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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
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mercoledì 28 ottobre 2015

26° DOGE - PIETRO II ORSEOLO (591 - 1009)



Nel marzo del 991, deposto Tribuno Menio, l'assemblea popolare elesse doge Pietro II Orseolo, il quale prima di essere eletto andò a trovare suo padre nel monastero di Cuxa il quale, sembra, gli disse : "So per certo, figlio mio, che sarai doge e ti coprirai di gloria" dandogli anche alcuni consigli di condotta. EffettivamentePietro fu il doge più autorevole di quei tempi a cavallo del fatidico anno Mille che invece di essere quello della fine del mondo (Mille e non più Mille) fu per Venezia l'inizio di una nuova era.
Circa trent'anni, sposato con una certa Maria non meglio identificata, mise in mostra da subito una notevole capacità diplomatica bilanciando tra i due imperatori dei bizantini, Basilio e Costantino, che nel 992 gli attribuirono una "Bolla d'oro" che permetteva ai mercanti veneziani dei vantaggi superiori a quelli dei concorrenti Amalfitani e Pugliesi. Questo naturalmente aveva una contropartita e cioé l'appoggio miltare contro gli Arabi, anche se Pietro concluse pure con quest'ultimi dei favorevoli trattati.
Nel luglio del 992 ebbe da Ottone III (aveva docici anni) la conferma dei benefici feudali esercitando quindi su di lui una notevole influenza di cui seppe approfittare.
Quando Ottone III scese in Italia  nel 996, il doge gli mandò incontro degli ambasciatori per rendergli omaggio ed il giovane, ormai sedicenne, di fronte a questa gentilezza, volle tenere a cresima il figlio del doge, un Pietro anche lui, di appena un anno. La cerimonia si svolse a Verona ed in onore del padrino fu cambiato il nome del cresimando in Ottone. Il doge ottenne il diritto sul Sile e sul Piave con l'apertura di tre nuovi mercati.
Nel 998 Ottone si trovava a Ravenna ed espresse il desiderio di rivedere il figlioccio. Pietro glielo invio su un natante con scorta adeguata e molti doni. In compenso ottenne un diploma che gli permetteva l'estradizione di chi avesse suscitato sommosse. Inoltre, chi avesse provocato tumulti o si fosse presentato armato in Palazzo Ducale sarebbe incorso in un'ammenda di venti libbre d'oro o la morte.
Ottone voleva tenersi buoni i veneziani per arrivare al suo chimerico disegno di far rivivere la grandezza imperiale, mentre il doge guardava ai propri interessi.
Così nello stesso anno, con la mediazione dell'imperatore, Pietro riprese il potere su alcuni territori usurpati dal vescovo di Belluno intorno ad Eraclea. Ottenne inoltre in affitto il porto di di Villano sul Lemene importando così del sale esente da imposte e dei contratti di enfiteusi col vescovo di Treviso.
Nel 999, il 7 gennaio, Ottone rilasciò al doge un altro "diploma" che ratificava i nuovi confini dell'entroterra.
Ma l'azione più importante di Piero II Orseolo fu, sicuramente, la spedizione militare contro i Narentani (pirati slavi, gli stessi del "ratto delle Marie"). Mise a ferro e fuoco Lissa e costrinse i pirati a non continuare con i loro sopprusi. Ma i Narentani si rifecero sui Dalmati che chiesero la protezione di Venezia. Il doge, dopo aver chiesto l'approvazione di Bisanzio, partì il giorno dell'Ascensione dell'anno 1000.
Prima di partire ricevette due vessilli di guerra dal vescovo di Olivolo e dal patriarca di Grado con impresso per la prima volta il leone di San Marco all'insegna del quale condusse una poderosa azione contro i pirati, distruggendo le loro imbarcazioni ed inseguendoli sino nell'entroterra. Naturalmente, prima di attaccare si era guardato le spalle ottennendo un atto di obbedienza alla Republica Veneta da parte di Pola, Lesina e Curzola. Tutto questo condusse allo sterminio dei Narentani e Venezia ebbe il protettorato sull'Istria e sulla Dalmazia.

Il ritorno di Pietro II a Venezia fu naturalmente un trionfo e la flotta venne accolta con applausi e grida di giubilo da parte della popolazione Inoltre Ottone gli confermò il titolo di duca di Dalmazia e Bisanzio, da parte sua, applaude all'azione militare.
Questa impresa venne ricordata con una cerimonia di uscita in mare del doge nel giorno dell'Ascensione la quale dette poi origine allo "Sposalizio del mare" dove il doge gettava un anello d'oro nelle acque dell'Adriatico. Oggi ancora dei figuranti escono in mare con una copia del Bucintoro (il battello dogale) e ci si accontenta di gettare una corona.
Nell'aprile del 1001 Ottone esprime il desiderio di incontrare il doge essendo crollato il suo sogno di ricreare l'impero romano visto che è stato anche costretto a fuggire con il Papa Silvestro II. Spera quindi in Venezia per un'ultima azione. Arriva a Venezia nel cuore di una notte incontrandosi con il doge a San Servilio. Poi, separatamente, raggiungono il Plazzo Ducale ed in incognito può visitare la città. Ottone cerca di forzare la mano al doge che però comincia ad ostentare freddezza. Ottone gli concede, come segno di distinzione, di mettere nel berretto un filo d'oro e d'argento e di indossare una veste purpurea al posto di quella solita azzurra. L'imperatore accetta solo tre regali dal doge (tra tutti quelli offerti) e, sempre furtivamente, rientra Ravenna. E' chiaro che l'incontro rappresenta un chiaro successo per Pietro II.
Quindi Ottone si ritrova solo nella spedizione punitiva sulle città ribelli del sud. Prende Benevento, ma naturalmente Roma è fuori dalla sua portata. Risale al nord assieme al Papa e muore nel gennaio del 1002.
Pietro II ha intanto modo di coprirsi ancora di gloria riconquistando Bari ai Saraceni a favore di Bisanzio. Naturalmente l'imperatore gli concede di nominare coreggente il figlio Giovanni mentre all'occidente si installa Enrico II che, come Ottone, copre di gentilezze il doge. Il 16 novembre del 1002 viene confermato il titolo di duca dei Venetici e dei Dalmati e due anni dopo, Enrico II, sceso in Italia tiene a cresima l'ultimo neonato del doge, che prende lo stesso nome del padrino.
Durante questa euforia politico-religiosa trova una salda conferma la mitica figura di San Marco come protettore della città, divenendo addirittura il simbolo della potenza di Venezia.
Il problema è che con tutte le ricostruzioni subite dalla chiesa e dal palazzo dei dogi non si sa più dove siano finiti i resti dell'Evangelista. Si comincia allora a fare una serie di prehiere e di digiuni ed un giorno, durante le fervide preghiere, si apre una colonna ed appare un braccio del santo. Qualche miscredente dice che è stato un trucco per avere una sanzione celeste all'elezione del patrono.
Per non restare dietro Enrico IV, Costantino e Basilio (imperatori d'oriente) invitano i due figli di Pietro alla loro corte di Bisanzio e, all'occasione, a Giovanni viene data in sposa Maria (nipote di Basilio ed imparentata con la casa imperiale d'occidente). Le feste nuziali furono splendide e durarono tre giorni, ma i due fratelli per poter ripartire dovettero attendere il ritorno di Basilio che era andato a combattere i Bulgari. Giovanni ebbe il titolo di "patrizio" e, ritornato a Venezia con moglie e fratello, ebbe un'accoglienza trionfale. Feste grandiose si ebbero alla nascita di un bambino che venne chiamato Basilio come lo zio bizantino. Al massimo della gioa, Pietro II emanò un decreto di elargizione di 1.250 lire venete al popolo e quindi accrebbe la sua popolarità.
Oltre ai suoi impegni militari e politici egli non trascurò la ricostruzione della città : maggior splendore alla basilica di San Marco con pianta a croce greca e completamento della costruzione del Palazzo Ducale, restauro della chiesa di Santa Maria di Torcello e delle chiese della città di Grado che recinse anche di mura. Abbellì anche Eraclea con la costruzione di un palazzo ducale ribatezzando la città Cittanova.
Ma nel cielo passò una fulgida cometa che secondo le credenze del tempo annunciava delle sciagure. Venezia fu colpita dalla peste che in pochi giorni si prese Giovanni, Maria ed il nipotino Basilio. Per Pietro fu come se il mondo gli crollasse adosso e perse tutta la sua sicurezza malgrado che il figlio Ottone, 14 anni, fosse eletto coreggente e successore Altri figli e figlie avevano intrapreso la carriera ecclesiastica e quindi, in punto di morte, devolse al popolo numerose somme.
Morì nel settembre del 1009 ed anche se gli Orseolo si estinsero verso il XV secolo, solo suo figlio riuscì ad accedere al dogado.

Malgrado la lunghezza di questo testo, e su richiesta di alcuni amici, pubblico anche un modo di dire.

In realtà si tratta di uno sciolilingua :

Ti che ti tachi i tachi
tachime ti i me tachi.
Mi che taca i tachi a ti?
Tachite ti i to tachi.

si tratta di un dialogo tra due ciabattini.

Traduzione:

Tu che attacchi i tacchi
attaccami tu i miei tacchi.
Io che ti attacchi i tuoi tacchi?
Attaccati tu i tuoi tacchi.

26 commenti:

  1. Ma sai che questo scioglilingua esiste anche nel dialetto Milanese? E fa:
    Ti che te tachet i tac / tacum i tac a mi / mi tacat i tac a ti / ti che tachet i tac / tacheti ti i to tac / ti che te tachet i tac.
    Divertente, vero?

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    1. Certo, sinceramente non lo sapevo. Lo ricoppio e mi ci metto per pronunciarlo alla meno paggio (hihihi). Ciao.

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  2. Bonjour. Je ne savais pas qu'il y avait un dialecte milanais.
    Bonne journée, Elio.

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    1. Bonsoir Elisabete. Chaque région d'Italie a son dialecte avec de nuances pour chaque ville de la même région. Bonne soirée.

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  3. Un'altra interessante lezione di storia veneziana :)
    Poi io adoro i modi di dire che metti alla fine, come ti dissi mia nonna è veneta e quindi li leggo con la sua voce e... mi fanno sempre sorridere ^^

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    1. Grazie Maurizio. MI fa piacere quando un mio amico follower mi dice che lo faccio sorridere perché abbiamo così poche occasioni di farlo anche se io sono un ottimista e vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Il rapporto con mia nonna è invece "culinario" e nel PC ho ricopiato un centinaio di sue ricette scritte su un quaderno. Buon fine settimana..

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  4. Caro Elio, molto simpatico questo scioglilingua , specialmente in veneziano a me piace tanto.
    Ciao e buona giornata caro amico.
    Tomaso

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    1. Ciao Tomaso, visto dove sei nato e vissuto per un certo tempo non hai sicuramente problemi per conoscere il veneziano. Pensa che oggi ero dal veterinario per uno dei miei gatti con addosso una felpa di Animalisti Italiani e nella stanza c'era una signora che quando mi ha sentito parlare, mi ha detto:"Lei è Veneto?" La signora era calabrese, molto simpatica e ci siamo soffermati un po' a chiaccherare. E' proprio vero, noi italiani siamo dappertutto (hihihi). Un amichevole abbraccio.

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  5. Ma che Storia !!! Ma sempreTutto x il Potere....però interessante .
    A Venezia , io ricordo , gli Sposi arrivavano in gondola nei pressi della Chiesa .
    Sai se c'è ancora questa usanza molto suggestiva ???
    Non mi hai detto come stà Mirò . Un'abbraccio Amarmung . Laura

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    1. Ciao Laura. Aspettati di leggere altre storie per il potere anche per i prossimi 144 dogi perché, allora come oggi, la storia è sempre la stessa. Per quanto riguarda gli sposi, alcuni arrivano ancora in gondola, anche se una buona parte preferisce il motoscafo molto più veloce (possibilmente "Riva"). Se vai a Venezia vedrai sicuramente delle coppie orientali in abito da sposalizio farsi portare "de qua e de la" da un gondoliere.
      Mirò non va molto bene e la prossima settimana lo lasceremo tre giorni in clinica per controllare se mangia, beve e fa i suoi bisogni. Mia moglie ed io siamo nell'impossibilità di saperlo perché i nostri quattro gatti hanno self-service e 5 lettiere comuni. Ricambio l'abbraccio per tutta la famiglia.

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    2. Ma Elio , che romanticismo c'è farsi portare in motoscafo.....Vuoi mettere in gondola
      de qua e de la . A quanto pare , gli stranieri sono più attratti , giustamente dalla gondola.
      Altro che motoscafo , suppongo che " Riva " voglia dire come Mercedes x le auto .
      Tutta immagine......Gute Nacht Laura A.

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    3. Laura, i cantieri Riva erano e forse lo sono ancora i migliori costruttori di motoscafi diretti ai ricchi ed ai tassisti (che dopo diventavano ricchi visti i prezzi applicati). Scegliere il motoscafo è una questione di tempi, in modo particolare se poi il pranzo di nozze è previsto in un ristorante di una delle molte isole veneziane dove trasportare 200 invitati. In una gondola si sta al massimo in 10 e quindi ce ne vorrebbero una ventina + quella degli sposi. Gute nacht für deine familie auch.

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    4. Chiarissima spiegazione . E sì , i tempi sono cambiati . Danke .

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  6. Questo Ottone che dispensava diplomi a tutto spiano...

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    1. Certo Costantino, ma era solo per accrescere il potere e proteggersi da eventuali futuri nemici. Ciao.

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  7. Merci pour tes mots de soutien, Elio,
    J'espère que tu vas mieux après ton opération, je suis heureuse que cela ait pu te sauver d'un incident plus grave.
    Bien amicalement et bonne fin de semaine

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    1. Merci à toi Noushka. Tout va bien même si ce matin ma femme et moi on a été obligés de faire piquer un des nos chats. Bon WE.

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  8. Uma aula de sapiência. Gostei. Quase não conhecia nada deste episódio da História Veneziana.
    Gostei, Amigo.

    Calça o sapato no pé
    E dança sobre o tacão.
    Saberás, do coração,
    Do prazer ou dor que é
    Saltar e cair no chão.

    (Scarpe scarpa sul piede
    E ballare sul tallone.
    Saprete, il cuore,
    Piacere o dolore che è
    Salta e cadere a terra.)


    Abraço
    SOL

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    1. Sol, grazie per il tuo richiamare lo sciolilingua da me publicato. Il traduttore automatico non ha certo rispettato la rima, ma mi ha comunque dato l'idea del testo. Lo imparo a memoria e poi cercherò di dirlo correttamente. Mia moglie ha studiato il portoghese all'università e, malgrado il tempo trascorso, potrà aiutarmi per la pronuncia. Ricambio l'abbraccio.

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  9. Ciao Elio, leggendo la tua presentazione di questo Doge mi sembra che ne esca fuori una figura a tutto tondo ma posso essermi sbagliata; mooolto divertente lo scioglilingua. Buon fine settimana e un grande abbraccio !

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    1. Diciamo che ce ne furono altri di buona qualità, ma lui era in un periodo in cui Venezia non era ancora allo splendore, quindi sei nel vero. Sono contento che lo sciolilingua ti sia piaciuto e quindi ne pubblicherò altri malgrado che i testi sui dogi si allunghino sempre di più. Ricambio con piacere il grande abbraccio.

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  10. Artifice de obras como la Basilica.

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    1. Ciao Boris, ma queste erano le prime modifiche della basilica di San Marco. Vedrai quente ne avremo nel futuro. Buonanotte.

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  11. Leggerti è sempre un gran piacere, tra storia, cuirosità , tradizione e leggende...
    Lo scioglilingua non è lombardo?
    Non pensavo fosse veneto..
    Abbraccione Elio e felice serata di Halloween

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    1. Ciao Nella, avrai notato nel commento di Ambra (il primo) che lo sciolilingua esiste anche in milanese, ma, naturalmente nel libro che consulto è in veneziano. Sinceramente, mia moglie ed io non amiamo Halloween, come altre feste create solo per il consumo. Questa sera abbiamo chiuso porte e finistre per non essere disturbati. Buona domenica di Ognissanti.

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