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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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giovedì 4 dicembre 2014

VENEZIA

Nel dirigermi verso un luogo, che vi presenterò qui di seguito, sono passato davanti al "VECIO FRITOLIN". Il locale non ha più niente di quello che era ai miei tempi quando all'interno c'era un grande banco e dei caldieroni di olio bollente. Si sceglieva il pesce che veniva fritto al momento e veniva servito in un cartoccio. Oggi, anche se hanno conservato la dicitura "Osteria" (italianizzando il veneziano "ostaria"), è piuttosto uno snak-bar.

Ecco il luogo di cui vi parlavo. Ci troviamo in Corte dei Mercanti e questa è la porta della casa dove sono nato io nel lontano 1942 (al primo piano). La porta non è più la stessa ed all'interno, sempre al primo piano, hanno suddiviso lo spazio che occupavamo noi ed hanno fatto due appartamenti.


Dando le spalle alla porta, sulla sinistra, c'è questo canale che prende origine nei pressi di San Giacomo dall'Orio. Questa volta ho avuto la pazienza di aspettare il passaggio di una gondola.


Sempre dando le spalle alla porta, sulla destra, si trova il "Ramo terzo Carminati e non vi dico quante volte l'ho fatto di corsa giocando con i miei amici a rincorrerci. In quegli anni non c'erano TV, telefonini, I-Phone, PC e I-Pad ecc.... Si giocava all'aperto inventando anche dei giochi per l'occasione. Chi si ricorda oggi di "massa e pindolo" oppure del "taco" o del "scioco" (ve ne parlo più sotto al posto dei "Modi di dire"). La mia non  è nostalgia dei tempi passati, perché penso che ogni progresso, tecnico o morale, porti i suoi frutti se lo si usa con discernimento.


I GIOCHI DEL MIO TEMPO

1 - "MASSA E PINDOLO"
Ho recuperato questa foto da Internet. Normalmente lo si costruiva con due pezzi tratti da un manico di scopa, prima che le nostre madri la gettassero dopo un lungo uso ed utilizzando gli attrezzi che prendevamo in prestito (lol) dai nostri padri o nonni.
Scopo del gioco era di battere con la" mazza" sulle parti appuntite per far saltare in aria il "pindolo" e colpirlo in volo mandandolo il più lontano possibile. Chi arrivava ad un punto prefissato con il minor numero di colpi, vinceva il gioco. Unico inconveniente, ogni tanto, qualche vetro delle finistre attorno volava in frantumi. Un antenato tra golf e baseball?

2 - "EL TACO"
Si prendeva un tacco di scarpa (possibilmente nuovo) sul quale si piantavano delle puntine da disegno. Si poneva ad una certa distanza un cumulo di figurine (famose le Panini) e con il "taco" si doveva farne uscire il più possibile da un cerchio disegnato con il gesso attorno ad esse. La variante del "taco" si chiamava "tega" che alcuni di noi (io compreso) si creavano per essere più competitivi. Si ritagliavano diversi cerchi di cartone che si bloccavano poi tra due dischi di metallo, molto più scorrevoli delle puntine da disegno.

3 - "EL SCIOCO"
Si mettevano delle biglie, in un primo tempo di terracotta e successivamente di vetro, in circolo ed una volta definita la distanza, si doveva centrarle con un'altra biglia per guadagnarle tutte. Con l'avvento delle biglie in vetro avevamo creato un diverso sistema: il giocatore dava le spalle al cerchio di biglie e, facendo rimbalzare la sua contro un gradino di marmo, doveva colpire il cerchio per vincerle tutte. In questo caso il gioco si chiamava "scalineto" (piccolo gradino).

PS - "scioco" si pronuncia "s-cioco"