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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

Visualizzazione post con etichetta leggenda del Ponte di Rialto. Mostra tutti i post
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domenica 16 settembre 2018

E SE TORNASSIMO A VENEZIA ?

I piedi cominciano a lamentarsi, ma si continua. Nel rifare il cammino inverso i miei amici non hanno fatto altre fotografie ed hanno ricominciato nei pressi e sul ponte di Rialto




Vista dal lato sinistro del ponte (montando dal lato di San Bortolomio)


e dal lato destro con vista sulla Ca' D'oro


In un post precedente vi avevo accennato ad una leggenda (o verità?) sul ponte di Rialto ed è il momento di raccontarvela. Ci sono diverse versioni, ma io utilizzo sempre quella tramandatami da mia nonna. Premetto che le parole pronunciate dal gondoliere erano naturalmente in veneziano e, per brevità, le riporto solo in italiano.
Scendendo il ponte, verso il tribunale di Venezia, troverete sulla destra (dove il ponte si sdoppia) il Palazzo dei Camerlenghi. Al posto del ponte c'era un traghetto. Ora un patrizio che usciva dal palazzo e doveva recarsi a San Marco per una riunione, si trovò sulla riva quando la gondola era già staccata per passare dall'altra parte. Visto che era in ritardo, chiamò il gondoliere affinché tornasse a prenderlo ma, questi, prendendosela comoda andò al di là e ritornò con calma. Il patrizio, incazzato nero, gridò al gondoliere "Quando sarò doge farò costruire qui un ponte e perderai il tuo lavoro". Al che, il gondoliere gli rispose (in buon veneziano come detto sopra) "Tu farai un ponte quando il c.... farà l'unghia e la m.... andrà in fiamme". Comunque il patrizio divenne doge e fece costruire il ponte (all'inizio in legno) ed a memoria dell'episodio fece aggiungere due altorilievi ai lati del palazzo che vi riproduco qui sotto.
La donna con le fiamme


e l'uomo con l'unghia tra le gambe


Subito dopo si entra in campo san Giacometo dove troneggia un bell'orologio




Purtroppo ai mie amci è sfuggita la statua più importante che si trova proprio di fronte all'orologio ed a fianco del tribunale di Venezia. Ho ripreso le due foto seguenti dal sito di Venice wiki che vi invito a raggiungere, sperando che mi perdonino il "pirataggio". Eccovi il link, lasciando a loro il compito di informarvi sul perché e sull'utilizzo di questa statua. Rinvio alla prossima volta i MODI DI DIRE, ma vi anticipo che ancora oggi a Venezia si dice : "Anca ti, ti xe passà soto la statua del gobo" (Anche tu sei passato sotto la statua del gobbo).






giovedì 2 novembre 2017

61° DOGE - MICHELE MOROSINI - 1382




Penso che per questo doge non avrò bisogno di due post. E' il terzo doge ad aver avuto il dogado più breve.
Bene, allora, Michele Morosini fu eletto verso sera il martedì 10 giugno 1382, con 25 voti, essendo anche lui uno dei 41 elettori (!).
Pronipote del doge Marino, era diventato procuratore, dopo aver svolto diverse missioni diplomatiche.
Sua moglie si chiamava Cristina Bondumier e fu dogaressa. Per il suo passato libertino egli aveva passato quache tempo in prigione ma si riprese.
Sarà sicuramente stato "uomo eloquentissimo e sapientissimo, amatore della giustizia" ma, prima di tutto era molto ricco, censito nell'estimo del 1379 per 38.000 lire di "grossi", che lo facevano rientrare nelle seconda fascia dei contribuenti comprendente solo altri tre nobili ed un "popolare". Si era arricchito come mercante prima di darsi alla vita pubblica ed è poco probabile che una volta abbia Donato allo Stato il ricavato delle merci acquistate a Rodi. In ogni caso, se l'avesse fatto, sarebbe stato solo per il suo tornaconto.
Fu uno dei pochi a speculare sulla vendita delle proprietà dei contribuenti impotentes. Acquistava case a più non posso durante la guerra contro Chioggia, malgrado che gli amici gli dicessero di tenere i soldi a Venezia. Lui rispondeva : "Se la città deve aver mal io non voglio aver ben". In realtà sapeva bene che a guerra finita, il valore degli immobili si sarebbe quadruplicato.
Non ebbe comunque il tempo di godersi i suoi soldi perché morì di peste il 15 o 16 ottobre 1382, dopo un insignificante dogado. Fu sepolto in un sontuoso monumento funebre nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. Una tomba faraonica.

Spero che chi si aspettava delle guerre e delle conquiste non sia deluso e, quindi passo a :

MODI DI DIRE
Quando el casso farà l'ongia
(Quando il pene farà l'unghia)

Modo di dire usato per indicare un avvenimento che non succederà mai.
A questo punto devo aggiungere che il seguito era " e che la mona andrà in fiame" (spero mi perdonerete queste frasi un po' scurrili).
La frase deriva dal fatto che, quando il ponte di Rialto non esisteva ancora, un patrizio che doveva attraversare il Canal Grande per andare dal doge, chiamò il gondoliere  che era già a metà del canale perché tornasse indietro a prenderlo. Il gondoliere non gli diede retta, andò fino al di là del canale e ritornò. Il Patrizio (incavolato) gli disse : " Quando sarò doge costruirò qui un ponte e tu resterai senza lavoro" ed il gondoliere gli rispose con le due frasi sopra indicate. Il problema fu che effettivamente il patrizio diventò doge.
Se vi recate a Venezia andate al Ponte di Rialto sul lato verso il mercato ed il tribunale, guardando il ponte, girate lo sguardo a sinistra ... sulla facciata del palazzo che si offre a voi si trovano due finte colonne con due finti capitelli : su una c'è l'uomo con il pene munito d'unghia e sull'altra la donna con la vagina in fiamme. Buon viaggio.