AVVISO AI MIEI VISITATORI


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QUESTO BLOG NON E' CREATO A SCOPO DI LUCRO
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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

domenica 5 luglio 2020

75° DOGE -LEONARDO LOREDAN (1501 - 1521) - QUARTA ED ULTIMA PARTE



Eravamo rimasti al ponte delle Tette, ed in una Venezia simile i nobili preferiscono contendersi una cortigiana, come accadde ad Andrea Loredan, parente del doge, che restò mortalmente ferito, una notte del 1513, per mano del patrizio Orsatto Priuli. Le cortigiane erano ormai avviate agli alti ranghi della società: Cornelia Griffo "meretrice ricca, sonptuosa e bellissima" come la definì il Sanudo, era riuscita a farsi sposare nel 1520 dal patrizio Andrea Michiel con una bella cerimonia celebrata in S. Giovanni in Torcello.
Peraltro anche le monache seguivano l'andazzo del tempo e la clausura non era certo rispettata al convento della Celestia, dove, secondo Francesco Berni, le suore "facevano la Pasqua come il Carnevale", ballando spesso la notte fino all'alba con molti giovani patrizi.
Venezia era anche un "bordello" nella pubblica amministrazione, con le cariche concesse non per merito ma a chi pagava meglio.
L'arcivescovo di Candia, Giovanni Landio, diventa un falsario e viene arrestato nel 1519.
Aggravi fiscali imposti dalle guerre e contro 2.000 ducati si poteva avere il titolo e la toga di senatore (senza diritto di voto). Il doge fece un accorato appello a tutti i detentori di cariche pubbliche perché offrissero prestiti o donazioni in denaro e così essi annunciarono i loro contributi prima che si votasse la loro candidatura come se fosse un'asta per essere eletto.
Anche il doge non si tirò indietro visto che dopo la sua morte fu aperta una inchiesta da parte degli Inquisitori "sopra il doge defunto". Il ridicolo fu che si addebitarono agli eredi del Loredan 2.700 ducati, quando egli ne aveva spesi ben 90.000 a vantaggio della Repubblica.
Fu comunque anche un periodo favorevole agli artisti che fecero la città sempre più bella. Il Giorgione affrescò il Fondaco dei Tedeschi, il Tiziano dipinse la sua Assunta nella chiesa dei Frari, le procuratie vecchie furono ricostruite ed un angelo d'oro posto sul campanile di San Marco.
Venezia difende i luterani e il 25 dicembre del 1520, Andrea da Ferrara, sospetto di Luteranesimo, predicava in Campo Santo Stefano. La Repubblica non prende posizione pur mandando un osservatore alla Dieta  di Worms, indetta dal nuovo imperatore Carlo V. L'incaricato è Gasparo Contarini convinto assertore della netta distinzione tra potere politico e potere spirituale.
Leonardo Loredan muore il 21giugno 1521 per una cancrena alla gamba, dopo una inutile agonia di una settimana. Nel frattempo i figli cominciarono lo sgombero dell'appartamento nel Palazzo Ducale, provvedendo a trasferire il mobilio nel primicerio della chiesa degli Ss  Filippo e Giacomo, da loro presa in affitto. Non si curaroni di far costruire subito un monumento funerario ed il doge fu sepolto in una tomba senza iscrizione ed una semplice lapide di marmo sopra i gradini dell'altare maggiore della chiesa dei Ss Giovanni e Paolo. Il monumento venne eretto solo nel 1572 dai discendenti contro il volere dei frati che volevano spostarlo per sistemare meglio il coro attorno all'altare.

MODI DI DIRE

Magna e bevi che la vita ze un lampo
(Mangia e bevi perché la vita è un lampo)

E' la filosofia delle persone prive di orizzonti culturali e vittime della miseria economica e morale.


lunedì 29 giugno 2020

GUIDA SEGRETA DI MONTPELLIER E DINTORNI - 8

UNA PIAZZA A FORMA DI CATTEDRALE

Una cattedrale, edificata in piazza della Canourgue, avrebbe dovuto rimpiazzare quella di Saint-Pierre. Una costruzione mai terminata


Prima di diventare cattedrale Saint-Pierre nel XVI secolo, quando la sede del vescovado di Maguelone fu trasferita a Montpellier abbandonando le paludi diventate insalubri, l'edificio era una cappella del monastero Saint-Benoît-Saint-Germain che Urbano IV, diventato papa in Avignone, fondò nel 1364. La guerra dei Centanni arrivò ed il secolo fu colpito da grandi epidemie di peste . I monaci  si consacrarono alle cure ed alle preghiere. Durante i problemi religiosi del XVI secolo, la cattedrale fu attaccata molte volte. Dopo 50 giorni di assedionell'autunno 1567, l'effondramento di una parte del chiostro e di una torre, provocarono il crollo della vavata. Quattro anni dopo dopo l'assedio di Montpellier (dove ormai comandavano gli Ugonotti), Luigi XIII (1622)autorizza un progetto di una nuova cattedrale nel punto culminate della città, piazza della Canourgue. La cattedrale Saint-Louis deve sostituire quella di Saint-Pierre troppo in contrabasso, poco visibile agli occhi dei fedeli e più esposta ai tiri di cannone. Il progetto ( dell'architetto Levesville) è bloccato all'inizio dei lavori perché troppo caro. Richelieu preferisce riparare la cattedrale che riprende la sua funzione di culto cattolico nel 1634.
Al termine dei lavori della sua architettura medioevale restano una torre e l'imponente portico tra due costruzioni cilindriche sostenenti un curioso baldacchino.
Oggi la cattedrale ospita molte opere maggiori tra le quali la Caduta di Simone il mago. Questo quadro immenso, visibile sul transetto di destra, fu ordinato al calvinista Sébastien Bourdon per il coro della cattedrale devastata dai suoi correligionari. Il pittore lo esegue nel 1657. Il quadro simbolizza il trionfo della Chiesa sull'Eresia visto che Simone era il rivale dell'apostolo Pietro.

L'attuale cattedrale


domenica 14 giugno 2020

75° DOGE - LEONARDO LOREDAN (1501 -1521) - TERZA PARTE


La solenne assoluzione da parte di Giulio II in San Pietro, nel febbraio del 1510, era il preludio al nuovo corso degli avvenimenti; l'anno dopo è già la Lega Santa al grido di "Fuori i barbari". Luigi XII gli oppone un'alleanza con Firenze, il Marchese di Mantova ed il Duca di Ferrara, ma soprattutto la convocazione di un concilio a Pisa nel settembre del 1511, con nove cardinali dissidenti. Il re di Francia mira a creare lo scisma ed in sostanza a deporre Giulio II; l'imperatore Massimiliano, irritato con il Papa per il cambiamento di indirizzo politico, appoggia il re proseguendo la guerra contro Venezia. Ma Giulio II convoca un concilio ecumenico a Roma e dichiara deposti i cardinali di Pisa che tornano nel gregge di Pietro e chiedono perdono.
La Lega Santa viene sconfitta a Ravenna l'11 aprile dal grande Gastone de Foix ed il papa vede svanire i suoi progetti, ma l'apertura del concilio in Laterano, il 3 maggio, coincide con un improvviso precipitare degli eventi in favore della Lega. Massimiliano abbandona Luigi XII; nel giugno a Mantova i collegati si dividono i frutti dell'ormai insperata vittoria con principalmente gloria per Giulio II ed il suo Stato Pontificio; Venezia racimola solo Bergamo e Crema. A Massimiliano vanno Brescia, Verona e Vicenza; la Repubblica ci resta male e prende le distanze. Nel marzo 1513 firma un trattato di alleanza a Blois con Luigi XII; lo stesso mese muore Giulio II ed il nuovo papa, Leone X, si vuole godere il papato con buffoni e prostitute d'alto rango alla sua corte. Le truppe di Massimiliano hanno la meglio e da Mestre cannonate intimidatorie si fanno sentire fino a Venezia.
Il doge torna alla carica incitando i patrizi ad armarsi e partire, a pagare nuove sovrimposte di guerra e sottoscrivere prestiti straordinari, ma questa volta raccoglie scarsi frutti. Benemerite dovrebbero essere invece chiamate le cortigiane, sulle quali finiscono per gravare ingenti tasse come quelle del 22 ottobre del 1514 per i lavori dell'Arsenale. C'è però un nuovo rilassamento generale dei costumi ed anche il doge non dà il buon esempio perché chiacchierone, esortatore ma non manda neanche uno dei suoi figli e non presta denari.
E' ancora una volta la gente dell'entroterra a smuovere la situazione e questa volta sono i Friulani a resistere allo straniero ed a dare l'esempio di fedeltà a San Marco. Viene poi la vittoria di Francesco I a Marignano, che, per Venezia, significa la riconquista di gran parte dei territori di terraferma e la rinuncia di Massimiliano ai suoi diritti sul Friuli in favore della Repubblica.
Ma, in ogni caso, Venezia in questi primi vent'anni del XVI secolo mette già in mostra come sia dilagante la corruzione del costume, secondo gli alti e bassi dello splendore del suo Stato. Andrea Michiel detto lo Strazzola, scrive :

Parmi Venegia esser fatta bordello
poiché girar non posso in alcun lato
che io non sia a voce o con sputo chiamato
da qualche landra drieto al bel cancello


All'inizio del secolo le prostitute d'alto rango o meno assommano a Venezia a 11.654, dato confermato anche dal mercante Merlini; per le vie battono anche i travestiti, facendo concorrenza appunto in "habito femmineo alle puttane". Queste, a volte, per fronteggiarli, prendono l'aspetto in abiti maschili, nascondendo metà del volto, oppure si mettono sedute al davanzale della finestra con le gambe penzoloni ed il seno scoperto per attirare gli uomini e distoglierli dalla pederastia.

Alla prossima.

PS - In merito all'ultima frase chi va a Venezia può andare alla separazione tra i quartieri di San Polo e Santa Croce (nella zona delle "Carampane" che costituiva un quartiere a "luci rosse"), "il ponte delle tette" che vi presento nella foto sottostante.



MODI DI DIRE
Incoconarse
(strozzarsi)

Ingorgarsi l'esofago mangiando troppo avidamente. Il termine deriva dal cocchiume, tappo per le botti.

Ciao

Venezia riparte: primi turisti in città



Per me, è un po' troppo presto, ma il sindaco ha ceduto alle pressioni degli addetti alle varie attività turistiche (negozianti con vendita di paccottiglia, negozianti un po' più seri, gondolieri, taxisti, hotel, ristoranti, bar e chi ne ha più ne metta).

La prossima volta tornerò su cose più serie, sempre pensando che l'incoscienza porterà ad un ritorno di questo maledetto Covid 19. Già due nuovi casi a Roma (senza considerare quelli di cui non si parla più).
Ciao a tutti.

PS - Non dimenticate di guardare anche il post precedente. Grazie.

2° PS - Il clip è tratto da You Tube

GUIDA SEGRETA DI MONTPELLIER E DINTORNI - 7

LA PICCOLA GERUSALEMME DEL LANGUEDOC




Un misterioso bagno rituale sotterraneo ci ricorda che gli Ebrei andalusi nutrirono l'età intellettuale di Monpellier nel Medioevo … e la sua economia.
Nel sottosuolo del n° 1 della rue de la Barralerie (quelli che facevano le botti) un importante mikvé, ben conservato, è stato scoperto nel 1985. Questo bagno rituale giudeo del XII secolo è l'uno dei cinque bagni i più antichi nell'Europa. Considerato come un tesoro è, per il momento, il solo vestigio visibile della presenza ebraica nel Languedoc durante il Medioevo.
Questo bagno rituale era utilizzato dalle donne per una purificazione prima delle loro nozze, dopo un parto o dopo il mestruo e dagli uomini alla vigilia delle feste religiose o dai convertiti che erano obbligati all'immersione nel bagno. Ci si accede attraverso una scala del XVI secolo per arrivare ad un bacino di 3 X 2 metri ed una profondità tra 1,50 e 1,60 metri. Un'acqua (colore verde laguna) limpida e fredda. Il bagno è dotato di uno spogliatoio con finestra ornata di una colonnetta a motivo florale, che dona sull'acqua. Recenti lavori hanno permesso di scoprire un arrivo d'acqua che sorge naturalmente (evoca il passaggio simbolico di un'acqua sempre ricambiata e dunque conforme), la base di un bacino rotondo evocante un pediluvio ed un tino per il vino rituale.
Luogo centrale della vita comune ebraica, richiama l'importanza  di questa popolazione di medici, savanti, uomini di legge, drappieri, mercanti di seta, tintori, sarti o viticultori, mescolati alla vita quotidiana dei cristiani, in uno stesso quartiere.
Probabilmente, già presente alla fondazione della città, l'arrivo degli ebrei cacciati dall'Andalusia per il rigorismo dei musulmani almoavidi, rinforzà la popolazione dopo il 1147. Il mikvé è la preziosa testimonianza di questa comunità che ebbe qui il suo sviluppo tra il 1204 e il 1349.
Se il mikvé di Montpellier è il solo vestigio visibile, per l'istante, gli scavi in corso permetteranno, forse, di scoprire la totalità della Scuola giudaica. Questo bagno rituale fa parte di un insieme comprendente una casa di preghiera, una per gli studi ed una per la colletta, in un quartiere dove gli ebrei vivevano in pace con i cristiani fino al primo editto di espulsione firmato nel 1306 da Filippo il Bello.

PS - Piccola parte di un film di un'ora fatto da me nel ricevere un coro di Palma di Maiorca a Montpellier. Visto la ristrettezza dell'ambiente non ho potuto fare granché, ma spero che, in ogni caso vi darà un'idea del luogo.

sabato 6 giugno 2020

LA LIBERTA'

La settimana scorsa sono passato sul blog di Stefano (cliccate qui) ed ho trovato un testo che mi ha fatto pensare a quando io ponevo una strage di questioni a mio padre. Nel leggere anche i vari commenti ho scoperto che si trattava di una canzone di Antoine e quindi ho fatto delle ricerche.
Il cantante francese, se chi mi ha informato, non ha fatto errore, sembra l'abbia scritta durante il festival di Sanremo del 1967 dove cantava in coppia con Gian Pieretti la canzone "Pietre" (si sono qualificati ottavi). Vi ricordate: " Sei bello, ti tirano le pietre ecc; ecc."
Era il festival dove Luigi Tenco e Dalida presentavano "Ciao amore ciao" che non fu ammessa in finale. Tenco rientrò all'albergo e si suicidò. Del resto, anche Dalida si suicidò anni dopo.
Torniamo a noi, il testo mi è talmente piaciuto che ho preso una decisione quasi suicidaria ed ho registrato la canzone su un piccolo diaporama di Venezia visto che sono felice ogni volta che ci vado.
Non è che il risultato sia eccezionale per alcune cause : la principale è che la tonalità non è adatta a me (voce di tenore1), il materiale di registrazione non è certo quello di una sala adatta e, per finire, senza accompagnamento musicale.
Spero solo che non mi comparerete ad Antoine e che non mi tirerete delle pietre.
(Alzate un po' il volume)



lunedì 1 giugno 2020

75° DOGE - LEONARDO LOREDAN (1501 - 1521) - SECONDA PARTE


Eravamo rimasti al fatto che Venezia stava perdendo, poco a poco, i suoi domini. Venezia piange ed il doge cosa fa ? Pensa di assicurare al figlio Lorenzo la carica di procuratore, sborsando 14.000 ducati. Naturalmente sono sempre i vecchi Nobili a fomentare le lamentele contro il suo strapotere. E, senz'altro, a far trovare alle "statue parlanti" del Gobbo di Rialto (il Pasquino Veneziano) ed al Marocco delle Pipone, dei libelli contro il doge. Sono le prime "pasquinate" che appaiono sulla laguna anche se non così incisive come le romane. Rappresentavano Venezia accompagnata da San Marco che si lamentava alla presenza del doge e l'accuratezza del libello dimostrava chiaramente che non era opera del popolo. Sotto il ritratto del Moredan si leggeva : "Io non me ne curo , purché io ingrassi il mio fiol Lorenzo" e sotto : "E ti sarà tajada la testa come a Marin Falier, olim principe veneto pro crinibus decapitato".
L'astio tra le famiglie patrizie della città si acuisce, si diffonde a macchia d'olio nell'entroterra. Non appena Venezia si trova isolata dalla Lega di Cambrai, l'araldo del re di Francia getta ai piedi del doge il guanto simbolico della sfida e Giulio II, come ai tempi di Sisto IV, lancia la scomunica contro la Repubblica che, come al solito, la respinge, rinnovando davanti le porte di S. Pietro la propria protesta contestando l'interdetto.
Arriva però la sconfitta di Agnadello, che provoca la perdita della Lombardia, noncgé di Verona e Vicenza; grande terremoto nel Veneto, dove le classi dirigenti di varie città si schierano per la Francia o l'Imperatore. Venezia piange ed una canzonetta francese del tempo cita :
Venise suis la désolée
mise ne pleur et en douleur ...


alla quale fa eco una italiana :


Un gran tempo ho prosperata
e vivuto in santa pace
in gran pena son cascata
tra le reti, lacci e face ...


Il romagnolo Betuzzo di Cotignola, scrive :

Mora, mora Veniciani
mora 'sti arabiati cani.

Ma Venezia non può morire. Se nelle città dell'entroterra i gentiluomini non amano Venezia, il popolo parteggia per San Marco, simbolo della Repubblica. Mentre l'aristocrazia lagunare piagnicula, la rinascita viene dal basso. A Treviso il popolano Marco Pellizzaro prende in mano la situazione e si oppone all'imperatore. E' un incitamento alla riscossa che arriva fino a Venezia; il doge si risveglia dal suo lamento, riaccende la fede di vivere e nei cittadini il proposito di emulare i loro predecessori per difendere la propria patria.
Padova è assediata dall'Imperatore Massimiliano, ma i padovani comprano armature per essere pronti. Venezia instaura nuove tasse, si ricorse a prestiti, si fecero fondere delle argenterie, depositate alla Zecca dai cittadini, ecc. ecc. e riesce a formare un esercito comandato dai due figli del doge che voleva partire anche lui, ma per motivi di salute fu convinto a restare a Venezia.
Massimiliano è costretto a togliere l'assedio e tornarsene in Germania e tutta Venezia fu in festa. Lo stesso Giulio  si rese conto allora che la Serenissima era un baluardo difensivo contro lo straniero e avrebbe potuto essere un'alleata per l'autonomia dello Stato Pontificio contro la dominazione francese.

Alla prossima puntata

Una nota florale. Quest'anno (forse a causa del minor inquinamento dovuto al confinamento ?) le piante si sono rimesse in forma. Era almeno tre anni che non vedevo la Bouganville così fiorita.




sabato 23 maggio 2020

GUIDA SEGRETA DI MONTPELLIER E DINTORNI - 6

Quando i Mercedari riscattavano i cristiani catturati



L'origine di quest'ordine si può far risalire ad una visione del prete Pierre Nolasque di stanza nel Languedoc e che ebbe anche il dominicano spagnolo Raymond de Peñafort, la stessa notte del primo agosto 1218. La Vergine Maria circondata da angeli apparve ad entrambi, ordinando loro di consacrarsi alla salute ed alla libertà dei loro fratelli prigionieri, a costo di diventare ostaggi in cambio di un alto numero di liberazioni.
Sino alla metà del XIX secolo, i preti "de la Merci (Ringraziamento)" o Mercedari, hanno riscattato ai Mori dei cristiani catturati dai pirati barbareschi.
Nel Medioevo, i mussulmani occupavano l'Andalusia nel loro regno di Granada e il Mediterraneo era solcato da dei pirati barbareschi che vendevano i loro prigionieri come schiavi in Africa del nord, o li scambiavano contro un riscatto. L'ordine religioso per la Redenzione dei prigionieri, detto anche ordine della Merci, sorto a Barcellona, si consacrò sin dal 1218 al riscatto dei cristiani catturati dagli infedeli, Mori e Turchi. Jacques I d'Aragon appoggiò la creazione di questo ordine, presente a Montpellier dal 1239, che mantenne la sua attività durante più secoli, aiutato dalle questue dei Penitenti Bianchi (laici), ordine vicino ai Mercedari. Il solo vestigio locale di questi ultimi è la chiesa di Sainte-Eulalie che si trova nelle Rue de la Merci nella discesa del Puy Arquinel (oggi il Peyrou). I padri de la Merci vi avevano un convento distrutto nel 1562 durante le guerre di Religione e che fu quindi sostituito nel 1741  da un nuovo convento del quale l'attuale chiesa Sainte-Eulalie era la cappella.
Durante le guerre di Religione, dei laici pregavano in una grotta sotto la Canourgue. Negli anni 1930, in occasione di lavori sui suoi muri di sostentamento, si scoprì proprio sotto la piazza de la Canourgue, una porta Luigi XIII. Dava accesso ad una grotta abbastanza grande, dove i Penitenti Bianchi, un ordine cattolico laico, si riunivano all'inizio del XVII secolo. Il motivo ? La loro chiesa Sainte-Foy, distrutta nel corso delle già citate guerre, era diventata un cimitero. Fu ricostruita solamente nel 1626. Durante tutto il tempo precedente, i Penitenti Bianchi presero l'abitudine di riunirsi presso dei privati. All'inizio del XVII secolo, la confreria si ritrovava alla "Canorga" la residenza dei canonici, oggi tribunale dei probiviri. Essa si riuniva anche in questa grotta che faceva allora parte dello spogliatoio dei canonici e serviva da rimessa … ormai murata.
Alla prossima.

Due foto attuali

Place de la Canourgue

Il tribunale dei probiviri

domenica 17 maggio 2020

UN POST DI INTERVALLO

Nell'attesa di preparare altri post più inerenti al mio blog vi lascio un clips risalente al periodo del confinamento. Personalmente trovo che, a parte l'allargamento del perimetro intorno alle città e il non obbligo di compilare l'autocertificazione, nulla è cambiato : obbligo di distanza di sicurezza, mascherina per i mezzi pubblici od anche solo per passeggiare, niente sport collettivo (piscine e palestre sono chiuse) ecc.
Il colmo è che se si esce in bicicletta sulle piste ciclabili non si può uscire tra amici. Bisogna tenere una distanza di sicurezza rispetto a chi ci precede e mi chiedo come potrei fare per sorpassare una persona più lenta a pedalare oppure con una che arriva in senso inverso (d'accordo è solo un attimo di vicinanza, ma...).
Si vede che i vari decreti sono presi a tavolino da persone che non praticano degli sport e mi chiedo se il tennis sia permesso. I due avversari sono ben oltre la distanza di sicurezza prevista, ma raccolgono le palline e se le rilanciano. E se sono piene di virus ? (scherzo).
Buon deconfinamento a tutti voi.



lunedì 11 maggio 2020

GUIDA SEGRETA DI MONTPELLIER E DINTORNI

I PENITENTI BIANCHI CREANO LA MUTUA DEI POVERI



Questo ordine laico, la cui carità verso i poveri fu la più grande missione, è all'origine della Mutuelle Sainte-Foy creata nel 1880.
Sin dalla sua creazione nel 1230, la confreria dei Penitenti Bianchi si era consacrata alla preghiera ed all'aiuto degli indigenti. L'epoca è quella dell'inizio delle epidemie e Montpellier, capitale della medicina, contava numerosi ospizi ed asili per le cure dove si intassavano i poveri. La carità dei Penitenti si fa attraverso la preghiera per il saluto delle anime, ma anche con le visite agli ammalati. Questi cattolici laici partecipavano monetariamente secondo i propri mezzi. Il denaro così raccolto finanziava le cure o l'acquisto di cibo per i malati e le persone anziane nell'incapacità di lavorare, oltre che alle spese dei funerali.
La confraternita aiutava anche, segretamente, i poveri detti "vergognosi" (donne abbandonate da un marito, ragazze madri o persone il cui statuto interdiva di chiedere dell'aiuto.
Per mantenere il segreto fino alla fine, i conti venivano bruciati una volta risolti i problemi. Nel 1880, questo aiuto venne trasformto in una Mutua Sainte-Foy, dal nome della prima cappella dei Penitenti Bianchi nella "rue Jacques-Coeur". La mutua esiste ancora sotto il nome di Languedoc Mutualité, ma non ha più legami con la Confreria.
La Confreria dei Penitenti Bianchi si sarebbe installata nel 1518 nella chiesa Sainte-Foy, l'edificio religioso più antico della città (XII secolo). Esistono ancora oggi una parte dei muri laterali e della facciata, la sacrestia nella quale si trova la placca della sua consacrazione riporta la data del 5 dicembre 1200. La chiesa, distrutta due volte, fu ricostruita tra il 1626 e il 1632. Contenente dei decori basati sui disegni di D'Aviler, la finitura dell'altare, il decoro teatrale della parte alta, il soffitto a compartimenti con dei quadri di Annibale Carracci, italiano nato a Bologna, (XVI - XVII secolo) e di Nicolas Poussin (XVII secolo) fanno di questa chiesa un monumento barocco eccezionale ed è dichiarata "monumento storico" sin dal 1995.
Al fine di nascondere l'appartenenza sociale, i Penitenti Bianchi indossavano una strana tunica bianca sormontata da un cappuccio bucato all'altezza degli occhi, delle maniche lunghe ed un merletto coprivano interamente le mani per evitare di distinguere l'operaio rispetto al notabile. Sino al XVIII secolo solo i piedi nudi del penitente erano visibili. Questa tenuta, chiamata "sacco" prende il suo nome dal "saq" portato dal re Davide in segno di penitenza,  come indicato nel Vecchio Testamento.