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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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venerdì 4 agosto 2017

58° DOGE - LORENZO CELSI (1361 - 1365) - PARTE PRIMA



Alla morte di Giovanni Dolfin ci fu un non lungo conclave che durò solo quattro giorni e quindi Lorenzo Celsi entrò in carica il 16 luglio 1361. Aveva sui cinquant'anni ed una carriera politico-militare : più volte Savio, ambasciatore presso l'imperatore Carlo IV, podestà di Treviso, capitano in Dalmazia ed Istria. Non veniva da una famiglia di prestigio ma si era arricchito commerciando assieme a Giorgio Corner che egli amava come un fratello. Il padre, Marco, ottenne un posto di riguardo solo dopo l'assunzione al dogado del figlio; divenne Procuratore ed una leggenda dice che non portasse rispetto alla maggiore autorità del figlio e che evitava di portare dei cappelli per non doversi scoprire al passaggio di Lorenzo. Quest'ultimo allora fece apporre una croce sul corno ducale in modo che il padre, per rispetto all'insegna di Cristo, doveva inchinarsi ogni volta che lo incontrava.
La notizia della nomina gli fu portata da dodici patrizi con funzione di ambasciatori che lo accompagnarono a Venezia su quattro galere cretesi. Arrivato a Palazzo Ducale pare abbia detto: "Fides tua te salvum fecit" mettendo subito in mostra un aristocratico comportamento all'insegna della raffinatezza e dell'originalità, comportamento nel quale lo seguì la dogaressa, una certa Maria di ignoto casato.
Era di bell'aspetto e di fisico robusto, un brillante cavaliere e uomo d'arme,  che amava rompere lance nei tornei ed aveva quello che i francesi chiamano "le physique du rôle" con portamento diverso dai predecessori. Andava alle funzioni vestito di bianco, per devozione alla Vergine mentre i precedenti dogi erano vestiti di rosso e gli piaceva cavalcare per la città creando attrno a sé una sorta di culto della personalità, pecca che gli sarebbe costata cara in seguito.
Lorenzo Celsi fece di tutto per dare un tocco di signorilità a Venezia cercando di nascondere la crisi economica di fondo che la città stava attraversando. Lo stesso Petrarca decise di viverci tra il 1362 e il 1368 e, a compenso del dono di alcuni suoi libri alla biblioteca di San Marco, gli fu concessa una bella casa sulla Riva degli Schiavoni, il palazzo Molin.
Magnifiche furono le accoglienze riservate al Duca d'Austri ed al re di Cipro e sfarzosissime le feste organizzate per la represione dell'ennesima insurrezione scoppiata a Creta. Le troppe e continue tasse a carico di questo dominio inasprirono i sessanta feudatari che sostituirono il duca Veneziano con uno dei loro (Marco Gradenigo) ed il gonfalone di San Marco con l'insegna di San Tito, protettore dell'isola. Dopo inutili trattative, Creta restò sulle proprie posizioni e nominò capo Leonardo Gradenigo, monaco di religione ortodossa, soprannominato "il Calogero" (il bel vecchio). Venezia inviò la flotta al comando di Luchino del Verme che, sbarcando in pieno assetto di guerra represse la rivolta e fece decapitare il Calogero mentre altri ribelli riuscirono a scappare.

FINE DELLA PRIMA PARTE

MODI DI DIRE

- Che ora ze?
- Ze l'ora de geri a 'sta ora
(- Che ora é? - E' l'ora di ieri a quest'ora)

Botta e risposta in un momento di buonumore.