Malgrado l'avvertimento del fratello, suo predecessore, si verificò una cosa mai successa prima. La nomina di due membri della stessa famiglia, uno dopo l'altro. Quindi Agostino, fratello minore, successe a Marco dopo un conclave piuttosto dibattuto per questo motivo. Ben cinque scrutini prima di arrivare alla decisione. Agostino aveva quale maggiore antagonista, il procuratore Bernardo Giustinian, molto in vista ma vecchio ed ammalato. Fu lui stesso a ritirare la sua candidatura ed, anzi, appoggiare l'elezione di Agostino dicendo : "Voi siete magnifico, ed ora sarete serenissimo". Quindi, il 30 agosto 1486, Agostino Barbarigo fu nominato doge.
Nato verso il 1420, era molto ricco con un patrimonio di 70.000 ducati ( pari a poco più di 500.000 euro che in quel tempo avevano sicuramente un altro valore visto i costi della vita attuali) ed un passato glorioso come militare nella guerra di Ferrara oltre a essere governatore di Padova, Verona, Capodistria e diventando procuratore solo quando il fratello maggiore fu nominato doge.
Visto le dicerie che davano la sua elezione al fatto di essere eletto "in memoria di Marco", Agostino si irritò e quando fu insignito del corno ducale, se lo tolse dicendo che se quella nomina la doveva al fratello e non per meriti personali, era pronto a rinunciarvi. Fu ancora il Giustinian che salvò capra e cavoli.
In ogni caso, la sua nomina fu accolta con favore dalla cittadinanza e quindi accorse per raccogliere le monete lanciate dal doge, tanto che cinque bambini rimasero schiacciati dalla folla.
Il disappunto per la sua nomina continuò a circolare in Venezia a causa del risentimento dei patrizi (vecchie famiglie) che non vedevano di buon occhio la perdita della loro predominanza. In modo particolare, come fomentatore, il figlio del vecchio Bernardo Giustinian, Lorenzo. A calmare il gioco (per modo di dire) fu lo stesso doge che in una riunione del Maggior Consiglio riuscì, con persuasione, a mettere la pace e la concordia, tanto da far piangere molti patrizi presenti, commossi dalle sue parole.
Malgrado tutto egli aveva uno spirito autoritario e vanitoso. Lo dimostra il fatto che, quasi come un dittatore, volle restaurare il suo appartamento nel Palazzo Ducale dove andò ad abitare pur essendo vedovo di Elisabetta Soranzo, con il suo stemma e le sue iniziali scolpite dappertutto : sui portali, sugli stipiti delle finestre e sui caminetti. Inoltre pretese il baciamano da chiunque lo avvicinasse, con tanto di genuflessione. Nessuno protestò ed egli si fece ritrarre da Giovanni Bellini ai piedi della Madonna, cosa che bloccò qualsiasi iniziativa dei suoi detrattori.
Non solo, il primo agosto 1491, il capo del Consiglio dei Dieci, Benedetto Pesaro, venne condannato per abuso di autorità, mentre Agostino continuava a fare il doge in veste di monarca e gli andò bene. La sua fortuna cominciò quando Caterina Cornaro, dopo la morte del marito e del figlio, fu "forzatamente" convinta a cedere il possesso dell'isola di Cipro a Venezia, grazie ai "consigli" dati da suo fratello Giorgio inviato proprio per convincerla. Fu ricevuta a Venezia il primo giugno 1489 ed il doge era ad attenderla a San Nicolò del Lido con il Senato e le nobildonne per accompagnarla con il Bucintoro ed un corteo di barche sino al Palazzo Ducale. In cambio ottenne una pensione annua di 8.000 ducati, un palazzo sul Canal Grande ed il feudo di Asolo.
Nel 1493, Beatrice d'Este, sposa di Ludovico il Moro venne a Venezia per rafforzare l'alleanza tra la Repubblica e Milano contro la calata in Italia di Carlo VIII. Fu meravigliata dal fasto con cui fu accolta e ne scrisse al marito i particolari. La visita fu il preludio alla lega stretta il 31 maggio 1495 con il Papa, l'Imperatore, il re di Spagna e Milano stessa, contro il re di Francia. Manifestazioni di Gioia, naturalmente in tutta Venezia.
Mi fermo qui e continuerò la storia di questo doge nel prossimo post. Non voglio affaticare i vostri occhi e passo ai :
MODI DI DIRE
Magnar a scota-deo
(Mangiare scottandosi le dita)
Mangiare una vivanda molto calda prendendola con le dita senza rispettare le convenienze. Con il tempo ha preso anche il significato di mangiare velocemente come si usa oggi pressati dal lavoro.

