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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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mercoledì 10 giugno 2015

12° DOGE - GIOVANNI I° PARTECIPAZIO (829-832)


E' il fratello del precedente Doge di cui era il co-reggente ed avrà un governo breve ed inquieto perché in preda a continue cospirazioni. E' sotto il suo dogado che viene terminata e consacrata la chiesa di San Marco esaudendo così il desiderio del fratello.
Il primo ad attaccarlo è Obelario (ve lo ricordate?) che, liberatosi dall'esilio di Costantinopoli dopo 20 anni, sbarca con uno sparuto gruppo di fedelissimi a Vigilia, città ora scomparsa, a ridosso delle barene di Malamocco. Giovanni interviene con prontezza: distrugge Malamocco, favorevole all'invasore, e, portatosi su Vigilia, cattura Obelerio che fa decapitare. La sua testa mozza fu prima esposta a Malamocco e poi a San Martino, al confine con il resto dell'Italia.
Scoppia allora una rivolta interna ad opera di alcuni notabili vicini al casato dei Partecipazio. Giovanni fu colto impreparato perché ordita da persone di cui si fidava. Dovette scappare rifugiandosi tra i Franchi, ben accolto da Lotario mentre sul trono si sedeva il tribuno Caroso che non resse più di sei mesi.
I Partecipazio sobillarono una rivolta a San Martino di Strata e marciarono sul Palazzo Ducale. Caroso venne accecato ed espulso ed i complici inviati al patibolo.
Giovanni ritornò al potere, ma, nell'836, altri nobili guidati dai Mastalici, lo arrestarono mentre usciva dalla Chiesa di San Pietro in Olivolo. Gli rasero barba e capelli e lo obbligarono a farsi chierico a Grado.
Almeno lui ha salvato la pelle.