AVVISO AI MIEI VISITATORI


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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

Visualizzazione post con etichetta modi di dire veneziani. Mostra tutti i post
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sabato 2 maggio 2020

75° DOGE - LEONARDO LOREDAN (1501 - 1521) - PRIMA PARTE


Preparatevi  a più post su questo doge perché nei suoi 20 anni di dogado ci furono diversi avvenimenti. Grazie della vostra pazienza.

Il conclave della sua elezione fu brevissimo. Solamente sei votazioni nel primo scrutinio il 2 ottobre 1501. Era l'ennesimo trionfo di una famiglia "nuova" anche se di illustre tradizione, con valorosi antenati e, dal 1481, con uno splendido  palazzo sul Canal Grande, opera di Mauro Codussi.
Leonardo Loredan nacque il 16 novembre 1436 da Gerolamo e Donata Donà. Andrea Navagero scrisse : "Ancora fanciullo mostrava una certa venustà congiunta con la bontà e con la nobile indole dell'ingegno". Si era dedicato agli studi letterari, ma poi era passato alla navigazione ed al commercio, accrescendo il già sostanzioso capitale della famiglia. In Africa, un indovino gli avrebbe pronosticato il dogado, per cui, tornato in patria, si dette alla vita pubblica, raggiungendo la carica di procuratore. Pur non avendo meriti speciali, raggiunse il dogado per le alte parentele sue e della moglie, Morosina Giustinian, che gli dette cinque maschi e quattro femmine, ma non fu dogaressa perché morì prima dell'elezione. Un altro vedovo e per un'altra volta Venezia non aveva una dogaressa.
Il suo fu un dogado tra i più importanti della storia di Venezia, perché la Repubblica conobbe forse i momenti più decadenti, ma nello stesso tempo più gloriosi della sua potenza. La fase calante comincia nel 1502, quando il Maggior Consiglio si preoccupa nel vedere "diminuite e tenute a meni che a pena se ne atrova sedici che per leze e ordini nostri ponno condur sali", conseguenza negativa a causa dell'impresa di Vasco de Gama. Si cerca di reagire aggregando al Consiglio dei dieci una "zonta delle spezie" per l'esame dei problemi derivanti dalle nuove rotte atlantiche, cercando di stringere accordi con il sultano d'Egitto e, per suo tramite, con i Turchi, togliendo così ai Portoghesi il commercio delle spezie.
Ma prima bisognerebbe giocoforza concludere, a caro prezzo, la pace con la Sublime Porta; oltre a Corone e Modone, Venezia perde Lepanto e Santa Maria di Leuca, punto nevralgico tra l'Adriatico e lo Jonio; gli restano Nauplia e Malvasia nel Peloponneso, le isole di Cafalonia e di Zante, pagando per quest'ultima tributo ai turchi. Mantiene un proprio mercato a Costantinopoli, ma la sensazione è che, una piazzaforte dietro l'altra, stiano saltando i rapporti tra l'Egeo, lo Jonio e l'Adriatico. Quel mare non è più "sposo" di Venezia come celebrato nel giorno della Sensa (l'Ascensione). Lo stesso sultano glielo manda a dire tramite l'ambasciatore Alvise Manenti ed il poeta Joachim de Bellay sembra fargli malignamente eco :

Ces vieux coquz vont expouser la mer
dont ils sont le maris et le Turc l'adultère

Nel 1506, del resto, i commercianti veneziani denunciano l'impoverimento del mercato di Rialto, dove giungono galee "vode senza collo spetie, che mai più da alcuno era stato visto". L'antico commercio sul mondo marittimo era finito, ma questo anche perché "i nobili, salvo qualcuno, si allontanavano sempre più dalla vita mercantile e preferivano collocare il denaro in beni stabili, cioé i capitali guadagnati nei traffici, non solamente per il lusso ed il godimento, ma anche per attingere ad una nuova forma di ricchezza". Di qui i più stretti legami di Venezia agli avvenimenti della storia d'Italia, nel cui contesto la Repubblica avrebbe appunto lottato, destreggiandosi tra le potenze avversarie, fino a perdere quasi tutti i domini per poi recuperarli in grande parte.

ALLA PROSSIMA PUNTATA

MODI DIRE
Saver de sbrodeghin
(Sapere da rigovernatura)

Quello che rimane sui recipienti e di conseguenza sui cibi in essi contenuti, quando manca la pulizia. Deriva da sbrodego, variante spregiativa  di brodo, indicante un liquido sporco, di rigovernatura.

domenica 21 luglio 2019

VENEZIA - I MUSEI


 Continua la visita del Museo Correr con la sala dedicata alla Libreria Pisani




La sala delle Magistrature




La sala delle monete





La sala "Venezia ed il mare"










MODI DI DIRE

Parer na bissona
(Sembrare una bissona)

Detto generalmente di donna troppo e pacchianamente ingioiellata, rapportabile quindi a quelle barche da parata chiamate "bissone", adorne di veli di bisso pendenti in acqua e di una varietà di "strafanti" (stracci senza valore o suppellettili che non servono a niente). Le bissone escono dai cantieri in modo particolare per la Regata storica.

martedì 25 giugno 2019

VENEZIA - PALAZZO DUCALE E LE PRIGIONI

Continua la visita ma passeremo anche attraverso le prigioni. Normalmente sono conosciute come "I Piombi" ma questa definizione riguarda solo le celle che si trovano sotto il tetto con una copertura di tegole in piombo. Quindi molto caldo durante l'estate e  molto freddo durante l'inverno. Casanova è stato uno dei pochi a poter evadere da questo inferno ma sembra sia stato molto aiutato. La parte più terribile però era quella situata al pianterreno con celle inondate durante l'acqua alta e molto frequentate dalle "pantegane" (per chi non sapesse cosa sono, si tratta di ratti d'acqua che non hanno paura di niente. Attaccano anche l'uomo se si sentono in pericolo).
In ogni caso ripartiamo dall'interno del palazzo. 


La sala della Quarantia criminale dove si gestivano le sentenze pronunciate a livello penale  per poi inviare i condannati verso le prigioni. Notare l'armadio dove si archiviavano tutti i documenti legali.




Ed ora tutti in prigione













Ecco l'ultima visione di Venezia che avevano i carcerati. Siamo all'interno del Ponte dei Sospiri


Torniamo all'interno del Palazzo passando nella sala dell'Avogaria. i tre "avogadori" avevano il compito di difendere il principio di legalità e quindi vegliare sulla corretta applicazione della legge.





 Dal prossimo post si torna all'aperto.

MODI DI DIRE
Pansa, tete e cul, la dota del Friul
(Pancia, petto e sedere, la dote del Friuli)

E' un omaggio alla formosa bellezza delle donne friulane, molte delle quali, le più povere, emigravano a Venezia in cerca di lavoro come donne di servizio.


sabato 15 giugno 2019

PALAZZO DUCALE 3 - CONTINUA LA VISITA DELL'INTERNO


Continuo a portarvi all'interno del Palazzo Ducale. Le foto che seguono sono scattate sempre nella Sala della Porta-tamburo dove si trovano anche esposti, in apposite bacheche , armi ed oggetti dell'epoca.










Passiamo ora nella Sala della Quarantia Civile Vecchia





La sala del Gran Consiglio dove troneggia l'opera "Il Paradiso"
 di Jacopo Robusti detto il Tintoretto






La sala del Senato (secondo passaggio)








Spero che questa lunga visita non vi abbia faticato molto perché anche le prossime non saranno da meno.

MODI DI DIRE
Sì, deboto là
(Sì, quasi là)

Commento ironico che si fa verso chi è convinto di poter raggiungere facilmente uno scopo senza tener conto delle difficoltà. Quindi è ome : "Non ci riuscirai neanche per idea".

venerdì 18 gennaio 2019

VENEZIA

Ultima carrellata su Venezia centro storico e poi partiremo verso le isole (Murano, Burano e Torcello). Cominciamo con qualche foto dei molti canali.




E arriviamo in campo Santo Stefano dove troneggia la statua di Niccolo Tommaseo. Dalla foto non si vede, ma sul retro c'è una cascata di libri che esce da sotto il cappotto e quindi, scusate se mi volgarizzo, noi studenti lo chiamavamo il "cagalibri". 


Tra campo San Barnaba e campo Santa Margherita, ai piedi del ponte dei Pugni è da moltissimi anni che esiste questa barca, rivendita di frutta e verdura. Il Comune, ad un certo momento, non voleva più rinnovare la concessione e c'è stata una sollevazione popolare che lo ha obbligato a rinunciarci.



E' un po' atipico fotografare la toilette di un ristorante ma per "El vecio Marangon", di cui vi ho già parlato, abbiamo fatto uno scarto alla regola.






Sequenza fotografica per dimostrarvi l'obbrobrio di avere aperto il passaggio delle grandi navi nel bacino di San Marco. A voi giudicare.






E per salutare il centro città, una sosta al caffé Lavena, il terzo che si trova in Piazza San Marco



MODI DI DIRE

Esser pèzo de quelo del peocio
(Essere peggio di quello del pidocchio)

Essere testardo, uggioso, caparbio, pedante ed anche un po' tirchio. Per quanto riguarda questo ultimo attributo, a Venezia, si dice anche : "El ga un gransio in scarsela" (Ha un granchio in tasca). Nel senso che la persona, per paura di prendere un colpo di chele, evita di mettere la mano in tasca per prendere il portafoglio.