Dopo l'abdicazione di Orso Partecipazio II, l'assemblea popolare elesse doge Pietro Candiano II (noterete che, per il momento, i cognomi si susseguono e quindi mi chiedo se fossero veramente eletti dal popolo).
Doveva avere circa 50 anni e fu soprannominato Petrone per distinguerlo dal padre Pietro Candiano I.
Appena eletto dovette occuparsi subito di Comacchio (se passate da quelle parti, vi consiglio di visitare questa cittadina, completando con una visita in barca) che non sopportava l'occupazione ormai cinquantennale di Venezia. L'insurrezione era appoggiata da Ravenna desiderosa di allontanare i Venetici dai commerci della zona. Pietro risolse naturalmente la cosa con i vecchi sistemi. Fece devastare tutta la regione e fece deportare tutti i facinorosi, consolidando così la supremazia commerciale di Venezia a Comacchio in quanto scalo del monopolio del mercato nell'Adriatico settentrionale.
Nello stesso anno strinse un patto con gli abitanti di Capodistria: in cambio di 100 anfore di vino offerte al doge, egli offriva la sua protezione e la concessione di commerciare nella laguna.
Il marchese d'Istria, Vintero, mal sopportava questo accordo e confiscò alcuni equipaggi veneziani bloccando ogni loro attività commerciale con gli Istriani.
Pietro, come risposta, ricorse ad un blocco marittimo isolando completamente l'Istria ed obbligando Vintero a chiedere la pace (12 marzo 933) che fu il primo passo della supremazia che avrebbe avuto, in seguito, Venezia sull'Istria.
Tutto questo impegno militare e commerciale gli era indubbiamente dettato dal fatto di assicurare a suo figlio (di nome Pietro anche lui) restaurando il sistema di ereditiaretà, ma non riuscì nel suo intento.
Inviò il figlio a Costantinopoli perché ricevesse qualche onorificenza, ma l'Imperatore dette direttamente al doge il titolo di protospatario e di ipato. Tentò in tutti i modi di ottenere la co-reggenza senza risultato e morì nel 939. S'ignora dove fu sepolto.
MODI DI DIRE
Rancuràr col scugiarìn
(Raccogliere con il cucchiaino)
Si dice di persona annichilità da avversità di ogni genere od anche di qualcuno pestato quasi sino alla morte.

