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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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mercoledì 20 giugno 2018

ANCORA SUL CANAL GRANDE

Continuiamo a parlare del Canal Grande

In onore di Napoleone (sic) che aveva appena derubato, tradito e venduto la loro città, i veneziani innalzarono addirittura un arco di trionfo sull'acqua e, appena tornati sotto l'Austria, ne innalzarono due per l'arciduca Ferdinando che si degnò di visitarla "con soave benevolenza", come scrisse lo spudorato cronista Jacopo Morelli.
Bisogna però dire che il Canal Grande non era e non è ancora oggi solo per i vip, anzi, al contrario, le vere feste su questa via d'acqua sono quelle per i veneziani. Oltre al Redentore, alla vogalonga (oggi di moda) bisogna pensare prima di tutto alle regate comprese quelle delle donne e nella poesia di un anonimo si legge che lo spettacolo era migliorato per il fatto che "andava per l'aria  e cotoe", cioè si alzavano le sottane a causa del vento.
Le donne veneziane hanno sempre tenuto alla loro avvenenza. Se alzate lo sguardo mentre percorrete il Canal Grande, noterete, sopra i tetti delle case, molte "altane" e nel '400 e '500, si potevano vedere molte donne che, stoicamente, restavano immobili per ore ed ore (con il viso protetto contro l'abbronzatura, a quel tempo non di moda) inumidendo i capelli con un'infusione di acqua salata, soda e camomilla stendendoli al sole per renderli biondi. Alcuni maligni dicono che si usava anche dell'urina.
Pure nel matrimonio, il Canal Grande aveva la sua parte. Sfilata di gondole con gli sposi ed il giorno dopo la cerimonia, la sposa lo percorreva da sola in gondola. Guardandola la gente poteva comprendere come si era passata la prima notte di nozze ed il marito poteva avere maggiore o minore considerazione ma, ufficialmente, questo serviva perché la sposetta andasse a visitare le parenti che erano diventate monache. Bisogna però sapere che a quel tempo i conventi non erano come oggi. Casanova fu incarcerato solo perché aveva osato mettere due monache nel suo letto, quando una era permessa.
Altra storia che sembra scritta dal Boccaccio : gondolieri che vi portavano in un postribolo e che vi lasciavano nelle mani dei loro complici. Venezia contava (come dice il Sanudo) diecimila gondolieri e dodicimila prostitute su centomila abitanti.
Sul Canal Grande transitava anche la chiatta della Quarantia criminale dove il boia tormentava i colpevoli (anche solo per una bestemmia) con tenaglie arroventate, taglio della lingua, del naso, delle orecchie e delle mani fino ad arrivare tra le colonne della piazzetta dove finivano uccisi a colpi di mazza. I brandelli di carne venivano poi appesi nei campi e sui ponti della città per ricordare a tutti che con la giustizia non si scherza.
In ogni caso ci furono anche manifestazioni più festive per accogliere i "capitani da mar", i molti ospiti, reali o no, e i vari difensori della sovranità di Venezia. Un Vecchio adagio Veneziano dice : "aqua porta e porta via" e nel Canal Grande ne è passata molta. Venezia è ancora lì dopo secoli che molte persone la danno per morta.




Siamo alla fine del Canal Grande e si vede la bellissima chiesa della Salute


Un consiglio. Non scendete alla fermata "San Marco" ma alla successiva "San Zaccaria" perché vi perdereste la magnifica visione delle foto qui sotto.





Le prigioni dette "i piombi" anche se le celle peggiori erano quelle a livello dell'acqua. Con l'acqua alta venivano allagate e diventavano il regno delle "pantagane" (ratti d'acqua)



MODI DI  DIRE



Salvite Zeminian, che el caso se bruto!
(Salvati Geminiano, che il caso è brutto)

E' un avvertimento in caso di pericolo imminente. Deriva dal fatto che era programmata la demolizione della bella chiesetta di San Geminiano per ridurre ad abitazione sovrana le Procuratie Nuove ed avere quindi lo spazio per costruire le scale di accesso (quelle che oggi conducono al Museo Correr). Malgrado che i Veneziani fossero contrari, il tempietto del Sansovino fu demolito ed oggi resta soltanto una memoria dell'antica facciata nel pavimento antistante l'entrata del suddetto museo. I Veneziani dell'epoca crearono quindi il detto che ancora oggi viene utilizzato.