AVVISO AI MIEI VISITATORI


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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

venerdì 26 maggio 2017

LA SAGGEZZA DEL GATTO 18

L'ARTE DI FARE DEI VOCALIZZI
Con un repertorio di un centinaio di suoni, il gatto può anche cantare. Tutto un mondo da scoprire!



Il gatto miagola e si esprime a suo modo. Sarebbe meglio conoscere il suo vocabolario per capirlo e comunicare con lui. Per chiedere egli dice "mew". Se non lo si ascolta attentivamente, si arrabbia e dice "mraou" e quando si è a sua disposizione, per servirlo, dice "mre" (grazie).
Il repertorio felino comprende dei mormorii, delle vocali, dei suoni di alta intensità. Si può anche far cantare un gatto (io non ci sono riuscito)! Lo sentiamo mettere ed aumentare il volume spontaneamente. le sue vocali vanno da "miaou" a "môôô" ed a "mmaâaoou" e, secondo l'umore, ci dà dentro. E' sufficiente che ritrovi un gioco, dimenticato da tempo, o che sia eccitato da un peluche alla valeriana perché si lanci in una fuga in "miaou "maggiore" con un crescendo.
E' così che "La fuga del gatto" (1729) non è di Scarlatti, ma del suo gatto! Quest'ultimo aveva la mania di passeggiare sulle partizioni e di correre sui tasti del piano. Un giorno il suo padrone prese la briga di prendere un foglio e di scriverci le note!

E NOI ?

Cantare per esprimere la propria gioia, il proprio stupore, il gusto di vivere, è buono per il morale. Nello stesso tempo che ci scopriamo dei talenti vocali, creiamo la nostra propria musica d'accompagnamento. Eccellente mezzo di decompressione.



PS - Non è facile rendere i vari miagolii di un gatto e quindi mi perdonerete la mia idea di provare a scriverli.

domenica 21 maggio 2017

LUOGHI DI VENEZIA




Il computer è tornato sano e salvo dalla visita e quindi ricomincio a pubblicare partendo dalla mia città natale. Da domani avvierò le visite a tutti voi. Un amichevole abbraccio.

 Ogni tanto vi porterò in luoghi di Venezia non compresi nei normali cicli turistici.


El ponte, la cale e la fondamenta dele téte
(il ponte, la calle e la fondamenta delle tette)

Vi ricordo che in un vecchio post avevo spiegato che la parola "tete" (le poppe) deriva probabilmente dalla serie onomatopeica dello succhiare (ts...ts...) ma alcuni affermano che deriva invece dal fatto che la lettera greca theta è rappresentata da un cerchietto con un punto al centro che rappresenterebbe il capezzolo (bighignolo in veneziano).

I luoghi citati nel detto si trovano a San Giovanni Laterano ed a San Cassiano dove alcune prostitute, come si riporta da lungo tempo, usavano stare alla finestra mostrando le loro grazie per attirare i clienti.
Ci sono però delle spiegazioni alternative.
Alcuni studiosi affermano che non si trattasse di un'iniziativa personale ma di un ordine della Serenissima che, avendo in odio la diffusa sodomia, imponesse alle soprannominate di esporsi appunto a seno nudo per distoglierne i veneziani.
Nel Witzionario anedottico si legge invece che furono i dogi della Serenissima che, comprendendo la lunga astinenza dei soldati e dei marinai ritornanti dalle guerre, imposero a tutte le belle signore veneziane di accogliere i reduci con l'esporsi a seno nudo sui ponti di Venezia al passaggio dei galeoni. Una ricreazione quindi per gli occhi di chi era andato in bianca per molti mesi.


Il ponte che è il luogo più conosciuto dei tre citati


A proposito da me " Son tornate a fiorire le rose alle dolci carezze del sol..." Quelli della mia età capiranno a cosa mi riferisco.



martedì 16 maggio 2017

PROBLEMA TECNICO

Questa sera porto il computer dal "dottore" e quindi per qualche giorno non potrò rispondere ai vostri gentili commenti, né venirvi a trovare. Vi prometto che mi rifarò appena sarà tornato guarito. Buona settimana.

lunedì 15 maggio 2017

SAGGEZZA DEL GATTO 17

L'ARTE DELLA PAZIENZA
Solo tra quattro mura, cercare di far passare il tempo durante la giornata, il gatto paziente, vi attende...
Tutto un programma

DECALOGO :

Uno - restare nelle braccia di Morfeo. Questo protegge dal fatto di annoiarsi.
Due - al risveglio attivarsi subito : sgranocchiare qualche crocchetta, bere, controllare se dal rubinetto scenda un filo d'acqua (i gatti amano bere direttamente l'acqua corrente), occuparsi a partire dal niente.
Tre - far finta di cacciare una preda, correndo di quà e di là nella casa.
Quattro - Tornare alla ciotola delle crocchette perché a ventre pieno è più facile lasciarsi andare.
Cinque - leccarsi, sentirsi più leggero, sbarazzarsi di eventuali impurità e tornare a dormire.
Certo è lungo aspettare che la porta si apra per sentire la voce dell'amico/a umano/a.
Sei - giocare con la propria pallina.
Sette - Saltare sulla finestra per guardare chi passa nella strada o gli uccelli sugli alberi.
Otto - continuare ad attendere, ancora nessuno alla porta.
Nove - in ogni caso attendre, attendere, attendere come davanti ad un buco da dove potrebbe uscire un topo.
Dieci - Pazientare ancora.

Però, quando la solitudine è a forti dosi, questa diviene insopportabile per il gatto. L'ideale è che una persona gli renda visita di tanto in tanto o che abbia un compagno, gatto o cane non ha importanza.

E NOI ?

Prendere il proprio male in pazienza è una vera lezione che ci dà il gatto. Quando un avvenimento indesiderabile si presenta nella nostra vita, un contrattempo, una malattia e che non si può far niente, l'unica soluzione è attendere che passi ed attendere una soluzione felice.



mercoledì 10 maggio 2017

IL PARCO CLEMENCEAU A MONTPELLIER

Georges Clemenceau (1841 - 1929) fu un uomo di Stato, radical-socialista, presidente del Consiglio dal 1906 al 1909 e, successivamente, dal 1917 al 1920.
Montpellier gli ha dedicato un parco ed ho pensato di andarlo a fotografare nei giorni scorsi. Non me ne sono pentito perché, alla fine, ho avuto una piacevole sorpresa.
Alcune foto del parco :





Immancabili i colombi ma non ho avuto il tempo di chiedere loro se, per caso, arrivassero da Venezia (lol)



Ed ecco la sorpresa : in fondo al parco si trova un affresco in trompe l'oeil sul quale voglio darvi qualche notizia prima di pubblicare le foto.
Il titolo di questo affesco è "Giulietta e gli spiriti" un occhiolino al film di Federico Fellini del 1965 ed è stato creato nel 2010 dal pittore Patrick Commecy. L'opera è stata premiata con il "Pennello d'argento" dal sito specializzato : trompe-l-oeil.info sulla base del giudizio espresso dagli internauti e da dieci fotografi indipendenti che hanno giudicato tutti gli affreschi realizzati in Francia nel 2010.
La regola degli affreschi di Montpellier è che essi facciano riferimento alla storia dei luoghi ed alla vita dei quartieri e quindi questo di cui vi parlo riunisce delle persone vissute nella città.


Léo Malet (scrittore e poeta)



Pierre Magnol (botanico e padre della magnolia)


Juliette Greco (cantante)


Léopold Nègre (dottore in medicina e scienze naturali)


Antoine-Jérôme Balard (farmacista e chimico)


Jules Emile Planchon (botanista)


Ed ora qualche foto dell'insieme


















Tenete presente che la torretta sulla destra è dipinta su una superficie piana.


Naturalmente bisogna che ci sia sempre qualche stupido (eufemismo) per rovinare gli affreschi.
Se passate da Montpellier andate a vederlo, come pure gli altri ai quali ho dedicato nel passato dei post. Digitate "trompe l'oeil" sulla ricerca se avete tempo e voglia di vederli.

lunedì 8 maggio 2017

IL GIARDINO D'INGRESSO

In un altro post vi avevo fatto vedere le piante del giardino posteriore (quello un po' più privato) ma voglio farvi vedere anche quello anteriore che serve d'ingresso alla casa. In questa occasione vorrei ringraziare Anna (Vive in Giappone. Andate a vederla. Ha delle ricette superbe). Mi ha appreso che l'acero giapponese, una delle mie piante favorite, si chiama in giapponese Momiji.

Il calistemon


La bugainville
Essendo una pianta di zone più calde e quasi tropicali non è che cresca come in Spagna od in Marocco, ma ci accontentiamo.




L'arancio


Il limone


Il limone mi dà circa una trentina di frutti che mi servono per fare il limoncello tramite una ricetta semplice, semplice.

giovedì 4 maggio 2017

54° DOGE - ANDREA DANDOLO ( 1343 - 1354)


Ci vollero ben sei scrutini per eleggere, il 4 gennaio del 1343, il successore di Bartolomeo Gradenigo, il giovane Andrea Dandolo che era in ballottaggio con Marino Falier, più anziano ed anche più esperto.
Andrea era nato il 3 maggio 1306 ed apparteneva al ramo dei Dandolo che si erano staccati dal grand Enrico verso la fine del secolo XI. Studente all'Università di Padova nelle scienze giuridiche, non aveva raggiunto la laurea dedicandosi invece  alla carriera politica ottenendo la carica di  Procuratore di San Marco nel 1331. Due anni dopo lo troviamo a Trieste a fare pratica presso il podestà Giovanni Vigonza anche investito dal vescovo in un vasto feudo a Pirano in Istria. Fu poi più volte eletto "Savio" con diversi incarichi ed infine correttore della Promissione ducale. Un corso piuttosto ricco che gli consentì di bruciare le tappe divenendo doge a soli 37 anni. Per il suo spirito amabile e affascinante, fu soprannominato il "cortesan". Vantava un'amicizia con Francesco Petrarca ed era lui stesso scrittore. Avrebbe lasciato un manuale pratico di statuti ed i libri Albus e Blancus contenenti 320 atti diplomatici, oltre a due cronache. Una breve che termina con il dogado di Bartolomeo Gradenigo ed una lunga che arriva fino a Jacopo Contarini; malgrado le imperfezioni presentano una delle fonti principali delle origini veneziane.
All'inizio tutto comincia bene : una crociata indetta da Clemente VI contro i turchi (1343) vide i veneziani ed i genovesi (una volta tanto insieme) conquistare Smirne, porto di grande importanza commerciale e strategica in Anatolia. Il Papa concesse quindi l'abolizione del divieto di commerciare con i mussulmani e questo faceva comodo a Venezia che nel frattempo aveva anche stipulato un trattato con l'imperatore dei Tartari Zanibek. Oggi sembra una piccola cosa ma, a quel tempo, il prezzo di mercato delle cartelle relative ai prestiti di Stato raggiunse il 100% del prezzo di emissione e nel 1334 lo superò ampiamente.
Immancabile, quindi, l'aumento del benessere galoppante ma causa anche di un aumento della corruzione e di bravate da parte della gioventù. In una notte del 1344 Paolo Steno di S. Geremia entra nella stanza di Saray, figlia di Pietro Falier e la violenta mentre due servi del padre (Zanino e Beta) la tengono ferma. Il giovane nobile ha solo un anno di carcere e trecento lire di ammenda, Zanino viene bandito e Beta (tedesca di nascita) riesce a fuggire. Viene condannata, in contumacia, al taglio del naso e delle labbra. Lo Steno riparò il fatto con lo sposare la fanciulla ma l'atto confermava il malcostume dilagante. Gli stupri furono talmente tanti che furono fondati degli ospizi per le vittime da parte dei frati francescani vicino a San Francesco della Vigna ed al Monastero della Celestia oggi chiamato della Pietà.
Andrea Dandolo cerca dui porre rimedio all'andazzo di dissolutezza e viene quindi costituita una commissione di Savi che compili una serie di nuove leggi per il mantenimento dell'ordine pubblico e morale. Per il furto e lo stupro è previsto l'esilio, connesso ad una serie di pene corporali che vanno dalla fustigazione al marchio con ferro rovente sulla spalla, dal taglio del naso e delle labbra all'estirpazione degli occhi; per i falsari c'è il rogo. Questa severità non frenerà comunque la corruzione dilagante perché il marcio è anche nel "manico".
Per la festa dell'Ascensione del 1347 giunge a Venezia isabella Fieschi, moglie di Luchino Visconti, signore di Milano: è una donna bellissima ed "il conte di virtù" intrecciaa una relazione con colei "che aveva le grazie del cormo e dello spirito". Il Molmenti, per salvare il doge, scarica tutte le colpe su Isabella "poco onesta, donna lasciva e iniziatrice della tresca che fece dimenticare al doge gli austeri doveri del suo uffizio". E' uno scandalo e la dogaressa, Francesca Morosini, cerca di ignorarlo, resta nobilmente al suo posto ma ne è ferita nell'intimo ed a tal punto che nel testamento scrive di non voler essere sepellita con il marito. Naturalmente si cominciò a parlare di "castigo di Dio" quando, dopo un grave terremoto, il 25 gennaio 1348, che fa crollare antiche torri, nel marzo dello stesso anno arriva la "peste nera". Il terrore nella popolazione era tale che che nessuno avvicinava altre persone anche all'interno delle stesse famiglie. Il governo si impegnò al massimo per evitare il diffondersi dell'epidemia con la nomina di medici e mettendo in funzione per i colpiti dal morbo degli ospizi già esistenti per i lebbrosi. In ogni caso perì 3/4 della popolazione, anche perché si ebbero degli strascichi sino al 1350.
La situazione politica estera creò nel frattempo rinnovati impegni militari. Prima dell'epidemia il doge era riuscito a sconfiggere l'ennesima ribellione di Zara grazie a Marino Falier, futuro doge dal triste destino, che con soli 600 uomini riuscì a stroncare la rivolta provocando 7.000 morti.
Più tardi risorse il contrasto con Genova e, per premunirsi, Venezia si era alleata nel 1350 con Pietro d'Aragona che aveva delle mire sulla Sardegna e con l'imperatore Giovanni Catecuzemo che voleva liberarsi dei mercanti genovesi a favore di Venezia considerandola più adatta alla difesa contro i turchi. Quello stesso anno una squadra di galee veneziane al comando di Marco Ruffini ebbe la meglio su una piccola flotta condotta da Filippo Doria il cui torto era di aver distrutto alcune galee della Repubblica lagunare all'ancora nel porto di Candia.
Invano il Petrarca, che si trova in quel momento a Carrara, inviava all'amico doge un accorato appello, implorandolo di evitare lo scontro tra le due repubbliche marinare perché, dopo la cattura di alcune navi veneziane a Coffa, si ebbe uno scontro in piena regola nel Bosforo il 13 febbraio1353 a favore dei Genovesi, ma i Veneziani si rifecero con una vittoria presso Alghero il 25 agosto dello stesso anno. Per Genova fu un disastro e non ebbe più i mezzi per continuare la guerra da sola. Chiese quindi aiuto a Giovanni Visconti, signore di Milano. Venezia si alleava a sua volta con gli Scaligeri e gli Estensi. L'Italia settentrionale si trasformò in un teatro di guerra totale.
Nell'inverno del 1353 Francesco Petrarca arriva a Venezia come ambasciatore dei Visconti. Ricevuto con tutti gli onori, non si sa bene cosa abbia detto al doge ed ai nobili del Maggior Consiglio ma Andrea Dandolo mise in dubbio l'imparzialità del poeta che rinunciò al suo incarico. Infatti, in una corrispondenza posteriore con il Petrarca, il Dandolo, anche se garbatamente, non ritiene molto sincere le parole dell'illustre mediatore.
Il problema fu che questo rifiuto di discutere fu deleterio per Venezia. I Genovesi, con l'aiuto dei Visconti, si erano riorganizzati e la loro flotta al comando di Paganino Doria risalì addirittura l'Adriatico saccheggiando Curzola, Lesino e Parenzo. Il 4 novembre i Genovesi riportarono una grande vittoria nel mare Egeocontro la flotta veneziana guidata da Nicolò Pisani. Un disastro totale per la Repubblica Veneta.
Andrea Dandolo divenne quindi impopolare e, demoralizzato, muore di crepacuore (come si chiamava a quel tempo) il 7 settembre 1354. Fu sepolto nella cappella del battistero di San Marco in un sontuoso sarcofago gotico con la statua che lo raffigura in un atteggiamento mistico in contrasto con quella che fu la sua vera vita dedicata agli aspetti materiali.

Se avete avuto il coraggio di arrivare fino a qui, penso che leggere un modo di dire non vi sia pesante e quindi lo pubblico.


Da tanto vin che 'l beve, el gà la gripola su e buèe
(da tanto vino che beve, egli ha la "gripola" sulle budella)

Nel dizionario del Boerio, alla voce "Gripola" si legge : "Crosta che fa il vino sulle pareti interne della botte da cui si ricava, macinandola, il cremor di tartaro (un lievito naturale).

lunedì 1 maggio 2017

I FIORI DI CASA MIA

Ormai siamo in primavera inoltrata e alberi ed arbusti, oltre ai fiori, la fanno da padroni nel mio giardino. Allora mi permetto di sottoporvi qualche esemplare. Purtroppo non posso darvi la foto del melia perché siamo stati costretti ad accorciarlo ed i nuovi rami e foglie non sono ancora sviluppati. Sarà per il prossimo anno.

L'acero del Giappone




Il rosaio rampicante


La palma Washingtonia è rimasta al suo posto



Le rose rosse non erano ancora spuntate solo un inizio di bocciolo




L'amarillide ai piedi della buganville



Buon proseguimento di primavera e speriamo in una bella estate

giovedì 27 aprile 2017

L'OPERA COMEDIE DI MONTPELLIER

Come ho scritto in alcune risposte del post precedente sono stato ieri, 25 aprile - festa nazionale italiana ma anche di Venezia essendo il giorno di San Marco, patrono della città - ad ascoltare un concerto al teatro Opéra Comédie di Montpellier riguardante due opere di Mozart : Sinfonia n° 41 in ut maggiore K551, detta "Jupiter" (1788) e la Grande Messe en ut mineur k 427 (1783).
Comunque in questo post non vi parlerò di musica ma del teatro stesso.
Preciso che le foto sono tratte da Internet e non sono mie.


Inaugurato nel 1888, l'attuale Opéra Comédie, grande teatro all'italiana, è l'opera dell'architetto Joseph-Marie Cassien Bernard (1848 - 1926), allievo di Charles Garnier autore dell' Opéra Garnier a Parigi. Il giovane architetto riprende infatti le idee del suo maestro per quanto riguarda l'impatto sociale della costruzione di un immobile per l'opera nel XIX secolo e la funzione che esso occupa nel contesto urbanistico. Quindi al Palais Garnier che troneggia sulla piazza de l'Opéra a Parigi, risponde l'Opéra Comédie sulla grande piazza di Montpellier che era allora, oltre ad una piazza pubblica, una piazza d'Armi dove si svolgevano delle parate militari. Dopo la costruzione del teatro la piazza fu ribattezzata "Place de la Comédie".
La costruzione si trova su un terreno in discesa ed è un parallelepipedo più stretto in facciata che nella parte posteriore.
L'architetto orna la facciata di tre grandi finestre vetrate sovrapposte a tre grandi porte ed a un grande sagrato. Le finestre sono munite di una balaustrata ornata da quattro statue rappresentanti il Canto, la Poesia, la Tragedia e la Commedia (tolte dopo un restauro posteriore) e di un grande orologio la cui esecuzione fu affidata allo scultore Antonin Injalbert (1845 - 1933) insignito del Grand Prix de Rome.

Una scala in marmo a doppia voluta conduce dal piccolo vestibolo al corridoio della prima galleria e dimostra con la sua presenza quanto Cassien-Bernard avesse compreso le lezioni di Garnier : l'opera, luogo di spettacolo, è anche luogo dove farsi vedere (a quel tempo perché oggi ci si va in jeens, senza cravatta o marsina). Quattro altri scultori (Auguste Baussan, Alfred Avinaud, Arthur Jullian e Raymond Coste) si dividono il compito di scolpire le statue della grande scalinata, del grande e piccolo vestibolo e delle quattro facciate.
Gli otto affreschi che ornano le pareti del Grand Foyer sono affidati, dopo concorso pubblico, a dei giovani artisti già allievi delle Beaux-Arts  di Montpellier. Essi rappresentano la Danza, la Pastorale, la Poesia, la Commedia, il Canto, la Storia, la Musica e la Tragedia. "La via lattea" un grande quadro di diciannove metri per cinque si trova sul soffitto del Grand Foyer. Si deve questa opera monumentale a Ernest Michel (1833 - 1902), anche lui Grand prix de Rome nel 1860, conservatore di Museo e direttore delle Beaux-Arts. E' a lui che viene affidato anche l'incarico di decorare le tre cupole del Grand Escalier. Egli sceglie di rappresentare l'Aurora (una ninfa che si toglie i veli al canto del gallo), il Giorno simboleggiato dal carro di Apollo e la Notte, altra ninfa che si sveglia al canto di un trovatore.


La grande sala propone 1.200 posti e si sviluppa su cinque livelli dalla platea (divisa in due da un corridoio) sino alla quarta galleria sormontata da un soffitto dipinto. E' dominata da un lampadario di cristallo al centro di una cupola eseguita dal pittore Arnaud d'Urbec che vi ha rappresentato, come richiesto dal contratto, "La città di Montpellier raffigurata da una donna in piedi sui gradini del tempio della gloria chiamando a raccolta i poeti, i letterati ed i musicisti. Al di sopra del palcoscenico le danze del Languedoc : la danza del cavalletto, la danza delle pergole,, delle pitture florali e la farandole ..."

La caratteristica di questo lampadario è che, in caso di intervento di manutenzione, non viene abbassato come si fa in altri teatri ma viene sollevato, dopo l'apertuta di due mezze cupole, in una sala detta "del lampadario" dove viene fissato al centro di una impalcatura permanente facilitando così l'accesso degli elettricisti.
La bordura a festoni incorona la scena che misura 9 metri in altezza e 12,80 metri in larghezza. La scena ha una superficie totale di 440 metri quadrati ed è dotata di tutti gli ultimi progressi tecnici. Intelaiatura di metallo sostenente delle passerelle in legno (per l'acustica) e spostabili elettricamente. La fossa, prevista all'origine per contenere 50 musicisti, fu allargata nel 1985 per ospitarne 60 senza prendere del posto verso la sala.
Tutto l'insieme della scena e le logge vicine furono sostanzialmente restaurate tra il giugno 2010 ed il giugno 2012 modernizzando ancora di più il teatro.
Nell'ambito della stessa opera si trova una sala più piccola : la Salle Molière con 350 posti, perpendicolare alla sala principale dedicata in modo particolare a dei concerti di associazioni.
Ultimo dettaglio : Al di sopra della scena si trova iscritta in lettere d'oro la data 1888 che è quella dell'inaugurazione del teatro.

Prometto a tutti voi che se l'Ufficio turismo dovesse organizzare una visita del teatro mi iscriverò per fare personalmente delle foto migliori di quelle trovate su Internet.

lunedì 24 aprile 2017

NO GRANDI NAVI

Avrete notato che sulla destra del mio blog c'è un gadget riportante il logo del "Comitato NO GRANDI NAVI" di Venezia e che riporto qui sotto.
L'attuale presidente è Tommaso Cacciari, nipote di un ex sindaco di Venezia.
Vi prego di utilizzare i link qui sotto riportati per andare a leggere l'articolo o vedere i filmati. Grazie ed a presto.

Qui per l'articolo


http://www.veneziatoday.it/cronaca/proteste-ponte-Giudecca-contro-navi-crociera-Venezia

oppure qui per i filmati :

http://www.veneziatoday.it/persone/tommaso-cacciari/

BASTA CON LE NAVI

PS - Per seguire i link non serve fare copia-incolla. Cliccate sopra e nella piccola finestra che si apre ricliccate sopra l'indirizzo.