morirà pochi mesi dopo.
Ancora una volta, vista la lunghezza del testo, vi risparmio i modi di dire.


